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Zurigo, Expovina 2008

ZURIGO – L’immaginario collettivo della Svizzera rimanda in genere ad aspetti piacevoli quali la cioccolata, i bei pascoli verdi con mucche anche in colorazioni poco probabili (lilla vi ricorda niente?…), la mitica eroina locale Heidi e, perché no, da buon rappresentante del genere maschile, mettiamoci pure la bella e simpatica Michelle (Hunziker). Contrariamente Zurigo con un nome così duro e spigoloso, specialmente se letto in svizzero-tedesco (Zurich), mi aveva sempre dato l’idea di una città fredda, calcolatrice – sarà per le banche…- costantemente alla ricerca del tanto famigerato ordine delle cose. Cosa di cui mi sono dovuto ampiamente ricredere, traendo enorme gaudio dai weekend passati finora a zonzo per la città. Girovagando per le caratteristiche stradine della parte antica o sulle sponde del bellissimo lago, senza escludere le boutique della Bahnhofstrasse o i locali della Longstrasse (la zona a luci “rosse”), si percepiscono sensazioni contrastanti ma, al contempo, entusiasmanti; da un lato i tipici edifici mitteleuropei, i tram e l’estremo rigore, dall’altro l’effervescenza di una città cosmopolita con un alto tasso di residenti stranieri, con una ricca offerta di spettacoli di vario genere, con l’ampia scelta di locali (omo od etero che si voglia) e con i suoi eccessi come lo Street Parade, lo spettacolare tecno-carnevale che si svolge in agosto.

Dovendoci venire una volta al mese, “casualmente” una delle mie visite ha coinciso con l’edizione 2008 di Expovina, una fiera-mercato stile little vinitaly che dura la bellezza di 15 giorni (30 ottobre – 13 novembre), alla quale partecipano sia produttori che importatori per un totale di etichette superiore alle 4.000, da tutto il mondo. La location è spettacolare: una serie di battelli da turismo attraccati sulle languide acque del lago, tra il cuore pulsante della città da un lato e le dolci colline a cornice dall’altro, in compagnia di cigni e germani. L’organizzazione non è da meno: all’ingresso catalogo gratuito di tutti i vini presenti con tanto di prezzi, banchi d’assaggio molto funzionali nonostante lo spazio – lì per lì mi ha fatto strano vedere questi battelli, sui quali mi ero imbarcato in estate per un giro sul lago, attrezzati di tutto punto per ospitare i banchi d’assaggio magistralmente disposti su i due piani a disposizione – servizio continuo di bicchieri e ghiaccio, vari punti ristorazione, conferenze e, last but not the least, una bella lotteria con 1° premio di 900 e passa bottiglie!

Per onor di cronaca è doveroso un piccolo appunto all’organizzazione visto che, malgrado le numerose richieste inviate, non mi è stato rilasciato un accredito stampa (e nemmeno una risposta) nonostante l’ingresso fosse di soli 20 chf ovvero meno di 15 euro. Sicuramente sarà stata una distrazione…

Nel mare magnum (forse in questo caso è meglio dire nel lacus magnum) delle scelte possibili mi sono “sacrificato”, ahimé, per approfondire la conoscenza dei vini svizzeri. Muovendomi in parte a caso e in parte seguendo i suggerimenti di alcuni produttori, ho assaggiato principalmente pinot nero con variazioni su vitigni autoctoni e qualche passito (icewine), trascurando un po’ quella zona a noi più nota e cara che è il Ticino con i suoi merlot (spero di rifarmi nell’edizione primaverile).

Solitamente i vini svizzeri giocano più sull’eleganza, sulla beva piuttosto che sulla struttura e potenza anche se, ultimamente, non sono rari gli esperimenti di leggero appassimento – modello amarone – per irrobustire taluni vini. Con stile classico generalmente vengono definiti vini schietti, dai tratti decisi, rischiando di risultare a volte un po’ rustici, mentre con stile moderno vini più “ruffiani”, più morbidi e fruttati, nei quali è evidente un largo uso della barrique per assecondare una moda che – a detta di un commerciale – normalmente è qualche anno indietro rispetto all’Italia. Devo ammettere comunque di aver trovato la media dei vini piuttosto migliorata rispetto a lontane impressioni, segno di un deciso impegno e di una ferrea volontà dei produttori a perfezionarsi. Qualche difficoltà di comunicazione per la lingua (non tutti conoscono l’inglese) non ha precluso o sminuito la degustazione; come nell’amore, anche nel vino si finisce sempre con l’intendersi.

