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Sparkle 2010: la lunga marcia dello spumante

MILANO – Un salone come quello di Palazzo Mezzanotte, già sede della Borsa di Milano, addobbato di lunghi tavoli gremiti di spumanti secchi italiani fa sempre un gran colpo d’occhio. L’occasione era data dalla presentazione della guida Sparkle Bere Spumante 2010, edita da Cucina e vini e curata da Francesco D’Agostino, giunta all’ottava edizione. Presentazione della guida, quindi, ma anche un galà dei migliori spumanti secchi prodotti in Italia, riuniti nella sala in degustazione. Centinaia di bottiglie e di impostazioni, quindi un’occasione per farsi un’idea di cosa sta succedendo nel mondo degli spumanti italiani, e quali sorprese possano trovarsi in mezzo a tante bollicine.

Si sa, alle presentazioni dei libri e delle guide vengono messi in campo grandi apparati di numeri, che a volte rischiano di frastornare. 29 etichette premiate con il massimo voto (le 5 sfere) 1300 assaggi, 722 vini selezionati in guida (74 in più rispetto alla precedente edizione), una qualità media dei vini in costante miglioramento. Al di là dei numeri sembra quindi possibile dire che lo spumante italiano sta crescendo, pur con alcune tangibili problematicità storiche (lo spumante italiano costa mediamente tre volte meno di quello francese, con la conseguenza che il prodotto italiano è richiesto all’estero principalmente per motivi di prezzo).

Che dire delle aree a maggiore vocazione spumantistica: che hanno fatto la parte del leone, ovvero hanno reso esplicito il fatto che le macrozone che fanno sistema riescono a crescere maggiormente in qualità. Quindi il Franciacorta, nemmeno a dirlo, si è guadagnato il maggior numero di riconoscimenti (12), seguito dal comparto di Trento (5) e da quello di Valdobbiadene-Conegliano (5). Stupisce casomai un solo riconoscimento per gli spumanti dell’Oltrepò Pavese e due per l’area piemontese, che sono realtà ormai ben affermate e ricche di etichette.

Ma al di là di un discorso geografico, in mezzo ai banchi di degustazione, ci è sembrato più utile inventare un itinerario “zigzagante”, alternando ai grandi nomi, anche di bollicine meno conosciute, spesso fuori dalle classiche zone vocate alla produzione di spumanti. Con una certezza che si faceva sempre più salda nel procedere degli assaggi. Il mondo degli spumanti non va assolutamente limitato all’ambito delle feste, del vino per fare il “botto”; la cucina ha enormi vantaggi da trarre da abbinamenti azzeccati con gli spumanti.

Cleto Chiarli (Castelvetro, Modena)

Cletó Extra Dry
Da uve pignoletto in purezza, si presenta paglierino chiaro con naso molto aromatico che richiama i fiori di ginestra e di acacia, e sentori di lieviti. In bocca è fruttato (richiama la pesca) e notevolmente sapido. Ha 12 gradi alcolici, e il suo prezzo in cantina si aggira sui 4,5 euro.

Brut Modén Blanc
Da uve pignoletto, il colore è paglierino tenue, e si offre con discrezione al naso su sentori floreali di acacia e miele. Bocca di bella progressione, con sapidità e acidità che allungano la percezione gustativa. (sui 7,5 euro più iva)

Cletó Rosé Brut
12 gradi alcolici anche per questo vino dal rosa salmone tenue. Il naso è “rosso”, richiama subito al lambrusco, da cui proviene (varietà grasparossa), mentre i bocca è ben giocato tra frutto e acidità. Un vino semplice e piacevole.

Cleto Chiarli Rosé Brut de noir
Uvaggio di 75% grasparossa e 15% pinot nero. Rosato brillante, naso potente di frutti rossi, che corrisponde in bocca con una sensazione ampia, fruttata, di notevole piacevolezza e rotondità.

Ceci (Torrile, Parma)

Otello Dry
12 gradi alcolici per questo insolito spumante: insolito perché ottenuto da un blend di lambrusco e pinot nero, insolito perché le uve sono vinificate in bianco (si tratta quindi di uno spumante bianco), insolito perché il 15% del pinot nero in cuvée viene spumantizzato col metodo classico, ed è in genere di due vendemmie precedenti. Paglierino brillante al colore, presenta un naso esplosivo di frutta gialla (nespola, pesca, susina…), mentre in bocca è un’apoteosi di frutta calda, matura, solare. Un vino da cercare, ad un prezzo di circa 10 euro più iva in cantina.

Otello Rosé extra dry
Da lambrusco e pinot nero, colore rosato pieno e brillante, ha un naso chiaramente “rosso”, e riporta subito ai sentori tipici del lambrusco, a tratti sanguigno, vinoso. In bocca mostra buona complessità e durevolezza.

