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INTERVENTO Il problema del moscato visto da un produttore Il produttore vinicolo di Loazzolo,
Piero Cirio, interviene sul tema dei superi del moscato con una proposta
e che è stata consegnata ai sindaci di Canelli (Bielli) e Loazzolo
(Satragno). Intanto i «Liberi produttori» nominano i rappresentanti
nella associazione Produttori di Moscato d'Asti in vista del rinnovo delle
cariche del 27 aprile. Prima votazione a Canelli, il 3 aprile, alle 21,
nel salone della Cassa. Il problema «Moscato» c'è ed
è grande, complesso e di difficile soluzione a breve termine. In
questi ultimi otto mesi si è visto molto movimento da parte agricola
(finalmente!). Si sono svolte molte riunioni in tutti i paesi, molte condanne
da parte di tutti a tutti. Presi di mira gli industriali, i sindacati,
il Consorzio per la tutela dell'Asti, la Produttori Moscato Associati,
le Cantine sociali... e chi più ne ha, più ne metta. Tutti
gli altri sono colpevoli di questa crisi. Noi no! Noi produttori di questa
uva così pregiata e così unica, siamo dei santi! Questo ho
potuto constatare, essendo presente a molte riunioni così animate
e vissute. Sono d'accordo con il giornalista Sergio Miravalle che ai «messaggi
in bottiglia» a Mango, ha detto: «scheletri nell'armadio ne
avete tutti, chi più chi meno!».
(La Stampa, 21/3/2000)
Nuova sede per la festa del vino che si terrà dall'8 al 17 settembre: utilizzati i due cortili interni. La Douja d'or va al Collegio. Le degustazioni rigorosamente nel vetro Sergio Miravalle
Il nuovo corso prevede struttura rinnovate e l'abbandono definitivo dei bicchieri di plastica per le degustazioni (memori delle giuste polemiche dell'anno scorso). Si entrerà alla Douja acquistando un bicchiere in vetro da sistemare una taschetta da portare al collo. Il cortile dietro il liceo classico ospiterà il nuovo banco delle degustazioni e gli stand istituzionali «ma comunque legati al vino e all'enogastronomia per evitare che diventi una fiera del di tutto un po'» aggiunge Pia. Nel cortile del Collegio che ospita Astiteatro spazio per le cene d'autore e sotto il porticato l'area enoteca self service. Chi acquista i vini potrà caricarli anche dall'ingresso di via Carducci. (La Stampa, 21/3/2000)
Colesterolo, scoperto come bloccarlo nelle arterie ROMA — Il colesterolo finisce ko. Una ricerca condotta dal Policlinico Umberto I di Roma dimostra l’efficacia degli antiossidanti nel liberare le arterie. Aprendo nuove strade contro infarto e ictus. Per un mese consecutivo è stata somministrata ad un gruppo di pazienti una dose di 900 milligrammi di vitamina E, una molecola in grado non solo di impedire che i grassi circolino nei vasi ma anche di assorbire il colesterolo già presente. Il professor Francesco Violi, ordinario di medicina interna, che ha coordinato il lavoro raccomanda: «E’ necessario fare le analisi del sangue almeno una volta all’anno. Massima all’erta per chi, in famiglia, ha casi di infarto o colesterolo alto». Il prossimo passo, lo studio di alimenti in grado di di combattere l’accumulo di colesterolo. Al primo posto, il vino. Successivamente, l’olio e i pomodori. E, proprio a tavola, comincia la prevenzione nei confronti del cuore. Gli esperti consigliano di limitare le carni rosse, i formaggi stagionati, i dolci carichi di burro e di aumentare la quantità di pesce, le carni di pollo e tacchino, le verdure e insalate fresche, i latticini totalmente o parzialmente scremati. I fritti vanno quasi dimenticati. (Il Messaggero, 22/3/2000)
A Rovereto di Gavi un'azienda che opera da mezzo secolo e produce 80 mila bottiglie all'anno. Bergaglio, dal buon latte all'ottimo vino In cinquant'anni una trasformazione della produzione ROVERETO DI GAVI
(La Stampa, 22/3/2000)
Il primo vino umbro venduto solo su Internet è di Montefalco Si chiama "Nero Outsider ’98", nasce con mille bottiglie Magnum da un litro e mezzo, dopo un riposo in 15 mesi di barriques di rovere, dalla cantina di Arnaldo Caprai a Montefalco. E’ un vino Pinot nero, ma ha una particolarità: è il primo vino umbro che si può acquistare soltanto via Internet, ordinandolo prima che sia esaurito sul sito www.arnaldocaprai.it. Il costo è di 120 mila lire, compresa la consegna a casa, in una sicura ed elegante cassetta di legno. Si riceve anche la tessera del club "Amici del Sagrantino". Dopo questo esperimento la Arnaldo Caprai metterà in vendita "on line" anche altri vini. (La Nazione, 23/3/2000)
Nettuno/Comune e Coldiretti vogliono il Cacchione doc Diventerà doc il "Cacchione"
di Nettuno, un vino particolarmente robusto che prende il nome dal vitigno
con cui viene prodotto? L'intenzione c'è, visto che in Comune si
è svolta una riunione fra sindaco e Coldiretti proprio per avviare
il procedimento di riconoscimento dell'origine controllata. Il
(Il Messaggero, 25/3/2000)
Piglio/Previsti tagli alle esportazioni Il Cesanese in difficoltà: tante ordinazioni, ma il vino è troppo poco di ANTONIO MARIOZZI Produzione dimezzata per il vino
cesanese Doc di Piglio. Il famoso rosso non attraversa un buon momento
e quest'anno sul mercato arriveranno meno bottiglie. Il calo è vertiginoso:
si attesta intorno al cinquanta per cento rispetto all'anno precedente.
