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Un tè @ The Laundry C@fè

E allora ditelo! Ditelo che lassù qualcuno non mi ama così tanto! E non dite che non è così perché quando ti sei mentalmente e fisicamente preparata a una domenica di lavaggi dopo un mese che il cesto della biancheria sporca abbaia dai meandri oscuri di uno sgabuzzino l’ultima cosa che ti aspetti è che la tua lavatrice si spenga con un flebile gorgoglio non appena l’hai accesa. Certo non si fa così! Anche se non le si danno attenzioni tutti i giorni, niente può perdonare un abbandono last minute!

E’ così che domenica scorsa mi sono trovata faccia a faccia con la dura realtà del mondo domestico sotto forma di un indefinito insieme di ingranaggi che si ferma, un preoccupante cesto traboccante di vestiti total black, tre consolanti cucchiai da minestra ricolmi di crema al cioccolato ed una sola imperante domanda: “e ora come faccio?”. Non era semplice e di certo non si prospettava davanti a me una bella soluzione. Avrei dovuto trovare una lavanderia a gettoni e affidarmi alla buona sorte. Già mi vedevo torturare una rivista nella spasmodica attesa della fine del lavaggio, chiusa in un ambiente stretto, poco pulito e separata dal resto del mondo da un semplice vetro che ti chiude come un pesce in un acquario. Ma potevo fare altro? Non sembrava proprio. Quindi dopo aver preso uno zaino abbastanza grande ed averlo stipato di tutti i vestiti possibili, mi sono avviata a passo lento verso la lavanderia a gettoni più vicina che riuscissi a ricordare, incrociando tutte le dita a mia disposizione nella speranza che fosse aperta.

Tra il freddo che si faceva sentire dappertutto, e il mondo esterno che sembrava fermo e immobile, la missione diventava sempre più pesante, ma alla faccia della legge di Murphy, non sempre ciò che va male deve peggiorare! Guidata più dal freddo e dalla gola che non da lavandesca necessità, mi sono fermata in quello che sembrava un bar e che non avevo mai visto prima nella mia zona. L’insegna non era molto evidente, ma era carina, semplice, con un gusto di non so che di retrò e citava letteralmente “The Laundry Cafè”. Già la parola Cafè aveva risvegliato i miei sensi intorpiditi dal freddo, ma in un primo momento la parola laundry – lavanderia – mi aveva lasciato un po’ perplessa. Era un caso? Un nome messo così, per rendere l’insegna particolare? Oppure…? E meraviglia delle meraviglie ecco lì davanti a me quello che cercavo! Subito dopo le pareti color pastello del bar si stagliavano delle enormi lavatrici a gettoni! Bar –Lavanderia-Lavanderia-Bar! Queste parole sono rimbalzate a una velocità supersonica nella mia mente e in poco tempo ho capito che avevo trovato il posto giusto! E ho detto addio immediatamente alle grigie immagini della classica lavanderia a gettoni mentre sprofondavo in una coloratissima sedia viola.

Già presente a Londra, Copenaghen, Torino e prossimamente nella fredda islandese capitale Reykjavik, anche Firenze ha l’onore di avere la sua lavanderia-caffè nella popolosa zona di Piazza San Jacopino. L’idea è di Marco Castelli, trent’anni, ex tipografo di una cartotecnica: “Tempo fa andavo in una delle solite lavanderie a gettoni e l’ho sempre trovata molto triste, e anche non molto pulita. Non è certo bello fare il bucato, tanto meno in quelle condizioni. Da lì mi è sempre rimasta un po’ la voglia di provare a creare un ambiente diverso e accogliente che non servisse solo per fare il bucato. Un luogo dove poter passare anche del tempo libero, un posto per incontrarsi e dedicarsi un po’ a se stessi e agli amici anche mentre siamo occupati con le faccende domestiche”. E così nasce The Laundry Cafè, la lavanderia-caffè fiorentina che ha visto la luce solo l’11 dicembre scorso ed è già diventata una bella realtà. Il caffè è già uno spazio espositivo per quadri o fotografie di artisti della zona che vogliono uscire dall’anonimato e farsi conoscere a il pubblico eterogeneo che spesso frequenta la lavanderia: casalinghe, studenti, pensionati, operai, medici, impiegati, insomma chiunque abbia bisogno di una lavatrice. Per chi invece non può fare a meno di leggere tra un lavaggio e l’altro sotto il bancone invece si sta già profilando una libreria abbastanza fornita di titoli vari ed interessanti. Forse un futuro luogo di passe-livre? “E’ nelle nostre intenzioni. Sarebbe bello far diventare questo luogo non solo un posto dove poter leggere ma anche scambiare la propria esperienza di lettura così come vuole la filosofia del passa-libro” mi dice Marco sorridendo, e occhieggiando il mio zaino pesante.

