APPUNTO AL VINO
Il vino: Vdt della Venezia Giulia Bianco della Castellada 1995 - La Castellada
Sotto-zona\cru: Oslavia (Go)
Data assaggi: maggio 2001
Il Commento:
Con
il suo giallo oro luminoso e denso ti sorprende all'olfatto per il carattere
ampio e raffinato dei suoi profumi, che percepisci netti senza smaccature roverizzate
o pericolose evoluzioni declinanti a vetustà: la base fruttata ha classe,
con i suoi risvolti vuoi d'agrume (limoncella) vuoi a polpa bianca (mela e pesca)
vuoi d'esotico a cui belli si legano la resina boschiva, la speziatura della
vaniglia, i soavi rimandi floreali, i rintocchi di pietra focaia e di tabacco
biondo a comporre un quadro variegato e affascinante, che ricorda la tipicità
di certi vini strutturati ed importanti del Collio sloveno. Di confine.
In bocca mantiene intatte eleganza e suadenza, con sviluppo dignitoso ed avvolgente, caldo ed armonioso, con la vena acida smussata che ti rende il passo morbido ma vivo, rinfrescato com'è da quegli aromi agrumosi di cui vi dicevo.
Trova solo a centro bocca una scorrevolezza o una diluizione di troppo, per poi ricomporsi sul finale però - come si conviene ad una bella dama- dove ritrova insistente il frutto e lo spirito intrigante della mandorla dolce, che porta alla riprova.
Questo bianco da tavola sorprende più di tutti per la eccezionale bevibilità dovuta alla accurata raffinatezza del tocco, che è tutto meno che affaticante e stancante, pur essendo a suo modo caratteriale, da ascolto attento.
Se non fosse per quelle diluizioni che vi dicevo, e che a tratti mi tolgono la completa pienezza gustativa, volerebbe over the rainbow.
Comunque sia, a sei anni suonati dalla nascita, e con la verve che si ritrova, l'accattivante simpatia, la mai banale complessità , resta a tutt'oggi un bel volo - niente affatto radente né a planare- bensì disteso, in alto, a intravvedere cielo.
Vino maturo ma con fiato lungo, che potrà offrire ancora buone vibrazioni, far meditare e trasognare ad un costo che - guarda un po’ le cose "materiali" come vanno- da alcuni trovi attorno alle 45000lire, da altri attorno alle 34000lire , da altri ancora - a ben cercare - a cifre assai più ragionevoli e belle.
Lui, il Bianco di Castellada, se lo astrai da questi noise "materiali" e ti lasci conquistare, è sopra di tutto perché peculiare, e perché merita.
La chiosa:
Uno dei primi avvicinamenti - non il primo- alla Castellada di Giorgio e Nicolò Bensa, che mi porta alla sincera considerazione e al ricordo nonché alla voglia di conoscere e curiosare per terre vineate di Oslavia, su al confine.
Questo vino - di confine, ovvio- va ricercato anche di altre annate perché estro e vendemmie potranno elevarlo a spirito di terra.
Ah, dimenticavo: pinot grigio, tocai poi sauvignon e ribolla sono i protagonisti coesi nel liquido dorato che mi ritrovo oggi nel bicchiere.