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Il cabernet “autoctono” marchigiano Boccadigabbia: Akronte

Boccadigabbia panoramaTredici annate di un vino cabernet sauvignon in purezza, dalla 1992 alla 2010. Niente fuori posto, potremmo pensare, ma se ci troviamo nelle Marche un vago senso di stranezza ci pervade. Come a dire, cosa c’entra? Ma se poi scopriamo che in questi terreni la Francia fece da padrona, allora tutto acquista un altro senso ed anche la territorialità ci sembra messa al riparo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASiamo sulle colline che affacciano sul mare Adriatico, ad una manciata di chilometri da Civitanova Marche. L’azienda si chiama Boccadigabbia, un ex podere che faceva parte dei “cento” della Tenuta Bonaparte, dove già dal 1800 si allevavano vitigni come il cabernet ed il merlot. I vini ottenuti da queste terre servirono a Napoleone III per risollevarsi da un momento finanziario particolarmente funesto, che lo portarono al commercio, in Inghilterra, di questi prodotti. La famiglia Alessandri, titolare ancora oggi di questa realtà, acquistò la tenuta nel 1956 proprio da Sua Altezza Imperiale il Principe Luigi Girolamo Napoleone Bonaparte, ultimo pretendente alla Corona Imperiale.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’azienda, 23 ettari vitati, è oggi formata da due tenute: il podere Boccadigabbia, a Civitanova Alta, dove vengono allevati vitigni internazionali, e la Tenuta Villamagna sulle colline di Montanello, a Macerata. Qui si coltivano uve autoctone come verdicchio, malvasia di Candia, sangiovese, montepulciano e ribona, varietà a bacca bianca molto rara presente soltanto nelle Marche, per un totale di appena 100 ettari vitati.

Dalla ribona Boccadigabbia produce un’unica etichetta, Le Grane Colli OLYMPUS DIGITAL CAMERAMacerateri Ribona Doc, ottenuta dall’antica tecnica che prende il nome di “fare le grane”, resa moderna dal titolare Elvidio, che procede con una seconda fermentazione ottenuta aggiungendo uva diraspata intera e leggermente surmatura. Abbiamo assaggiato la 2014 che si è presentata con un naso fine, inebriante, di fiori bianchi e frutta ben maturata. Al palato carnosa, con un’acidità non troppo spiccata, che la rende più adatta a carni bianchi, che a pesci, soprattutto se in ballo ci sono le cruditè. Il prezzo è più che ammiccante: 6 euro in cantina per il pubblico finale.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMa torniamo al motivo della visita in azienda: la verticale di Akronte, il re di Boccadigabbia, che affina 18 mesi in barrique mai usate, anche se, con l’arrivo del nuovo consulente esterno, l’enologo Emiliano Falsini, dalla 2010 sono entrate in gioco barrique di secondo, terzo ed anche quarto passaggio, per alleggerire il carico apportato dal legno.

Di queste tredici annate (’92, ’93, ’94, ’96, ’97, ’98, 2000, ’01, 04, ’05, ’07, ’08 e ’10) hanno fatto breccia nel cuore la ’92, la ’96, la 2000, la 2007 e la 2010, anche se ciò che è emerso, in linea generale, è stata una buona attitudine all’invecchiamento, che denota un vino per il quale lo scorrere del tempo è più che cosa buona e giusta.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’annata 1992, quella che in assoluto ha riscosso più consensi, è una vecchietta arzilla che ancora ha da far divertire. Al naso esplode la frutta affiancata dalle note speziate che danno freschezza al vino. In bocca è avvolgente, muscolosa, di grande profondità. L’alcol si fa sentire senza però infastidire, a riconferma di un’annata calda, ma dai notevoli risultati.

La 1996, più fine della precedente, con un frutto meno marmellatoso, e poi pepe, garofano. All’assaggio turgida, complessa. Qui il legno si avverte nel tannino leggermente scorbutico, unica nota stonata di questo assaggio.

La 2000 dai profumi evoluti, ma piacevoli, che ricordano conserva di frutti di bosco, il cioccolato, il pan di Spagna. In bocca carnoso, con un’entrata esplosiva, che lascia un po’ di amaro in bocca per il suo non durare troppo a lungo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa 2007 con un naso meno esplosivo che in quelle precedenti, balsamico e floreale, e di rara eleganza. L’equilibrio che dimostra all’assaggio la fa essere un pezzo da novanta: tannini, acidità e corpo che cantano all’unisono.

Ed infine la 2010, la prima annata di Emiliano Falsini che vuoi per la più giovane età, vuoi per l’utilizzo di barrique anche usate, si mostra più rappresentativa sia dell’uvaggio, sia del territorio. All’olfatto il floreale è il protagonista, spalleggiato dal ribes, dalla mora e dal lampone. Amabili la sapidità ed i tannini ben integrati, che regalano al vino grande freschezza, lasciando la bocca vogliosa e pronta per un altro sorso.

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