13 Fortana di Terre Verdiane (demi sec metodo Martinotti)
Il fortana è un vecchio vitigno autoctono della bassa parmense, chiamato anche “il vino della sabbia”; e grazie alle caratteristiche del suolo dove viene allevato, ha saputo resistere all’epidemia di fillossera, tanto che ancora oggi viene coltivato a piede franco. Per questo fortana (ottenuto da clone fortanina 13A) da 10 gradi alcolici il colore è rubino brillante, anzi squillante, il naso è giocato tra il frutto rosso e la sensazione classicamente vinosa, in bocca si rivela piacevolmente dolce e aromatico, con bollicine ben fitte e sgrassanti. Anche l’acidità è sostenuta, e riesce a bilanciare appieno la dolcezza. Nella bassa questa tipologia semidolce viene tradizionalmente abbinata alla torta fritta (versione parmense dello gnocco fritto), culatello e spalla cotta.

Velenosi (Ascoli Piceno)

Rosé Velenosi
80% pinot nero, 20% chardonnay per questo metodo classico che fa 30 mesi sui lieviti. Ha un colore rosato tenue con riflessi ramati, un naso potente, un ingresso in bocca reso cremoso dalla finezza delle bollicine. L’acidità, la sapidità e la buona dote di persistenza al palato ne fanno uno spumante interessante, che non delude.

Colonnara (Cupramontana, Ancona)

Ubaldo Rosi 2004 Metodo Classico
Verdicchio 100%. Una bandiera dell’enologia marchigiana, che grazie a questo vitigno può competere alla grande anche sul terreno dei metodo classico d’alta gamma. Si presenta giallo paglierino, un naso delicato e floreale, qualche nota solfata, e un impatto in bocca potente e fruttato. Notevole la finezza delle bollicine, e ottime sia la durevolezza, sia la coerenza.

La Palazzola-Grilli (Vascigliano, Terni)
Gioielli inattesi i vini di Stefano Grilli, che conduce questa azienda marchigiana situata a 300 metri d’altitudine, a 5 km a sud di Terni.

Riesling Ancestrale 2004
Si tratta di uno spumante vinificato con metodo ancestrale (senza aggiunta di zuccheri esogeni, le bollicine nascono dalla fermentazione degli zuccheri naturali presenti nel mosto base). Da uve riesling renano, si presenta paglierino brillante con un classico naso di note minerali di pietra focaia. In bocca colpisce favorevolmente per il bilanciamento tra sapidità (anzi, salinità, tanto è accentuata), morbidezza fruttata, ampiezza. Dolce negli aromi e molto lungo al palato. Un vino che non si fa scordare facilmente.

Gran Cuvée Brut 2006 Metodo Ancestrale
85% pinot nero, 15% chardonnay; giallo paglierino carico, naso che lascia un po’ in dubbio, con forse qualche sensazione spigolosa di troppo, in bocca è cremoso per la finezza delle bollicine e molto sapido. Stefano Grilli, carismatica guida dell’azienda, ci racconta che per per ottenere questi spumanti con il metodo ancestrale adotta il sistema del freddo, lasciando i mosti a 3-4 gradi di temperatura per 3-4 mesi. Al palato, questo brut fa affiorare abbondanti sensazioni fruttate, ben bilanciate dalle note sapide. Anche qui, tanto di cappello, un vino emozionale.

Trebbiano Brut 2005
Chi l’avrebbe mai detto? Trebbiano spumantizzato! Da uve trebbiano toscano e trebbiano “procanico”, 12,5 gradi acolici, per uno spumante paglierino tenue, dal naso inconsueto per uno spumante, ma che richiama subito il vitigno d’origine. Perlage finissimo, quasi sublimato, per esaltare la vinosità, ha una piccola concessione nel senso della dolcezza per controbilanciare l’amaro del trebbiano. Mi ha ricordato, non mi fulminino gli dei enologici, uno champagne demi-sec provato un giorno, che si diceva particolarmente indicato per il foie gras. Con le dovute distanze, ma il temperamento c’è eccome.

Sangiovese Brut Rosé 2005
Color rame, naso ispido, irrequieto, puntuto. In bocca l’impatto è ricco, vinoso, di buon impatto. Perlage molto fine e notevole persistenza arricchita dalla nota sapida. Forse il meno riuscito della batteria di Stefano, ma raro e singolare.

Ca’ del Bosco (Erbusco, Brescia)

Brut 2005
Paglierino tenue brillante, bel naso agrumato, ampio, “libero”. In bocca mostra buona finezza, si fanno notare i sentori di lievito e riemerge la fresca nota amarognola. Uno spumante di ottima bevibilità, assolutamente da impiegare in abbinamento gastronomico. Non stanca mai.