E così, tornando allo scopo del mio viaggio ho iniziato ad avvicinarmi alla zona della lavanderia quando.. accidenti, mi ero dimenticata il detersivo! Memoria e distrazione sono pessime compagne! Ero già pronta a fare retromarcia quando Marco mi ha fermato dicendo “Ma abbiamo tutto noi! Detersivo, ammorbidente e disinfettante tutto compreso nel gettone a 4,50 €”. Marco salvavita! Ci vuole chi pensa anche ai distratti. “Se vuoi puoi anche lasciare qui tutto e tornare a prendere la roba domani” proposta allettante.. se non fosse stato che i tè, le tisane e degli ottimi dolcetti avevano già iniziato a chiamare le papille gustative che già festeggiavano all’idea di dolci momenti. Quindi, dopo un delicato (credo) no, e dopo aver dato il via al lavaggio, mi sono sistemata in attesa di iniziare il mio assaggio. Certo non è sempre semplice dover scegliere l’infuso giusto, ma il freddo che mi aveva preso fuori aveva voglia di raggi e di colore, perciò ho optato per un tè con aromi di zenzero e limone. Qualcosa di frizzante e primaverile in un giorno un po’ troppo d’inverno era quello che ci voleva. Ma poi ecco il grande dilemma. Quale sarebbe stato il dolce giusto? Tutti fatti in casa, alcuni studiati per ciliaci (è sempre bene accontentare tutta la clientela), era difficile poter indovinare l’abbinamento adatto. Dovevano essere assaggiati. Anche se non tutti, almeno in buona parte!

Il primo incontro è stato con un muffin al cioccolato. L’aspetto era soffice e morbido, così come ci si aspetta da un muffin tradizionale. Tuttavia il sapore non era troppo dolce ed aveva una punta di amaro che ben si equilibrava con le note più pungenti del limone. Sembrava una vittoria certa se non avessi assaggiato successivamente un pezzo di torta della nonna. La pasta frolla era riconoscibilmente fatto in casa, con sapori leggeri e distinguibili. Non eccessivamente burroso, il sapore dell’impasto si equilibrava bene con la dolcezza della crema all’interno che riusciva ad amalgamarsi completamente con le note agrumate del tè. I biscotti al burro, invece, per quanto buoni, risultavano troppo stucchevoli e non riuscivano proprio ad incontrarsi né con lo zenzero né col limone, lasciando una sensazione quasi untuosa in bocca e una minore soddisfazione. Ma è bastato tornare alla buona cara torta della nonna perché il mondo girasse di nuovo come doveva girare.

E mentre girava il mondo, anche le lavatrici giravano (ben 2 da 8 kg), così come le asciugatrici (2 da tredici kg ciascuna), e tra chiacchiere, libri, teinose degustazioni, un po’ di navigazione su internet grazie alla connessione wireless del locale, il tempo è passato anche troppo velocemente. Eppure sono 35 minuti di lavaggio e 40 di asciugatura! Ma passati così possono anche andare bene! Insomma, me ne sono dovuta andare a malincuore, bigliettino da visita in tasca, vestiti puliti e profumati nello zaino, papille soddisfatte e fianchi in vana lotta contro le vincenti calorie pronta ad affrontare di nuovo il freddo. Poi però, verso l’uscita, una domanda mi ha assalita “Farete anche degli incontri di degustazione?” Il sorriso di Marco mi ha rassicurato. Io l’ho preso per un sì. Nell’attesa tornerò per tentare altri dolci abbinamenti. Ah, e qualche lavatrice, naturalmente.

The Laundry Café
Via Bartolomeo Cristofori 17r
Firenze
Tel. 055 9331205
marco@thelaundrycafe.it
www.thelaundrycafe.it

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