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Terre di Toscana 2012. Ritratti/3: Montalcino, Orcia, Montepulciano

La litania dei ritratti ai produttori di Terre di Toscana, nella parte dedicata a quelli che abitano a sud di Siena, è decisamente imbarazzante. In senso buono ovviamente. Per prestigio, compiutezza, rappresentanza, esclusività. Capace com’è di cogliere e raccogliere le testimonianze migliori, le molteplici direttrici stilistiche, i grandi cru, i piccoli vignaioli di nicchia e i marchi storici, resta fondamentalmente una strepitosa litania di nomi che contano, altro che no! Perciò, e lo diciamo soprattutto ai visitatori di Terre di Toscana, armatevi di bicchieri, curiosità e pazienza che ci sarà davvero di che divertirsi qui!

Altesino

E’ una cura estrema, sia formale che sostanziale, a permeare le etichette della celebre firma ilcinese, che dispone di vigneti importanti nella zona nord della denominazione e disegna vini eleganti, di stile moderno, che si muovono con sicurezza fra proposta del territorio (Rosso e Brunello) e stimoli più internazionali. Si deve ad Altesino il primo nome di un singolo cru riportato in una etichetta di Brunello: Montòsoli. Correva l’anno 1975. E la storia continua.

Boscarelli

Una delle firme più prestigiose di Montepulciano. Alla famiglia De Ferrari va ascritto il merito di aver fatto emergere l’innata vocazione dell’area di Cervognano grazie a vini espressivi e riconoscibili, capaci di evolvere bene nel tempo e persino in crescita di definizione nelle ultime stagioni. Il Nocio dei Boscarelli resta una delle dediche migliori al territorio. Il tutto nel nome e nel segno del sangiovese, quello vero.

Castello di Ripa d’Orcia

L’imponente rocca medievale di Ripa d’Orcia è storia che conta, spettacolo per gli occhi e testimonianza preziosa di un passato glorioso. Bene, l’annessa azienda agricola, gestita dagli eredi della contessa Aluffi, è invece decisamente proiettata nel presente. Con un occhio ossequioso che guarda al sangiovese ovviamente, onorato nell’Orcia doc della casa, e un altro invaghitosi di certi stimoli internazionali confluiti attualmente in un paio di etichette “di fantasia” (Ripensis e Ripa d’Orcia), dalla solida intelaiatura e dalla polposa consistenza. Non manca all’appello un fresco vino bianco. Non manca all’appello un eccellente olio ev. In conversione bio.

Conti Costanti

Austera eleganza, contrappunto gustativo e mineralità. Questo, in estrema ed ingenerosa sintesi, il biglietto da visita dei vini di Andrea Costanti, stimolati efficacemente dai galestri del Colle al Matrichese, una delle emergenze geologiche più antiche di Montalcino. Un produzione curata, di grande espressività e coerenza stilistica, come a dire: un valore sicuro del territorio.

Contucci

Ovvero una delle esemplificazioni più evidenti della antica vocazione vinicola di Montepulciano. Da “appena” 400 anni sulla scena, la storica cantina della famiglia Contucci, oggi guidata da Alamaro e Andrea Contucci, continua a produrre vini “fedeli alla linea”, di intransigente classicismo, grande rigore espressivo e bel potenziale di longevità. Vini da ascolto attento questi qua, che non si affidano agli effetti speciali preferendo attingere al linguaggio della autenticità.

Dei

In pista a partire dal 1985, la cantina di Maria Caterina Dei  ha bruciato le tappe e conquistato cuori e credenziali nell’ambito della proposta poliziana, potendo contare su quattro terroir distinti (Martiena, Ciarliana, La Piaggia e Bossona) e su una caratterizzazione stilistica che ha assunto nel tempo i canoni della riconoscibilità. Riserva Bossona docet.

Eredi Fuligni

Dai galestri dei Cottimelli (zona nord della denominazione) ecco qua dei Brunello espressivi, stilizzati, sfumati e sfaccettati, che la famiglia Fuligni ci ha imparato a far conoscere in tanti anni di onorata attività sul territorio di Montalcino. Grande sincerità espressiva. Ineludibile la conoscenza.

Il Conventino

Il sangiovese della Bossona viene mirabilmente interpretato dai Nobile di Montepulciano della famiglia Brini, recente acquisitrice della proprietà. Con alla base una agricoltura naturale, i vini manifestano rigore e “fondamentali” classici, purezza e sfumature di sapore, con il carattere del celebre vitigno in piena evidenza. In crescita.

Le Chiuse

Razza, portamento e rigore espressivo stanno nel dna dei vini di Simonetta Valiani e Nicolò Magnelli. Dieci ettari vitati incastonati fra Montòsoli e Canalicchio per rossi dal fascino indiscutibile. Sia Rosso che Brunello rappresentano valori sicuri in ambito territoriale, e anche più in là. Da non perdere.