Cuvée Annamaria Clementi 2002
Va detto subito: a mio avviso di gran lunga il miglior spumante degustato; un faro di classe, seduzione e concretezza, molto più in alto di tutti gli altri. Giallo paglierino pieno e brillante, sfodera un naso complesso, ricco e sfaccettato, che va dal fruttato e floreale fino a sensazioni più complesse, con l’apporto dolce del legno che viene sublimato verso la cipria, e non nella vaniglia. Finissimo il perlage, grande sapidità e progressione fruttata di frutti a pasta gialla. Interminabile. Ma due scarne note di degustazione non possono di certo rendere la sua grandezza.

Haderburg (Salorno, Bolzano)

Pas Dosé metodo classico
Da uve quasi 100% chardonnay, si presenta giallo paglierino, e con un naso maturo, ampio, con note di lieviti e profumi tipici delle uve in fermentazione. Fruttato e generoso in bocca, resta strabiliante il rimando più che esplicito ai sentori di mosto in fermentazione. Particolarissimo.

La Scolca (Gavi, Alessandria)

Soldati La Scolca Metodo Classico Brut 2001
Da uve 100% cortese, si presenta paglierino, il naso è ricco, impegnativo, citrico; in bocca si conferma ampio, con sensazioni vanigliate e dolci, bilanciate da una notevole acidità. Ottima la lunghezza.

Soldati La Scolca D’Antan 1997
Chardonnay e pinot nero per questo campione di longevità dal colore che vira su toni ramati. Il naso elegantissimo ricorda, col bilanciamento dei sentori di lieviti e pasticceria, la pasta di un gran panettone. In bocca è ricco, vanigliato, burroso, e a queste morbide sensazioni fanno da contraltare l’acidità, che dopo tutti questi anni si mantiene viva, e la rinfrescante presenza delle bollicine.

Ferrari (Trento)

Perlé 2004
Paglierino dai riflessi verdognoli, presenta un naso ricco e vanigliato, mentre in bocca è pimpante per le bollicine assai vive.

Perlé Nero 2003
Spumante di gamma alta (25 euro circa in cantina), ha un naso di crosta di pane, bocca potente e dall’acidità marcata nonostante l’annata calda. Uno spumante potente, “maschio” nell’interpretazione, dotato di un bel finale vivace dove spicca l’acidità, la sapidità e un rinfrescante retrogusto amarognolo.

Riserva Lunelli 2002
100% chardonnay per questo spumante che, dopo oltre sette anni dalla vendemmia si presenta paglierino dal riflesso dorato. Al naso presenta una maggiore finezza rispetto al Perlé Nero, ma anche qua si ritrova la crosta di pane, ben integrata da note minerali. In bocca è ampio, si nota molto distintamente l’apporto vanigliato del passaggio in legno, cui fanno da contraltare grande acidità e sapidità. Gran persistenza.

Giulio Ferrari 2000
Oltre nove anni, e non sentirli. Dai suoi riflessi paglierino-dorati emerge un naso discreto, di classe, con sensazioni marine che richiamano la salsedine, e poi la crosta di pane e frutta gialla matura (susina). In bocca è cremoso grazie alla finezza del perlage, vivace, sapido e ricco di note vanigliate (forse queste ultime ancora sovraesposte); acidità e sapidità a grandi livelli, che promettono ancora anni di felici evoluzioni.

Letrari (Rovereto, Trento)

Trento Metodo Classico Riserva 2004
30% pinot nero e 70% chardonnay. Paglierino brillante, dal naso molto particolare e vivo di frutta fresca (richiama la mela). Ha una bocca molto sapida ed equilibrata. Si distingue per le doti di slancio e agilità; per niente appesantito da passaggi in legno, gioca le sue carte sulla piacevolezza di beva, la freschezza, la fragranza. Ha un bel finale agrumato che conferma questa sua dote di vino da bere senza stancarsi.

Brut Riserva del Fondatore 1998
Paglierino brillante, sfoggia un naso assolutamente di classe: non invasivo, ma discreto e da attendere, con un tocco floreale, e lieve miele d’acacia. In bocca, nonostante la sboccatura recente, si percepisce gran sapidità, acidità, lunghezza. Un grandissimo vino, più che da brindisi, da accompagnamenti gastronomici di alto livello.

Sparkle – Bere spumante 2010
Cucina e vini Editrice, 336 pagine, 15 euro.

www.cucinaevini.it

QUI il link alle 5 sfere decretate dalla guida Sparkle 2010.

Nella prima foto, il Palazzo Mezzanotte a Milano, sede dell’evento; nella foto a fianco, Francesco D’Agostino e Alessandro Brizzi, curatore e vicecuratore della Guida, durante la premiazione dei produttori.

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