Lo “studio” pretendeva più sessioni ma il tempo è tiranno e purtroppo mi sono dovuto accontentare di un solo pomeriggio. Di seguito qualche assaggio che ricordo volentieri.

Il giro è iniziato con un paio di spumanti metodo classico di MAULER, azienda di quasi 200 anni con sede in un monastero benedettino a Môtiers di fronte al lago di Neuchatel, in particolare il Cuvée Excellance brut millésimée 2000 (pinot nero e chardonnay; 33,00 chf) si è rivelato una piacevole sorpresa, uno spumante vinoso dal buon perlage, con interessanti note di frutta secca, lieviti e miele. Un pizzico in più di acidità lo avrebbe reso più stuzzicante.

Proseguendo: BAUMANN WEINGUT (Oberhallau, estremo nord sopra Zurigo), Pinot Gris 2007 (pinot gris; 26,00 chf): naso di fiori e frutta bianchi, con un tocco di frutta esotica; in bocca convince di più rivelando una discreta complessità, quasi impercettibile la barrique, piacevoli la sapidità e una leggera astringenza quasi tannica. Pinot Noir Classique 2006 (pinot noir; 23,00 chf): tipico esempio dei loro pinot noir di taglio classico: colore scarico, naso delicato giocato più su spezie che su frutta; bocca austera ma di buona beva grazie all’acidità, interessante. “R” pinot noir 2006 (pinot noir; 32,00 chf): ovviamente non poteva mancare la versione moderna, per fortuna con un legno sapientemente bilanciato. Il risultato è una versione “potenziata” del classico, più morbida e speziata, con una buona lunghezza.

WEIN STAMM (Thayngen, nord-ovest della Svizzera), Emotion 2006 (pinot noir; 33,00 chf): di stile moderno, con parte dell’uva fatta appassire, evidenzia sentori di piccola frutta rossa e nera, leggera speziatura e vaniglia. In bocca inizialmente rotondo lascia man mano il passo ad una buona acidità, peccato per il legno ancora da digerire ed integrare. Hommage 2005 (pinot noir; 42,00 chf): di taglio più classico si dimostra piuttosto equilibrato ed elegante, di buona persistenza con piacevoli ritorni fumé e di carne cruda.

SAXER (Nussbaumen, Svizzera nord orientale), Nussbaumen Pinot Noir 2007 (14,90 chf): buoni sentori di piccola frutta rossa e nuances terrose; al palato è rotondo ed equilibrato, buona la speziatura e il finale. Kartause Ittingen Auslese 2007 (pinot noir; 15,60 chf): piacevole come il precedente, gioca più sulla finezza ed eleganza. Exclusiv Pinot Noir 2007 (17,50 chf): austero al punto giusto, non colpisce per i profumi ma in bocca dimostra carattere finendo piuttosto lungo.

LES FILS MAYE (sud-ovest della Svizzera), Fendant “Clos de Balavaud” (chasselas; 15,30 chf): la cantina propone un repertorio di vini decisamente vasto con alta percentuale di vitigni autoctoni e dall’ottimo rapporto qualità prezzo. Peccato non aver potuto degustare i rossi, simpatiche le etichette. Detto questo, il vino colpisce per la schiettezza, si rivelano precisi e netti gli aromi di frutta bianca e vegetali, senza orpelli superflui; in bocca mantiene la linea e la beva grazie ad una adeguata sapidità. Muscat du Valais “Les Laudes” 2007 (muscat; 19,40 chf): esprime bene la varietalità con i sentori tipici del moscato, ben evidenziati anche in bocca. Un leggero residuo zuccherino lascia sensazioni mielose sul finale. Johannisberg “Feuergold” 2007 (johannisberg; 16,40 chf): è un vino dalla spiccata aromaticità, con frutta e fiori gialli in risalto, la grazia e la sapidità invogliano a riempire nuovamente il bicchiere. Petite Arvine “Jean-des-Crêtes” 2007 (petite arvine; 20,80 chf): vino particolare poiché dolce, una via di mezzo tra un moscato ed un passito, l’equilibrio e la beva lo rendono molto piacevole. Ermitage “Le Mestral” 2007 (ermitage; 19,40 chf): come il precedente gioca il suo fascino su una dolcezza modesta ed una beva mai paga, su sentori di miele e frutta gialla. Gradevolmente lungo.

