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Lambrusco Grasparossa di Castelvetro e Aceto Balsamico Tradizionale: le espressioni della qualità secondo Manicardi

LambruscoTutti pazzi per il Lambrusco! Un tempo, questo vino associato ad allegria e disimpegno era celebrato pressoché solo nelle tavole e nelle osterie “popolari”, per mandar giù come si deve cotechini, zamponi e tigelle, ed annaffiare un buon brodo nel sorbir d’agnoli. Poi è arrivato il successo più ampio, anche internazionale, favorito dalla indubbia piacevolezza gustativa e dalla bassa alcolicità che oggi è un bonus notevole e, recentemente, anche dal suo “sdoganamento” da parte della critica enologica più recettiva che ne ha elevato le interpretazioni più riuscite al rango delle grandi espressioni del vigneto italico.

Vigneto-VineyardPurtroppo nei numeri che riempiono le statistiche e le pagine dei giornali, come spesso accade, c’è lo zampino dei furbi e dei loro trucchi commerciali che fanno circolare bottiglie dai prezzi squalificanti; ne sanno qualcosa, per dire, anche quelli del Prosecco, che se lo vedono vendere alla spina (e chissà cosa diavolo è) nei bar di Londra.

Invece l’azienda della famiglia Manicardi  fa parte di quelle realtà che si ostinano a lavorare con il pallino della qualità, impresa particolarmente apprezzabile quando le scorciatoie sarebbero a portata di mano. Fondata da Enzo più di trent’anni DSCN4916fa ed ora in mano alla seconda generazione incarnata da Maria Livia, coltiva venticinque ettari a vigneto sulle dolci colline modenesi, quelle di Castelvetro particolarmente vocate per suoli ed esposizione, alte più o meno trecento metri sul livello del mare. Le uve coltivate sono il lambrusco grasparossa di Castelvetro, il pignoletto ed il trebbiano modenese (che serve per l’Aceto Balsamico), tutte tradizionali e trattate rigorosamente a mano.

E poi c’è l’altra “gamba” su cui cammina Manicardi: le produzioni di Aceto Balsamico di Modena (Igp), e Tradizionale (Dop) che anzi a dire il vero contribuiscono al grosso della redditività aziendale e che iniziarono in maniera assolutamente non ufficiale, manicardi-Acetaiaquando l’acetaia di casa venne spostata nella sede della tenuta. Sì, perché per antica tradizione le famiglie modenesi hanno sempre custodito e tramandato di generazione in generazione le proprie botticelle per la produzione domestica e affinamento del prezioso liquido, che avviene in genere nei sottotetti dove le accentuate escursioni termiche provocano una alternanza di riposo e rifermentazione. D’altra parte si sa che, per i lunghi tempi di invecchiamento, “l’aceto lo fa il nonno per il nipote” è un detto quasi proverbiale. Le caratteristiche dei diversi legni dei piccoli fusti apportano complessità al risultato finale: per esempio, quello di ciliegio tende a cedere dolcezza, quello di rovere sfumature aromatiche di vaniglia. Vengono usati poi anche legni di castagno, gelso e ginepro.

Gli abbinamenti DSCN4928dell’Aceto, grazie il suo successo nelle tavole di tutto il mondo ed alla fantasia degli chef, sono diventati tantissimi, e lo vedono affiancato a cibi che spaziano dalle fragole alla carne. La scelta classica è quella di condirci insalate anche “importanti”, magari con uova e formaggi, e di accostare alle verdure con acidità più spinta (pomodori) un aceto più invecchiato e quindi più dolce, ed a verdure più dolci (zucchine, carote) uno più giovane. Assaggiando i bei prodotti di Manicardi, le sensazioni al palato sono assai varie e sfumate: ad esempio, nell’Aceto Balsamico (Igp) si avverte in prevalenza la ciliegia, in quello Tradizionale (Dop), prodotto nelle due linee da 12 e 25 anni, la prugna secca.

Gli assaggi

IMG_7769Manicardi Pignoletto 2013
Naso intenso, agrumoso, attraversato da una vena vegetale di menta ed anice. Anche al palato, di buona struttura, è molto estroverso e di grande persistenza gustativa ed esprime un carattere maggiormente dolce e maturo.

Vino Spumante Brut Rosé Fabula
Unione di lambrusco grasparossa di castelvetro (60 per cento) e di pignoletto (indicato in retroetichetta come “grechetto gentile” per oscure ragioni burocratiche), è una sorta di versione di Lambrusco “in rosa”. La vinificazione avviene limitando il contatto con le bucce, e poi facendo rifermentare in autoclave. Il colore è fra il corallo chiaro ed il buccia di cipolla, ed il vino è delicato in un olfatto piacevole, pungente e pulito. In bocca emergono anche note di frutta gialla che si ripropongono lunghe in un finale di esemplare pulizia.

IFLambrusco Grasparossa di Castelvetro Secco
Naso generoso, nel quale prevalgono le note della frutta nera, dalla mora al mirtillo maturo, ma anche quelle più lievi della viola; in bocca è ampio ed avvolgente ed allo stesso tempo fresco, e colpisce nel finale per una lunga scia matura.

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Vigna Cà del Fiore
Abbastanza diverso come carattere ed “impaginazione” questo cru, in cui la caratteristica che colpisce di più è l’eleganza del naso, spostato verso sensazioni floreali e di liquirizia. In bocca poi è “verticale”, nervoso, teso e progressivo, pulito e profondo.

Azienda Agricola Manicardi
Via Massaroni, 1
41014 Castelvetro di Modena (Mo)
+39 059 799000
manicardi@vinegar.it
www.manicardi.it

Gi abbinamenti con i piatti della trattoria Da Burde, in Via Pistoiese 154 a Firenze: spaghetti, bollito, castagnaccio con Aceto Balsamico

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