Le Ragnaie

Storia recente quella de Le Ragnaie, ma già prodiga di conseguimenti importanti. La cifra stilistica assunta, e il particolare terroir “d’altura”, propiziano Rosso di Montalcino e Brunello dinamici ed eleganti, freschi e contrastati. La produzione del giovane Riccardo Campinoti si va ulteriormente differenziando grazie alle nuove selezioni. Oltre a un Brunello Vecchie Vigne farà il suo esordio il Brunello Fornace, le cui uve provengono dal Podere Loreto, nei pressi di Castelnuovo dell’Abate.

Lisini

Nome altisonante del panorama enologico ilcinese (e toscano tout court), la tenuta della famiglia Lisini produce da molti anni vini di straordinario carattere, fra i più fini e completi della zona sud della denominazione. Vecchie selezioni massali, una enologia attenta e dal “sentimento classico” ispirano Rosso e Brunello paradigmatici. Non è un mistero che Ugolaia rappresenti ancor oggi una delle etichette più significative di Montalcino.

Mastrojanni

Solidità, solenne austerità, timbrica “sangiovesa” netta e dichiarata: i Brunello di Mastrojanni, sotto la guida tecnica di Andrea Machetti, si concedono pochi fronzoli e vanno dritti al sodo; grintosi e viscerali, trasmettono senza titubanze tutta la forza espressiva del terroir da cui prendono vita, illuminati da una distintiva matrice sapido-minerale e dotati di un bel potenziale di longevità. Immancabili.

Pietroso

Sicuramente uno dei nomi nuovi che contano nel panorama produttivo di Montalcino. Gianni Pignattai riscopre la vocazione a far vino che fu del nonno per imporre uno stile calibrato e sfumato ai suoi rossi di territorio, inclini come sono al chiaroscuro e al fraseggio sottile. Rosso e Brunello le due etichette in gioco. Ed è un gioco che vale la candela.

Pian dell’Orino

Il lavoro attento e passionale di Jan Erbach e Caroline Pobitzer in quel di Montalcino trova quadratura e compimento in una serie di vini personali e per niente convenzionali, stimolati da terroir diversi e sintonizzati sulle frequenze dell’equilibrio. Vini veri insomma, caratteriali e da non lasciare mai indifferenti, sotto il cappello di una viticoltura naturale. In ascesa.

Podere Salicutti

I vini di Francesco Leanza hanno grinta e temperamento. Questo è certo. E una decisa propensione alle sfumature, ai contrasti, ciò che solitamente attiene ai vini di carattere. Dai suoi 4 ettari di vigna situati nel versante est della denominazione ilcinese, il profilo caldo, fragrante e nobilmente austero dei suoi rossi ha fatto breccia nel cuore degli appassionati, collocando la produzione di Salicutti ai vertici della tipologia. Bio.

Podere San Giuseppe – Stella di Campalto

Uno dei nomi più chiacchierati (in positivo) di Montalcino: Stella di Campalto ha bruciato le tappe e fatto intendere molte cose circa le potenzialità del Rosso di Montalcino, spesso e volentieri rappresentato come il fratello sfigato del grande Brunello. Qui la strada del privilegio è stata tracciata proprio da questa tipologia, tanto che il Rosso di Stella può essere annoverato senza ombra di smentita fra i più alti esempi di sangiovese toscano. Da qualche stagione è in corsa anche con un Brunello, cui la maturità dei vigneti e l’accresciuta consapevolezza tecnica vanno conferendo in fretta i connotati attesi. Bio (e dinamica).

Podere San Giacomo

Piccola realtà familiare con cinque ettari di vigneto disposti nel quadrante nord occidentale della denominazione, il Podere San Giacomo della famiglia Nardi produce Rosso e Brunello polposi, ricchi e fruttati, ben intenzionati a guadagnare in spessore e complessità grazie alla sopraggiunta maturità dei vigneti e all’accresciuta consapevolezza tecnica.

Poggio di Sotto

Sia pur recentissimamente acquisita da Claudio Tipa (ColleMassari, Grattamacco), Poggio di Sotto e la sua storia restano (e resteranno) indelebilmente legate alla figura di Pierino Palmucci, il  “burberaccio” e caratteriale grossetano che a partire dal ’90, grazie al tocco magico di Giulio “bicchierino” Gambelli, ha restituito al Brunello (senza dimenticarci del sorprendente Rosso di Montalcino) una fisionomia unica e individua, secondo uno stile tanto classico quanto inimitabile. La timbrica calda e seducente dei suoi vini, la levità e la leggiadria aromatica, la purezza espressiva e la luminosa complessità nella persistenza hanno pochi eguali sul territorio, e ancor oggi contribuiscono da par loro a mantenere intatte le credenziali di una delle cantine top dell’enologia nazionale.