HAUBENSAK (confine nord orientale), Camelot 2005 (cabernet sauvignon e merlot; 26,00 chf): la “nordicità” di questo assemblaggio – solitamente tra i più scuri del panorama vinicolo – fa si che il colore sia di un tranquillo rosso rubino. Piuttosto varietale con ciliegia e note vegetali marcate, in bocca risulta un po’ carente di corpo come già premesso dal colore. St. Galler Spialamt Altstätten 2007 (alstätter spitöler; 13,90 chf): la leggenda narra che questo vino venisse somministrato ai malati in ospedale per alleviare le sofferenze, tanto che l’etichetta è stata disegnata ad hoc per richiamare la storia. Il vitigno dovrebbe essere un clone locale di pinot noir, si presenta rosso rubino tenue, con freschi sentori di ciliegia iniziali e una punta di inchiostro sul finale; in bocca scorre via piacevolmente. Mi sorge il dubbio che il sollievo fosse procurato più dalla compagnia delle infermiere, se carine come la ragazza al banco, che non dalle virtù del vino…Eiswein 2002 (42,00 chf 37,5 cl): profumi di miele, albicocca e muffa emergono da un quadro olfattivo ben più ampio, in bocca prosegue molto bene sull’equilibrio tra dolcezza ed acidità.

ZWEIFEL (produttori nel nord Svizzera e distributori di vini da tutto il mondo), Oberengstringer 2006 (malbec 60%, cabernet cubin 40%; 29 chf): alquanto ardito come uvaggio, un vitigno tipicamente argentino – malbec – con un ibrido che finora ignoravo – cabernet cubin – derivato dall’incrocio tra blaufrankisch e cabernet sauvignon. Convince per le note di frutta rossa, pepe ed altre spezie al naso; in bocca buona la morbidezza ma l’avrei preferito più lungo. Ocioto 2006 (pinot noir, regent, garanoir, marechal foch e leon millot; 19,80 chf): anche in questo caso devo denunciare la mia ignoranza visto che disconoscevo la maggior parte dei vitigni della cuvée. Vinificato in stile amarone, si veste di abito modello “Parker”, morbidone, con bella frutta rossa matura, vaniglia e leggera speziatura. Peccato che sotto l’abito viene meno “le physique du rôle” rimanendo corto.

JEAN-RENE’ GERMANIER (Vétroz, sud-ovest della Svizzera), Cayas 2006 (syrah; 35,00 chf): piccola frutta rossa e sottobosco, in bocca bell’equilibrio e sentori speziati in particolar modo di liquerizia, peccato per la barrique appena oltremisura. Champmarais 2005 (cornalin; 58,00 chf): interessante esempio di vitigno autoctono, si presenta con un elegante frutta rossa con spunti fungini, di spezie e sfumature d’incenso; buona la corrispondenza e la lunghezza. Amigne de Vétroz 2007 (amigne; 19,00 chf): altro vitigno autoctono, bianco e piuttosto aromatico, che si presta anche un buon invecchiamento. In questa versione, dolce vendemmia tardiva, esprime un bel bouquet di frutta – albicocca e agrumi canditi in evidenza – e fiori gialli, a seguire note di muschio e salgemma; in bocca conferma le qualità continuando con una giusta acidità. Mitis Reserve 2004 (amigne; 29,00 chf 37,5 cl): in versione icewine accentua quanto già descritto per la vendemmia tardiva aggiungendo una piacevole nota affumicata. In bocca rimane un po’ impegnativo per una dolcezza non ben supportata dall’acidità.

CANTINA SOCIALE MENDRISIO (Mendrisio, sud della Svizzera, al centro del Cantone Ticino), Tenuta Montalbano Merlot Riserva 2005 (31,40 chf): l’unica cantina assaggiata del Ticino ha proporzioni considerevoli contando il milione di bottiglie mediamente prodotte ogni anno. Il vino di punta è un bell’esempio di merlot svizzero, garbato, con note varietali ben definite; in bocca denota un certo rigore rimanendo comunque morbida, merito di tannini fini e di un uso corretto del legno.

PROVINS MAITRE DE CHAIS (Sion, Svizzera sud occidentale), Amigne Douce de Vétroz 2005 (18,90 chf 37,5 cl): sarà perché ho un debole per i vini dolci ma, a chiusura di questo veloce e breve viaggio sui vini Svizzeri, insito volentieri su questo vitigno che mi ha particolarmente interessato. Di equilibrata dolcezza, evidenzia sentori vegetali, miele e frutta esotica; finendo lungo e armonioso.

L’impressione generale è stata che la realtà vitivinicola svizzera è molto più ampia di quello che, abitualmente, crediamo o conosciamo; le singole aziende diversificano molto la loro produzione, consapevoli del patrimonio ereditato dai numerosi vitigni autoctoni, portando sul mercato un numero complessivo di etichette davvero considerevole. Compiaciuto di questa scoperta attendo trepidante la prossima “sessione” primaverile…

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