Ruffino

Da oltre un secolo proprietà dei Folonari, Ruffino è uno dei marchi del vino toscano più conosciuti al mondo. Storia illustre la loro, lunga e istruttiva. Dalle diverse proprietà disseminate negli angoli più suggestivi della regione se ne escono vini tecnicamente inappuntabili, che stanno ritrovando un radicamento territoriale importante, come il glorioso Chianti Classico Riserva Ducale (Oro), il Lodola Nuova a Montepulciano, o ancora il Greppone Mazzi a Montalcino. Un mondo ampio quello di Ruffino, ma pieno di anfratti da scoprire.

Salvioni-La Cerbaiola

La stazza, la profondità e il carisma del Brunello di Giulio e Mirella Salvioni non sono secondi a nessuno. Da questa piccola cantina di Montalcino uno dei vini più accreditati, e reputati, d’Italy. Complici un terroir straordinario e una determinazione che ha pochi eguali. Stile classico qui, per vini indimenticabili (a tal proposito, non scherza affatto neanche il Rosso di Montalcino). Il tutto nel nome del Sangiovese, quello con la S maiuscola.

Sesti

E se a casa Sesti ci si affida ai cicli lunari per regolare le attività di campagna e di cantina, beh, vorrà dire che dovremo ammettere che ‘sti consiglieri del cielo son proprio bravi! Perché il marchio stilistico e la personalità dei rossi di Giuseppe ed Elisa Sesti sono chiari, riconoscibili e apprezzabili. Schietti, umorali, “sottoboscosi”, terrosi, questi vini traducono mirabilmente la stoffa e la fibra del terroir di Argiano, un contesto ambientale di grande vocazione e nondimeno affascinante da vedere.

Tenimenti Angelini

Il celebre gruppo farmaceutico italiano ha investito da tempo in vitivinicoltura e bisogna dire che l’approccio seguito in tutti i contesti ambientali e produttivi nei quali si è trovato ad operare è sempre stato improntato su una fiera e riconoscibile timbrica territoriale, ciò che si estrinseca soprattutto nelle belle performance dei vini di Montalcino (prodotti a Val di Suga) e in alcune selezioni di Nobile di Montepulciano, in primis Simposio, prodotti nella Tenuta Tre Rose, non di rado ai vertici della tipologia. Chiude la schiera la proprietà chiantigiana di San Leonino, che nelle ultime stagioni sta ritrovando per i suoi Chianti Classico una apprezzabile caratterizzazione nel verso di una schietta godibilità.

Tenuta Col d’Orcia

Realtà numericamente imponente, da circa trent’anni di proprietà di Francesco Marone Cinzano, Col d’Orcia nella sua lunga storia ha ampiamente meritato la fama che ha, e i suoi vini non hanno mai tradito il mandato territoriale affidatogli, sia che si tratti di quelli tipici, fra cui spiccano il celebre Brunello Riserva Poggio al Vento e il Moscadello passito Pascèna, sia che si tratti di declinazioni più international oriented, come nel caso di Olmaia e Nearco. E se nel caso di questi ultimi sono le aggiornate tecniche di cantina ad evidenziarne frutto e pienezza, nel caso di Rosso di Montalcino (di rango il cru Banditella) e Brunello si continua a preferire un approccio stilistico che punti sulla sobrietà e sull’ eleganza.

Tenuta di Argiano

Lunghissima storia alle spalle, tanti cambiamenti, con la costante però di un grande terroir da mettere sul piatto dei ragionamenti. L’attuale Tenuta di Argiano, di proprietà di Noemi Marone Cinzano, si muove con disinvoltura fra le proposte classiche del territorio, concedendosi un “respiro” internazionale solo e soltanto attraverso un vino celebre e celebrato come Solengo. Restando sul classico, a metà strada fra la tenace e rigorosa sobrietà del Brunello e del Rosso ci inserisce Suolo, un sangiovese in purezza di materia “soda” concepito con intenti enologici più “attualizzati” (leggi più estrattivi).

Tenuta Le Potazzine-Gorelli

Sei ettari in località Le Prata, più un appendice vitata nei pressi di Sant’Angelo in Colle, costituiscono la bella dote in natura con la quale Giuseppe Gorelli ha già dimostrato di avere particolare dimestichezza, dal momento in cui i suoi vini sono luminosi esempi di rigore espressivo sotto l’egida dell’ortodossia enologica dei luoghi. Schiettezza, sfumature, articolazione disegnano Rosso e Brunello eleganti e tutti da bere. Non è un caso se li ritroviamo spesso e volentieri ai vertici della produzione ilcinese. E scusate se è poco!

Uccelliera

Generoso e passionale vigneron di Montalcino, Andrea Cortonesi ci ha ben abituati con i suoi viscerali rossi di Castelnuovo dell’Abate, dai quali poter respirare tutta la forza espressiva e la selvatica irruenza dei vini senza fronzoli. Terrosi e austeri, caldi e vibranti, potenti ed “abbraccianti”, appartengono a una razza che “non deve chiedere mai”. In pista dal 1993, una sicurezza.

 Precedenti ritratti: Maremma, Montecucco…….il grossetano; Vini di confine, vini di frontiera

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