A provocare il crollo della produzione sono state le malattie che, insieme
al maltempo, hanno falcidiato il raccolto dell'uva nell'intera zona coltivata
a vitigni e che non si sono riuscite a debellare.
(Il Messaggero, 30/3/2000)
Vino doc / Sui mercati esteri il pericolo di imitazioni Crescono le produzioni e le esportazioni di vini italiani a denominazione di origine. Un patrimonio che può oggi contare, diffuse su tutto il Paese, su 21 denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG), 314 denominazioni di origine controllata (DOC) e 114 indicazioni geografiche tipica (IGT), ma ? avverte la Coldiretti ? sui mercati esteri incombe il pericolo di imitazioni. La produzione nazionale complessiva di vini DOC e DOCG ha raggiunto 11 milioni di ettolitri (il 20% del totale), con un trend in costante crescita rispetto alle campagne precedenti. Nei primi 10 mesi del 1999 l'export di vini DOC e DOCG ha fatto segnare un aumento del 2,1% in valore rispetto al periodo precedente, raggiungendo un importo di circa 1.800 miliardi, il 50% del valore dell'export di vino. Una crescita che rende evidente l'esigenza di una maggiore vigilanza sull'utilizzo delle denominazioni per garantire la corretta informazione ai consumatori sui contenuti dei vini che consumano. Sono sempre più frequenti ? afferma Coldiretti ? i casi in cui denominazioni riconosciute del nostro Paese vengono utilizzate nei mercati internazionali, per identificare prodotti di imitazione. Gli esempi non mancano, dal Tocai Friulano prodotto nella Napa Valley in California, alla volontà degli Stati Uniti di rendere generica la denominazione Chianti, alle produzioni australiane di Marsala e Lambrusco. La necessità di tutela è dimostrata anche dai lunghi e laboriosi negoziati avvenuti nell'ambito dell'accordo di libero scambio recentemente siglato tra l'Unione Europea e l'Africa del Sud per la difesa della denominazione. «Grappa» utilizzata da alcuni produttori sudafricani. La positiva conclusione della vertenza ? sottolinea Coldiretti ? non esclude l'urgenza di trovare una soluzione globale al problema delle imitazioni che potrebbe essere costituita dall'istituzione del registro multilaterale. L'obiettivo ? conclude Coldiretti ? è arrivare a un accordo in sede WTO che preveda la costituzione di un registro multilaterale dei vini e delle bevande al di fuori delle aree di produzione tradizionali. (La Gazzetta del Sud, 30/3/2000)
MONTERONI — Una tra le più
importanti aziende produttrici di Brunello di Montalcino risulta «cliente»
della discarica di Monteroni per quanto riguarda la fornitura di compost,
il fertilizzante prodotto con la parte «umida» dei rifiuti
solidi urbani, cioè il materiale organico e vegetale raccolto in
maniera differenziata e trattato nell'apposito impianto di compostaggio.
Apparentemente la notizia non sembra di quelle destinate a suscitare particolare
interesse: il fertilizzante usato dalle aziende agricole può al
massimo essere oggetto di approfondimento sulle riviste specializzate in
agricoltura. In questo caso, tuttavia, la storia che c'è dietro
autorizza un certo stupore. Come si ricorderà, le aziende produttrici
di Brunello si rivolsero alla Corte europea dell'Aia per impedire che a
Poggio Landi, a 10 chilometri dalla vigna di Brunello più vicina,
venisse realizzato un impianto di compostaggio e riciclaggio rifiuti concepito
come piano strategico dall'amministrazione provinciale per risolvere la
questione delle discariche incontrollate. Si ricorderà anche che
la Corte europea accolse le obiezioni dei produttori di Brunello, i quali
sostenevano che il materiale trattato in discarica, vale a dire il compost,
esalava effluvi dannosi alle vigne e avrebbe recato un grave danno di immagine
a uno dei più prestigiosi vini del mondo. Come è andata a
finire è cronaca recente: la provincia ha elaborato un nuovo piano
rifiuti cancellando dal progetto Poggio Landi e sostituendolo con Pian
delle Cortine. Oggi si scopre che una di queste aziende usa il tanto aborrito
compost. La notizia viene dagli incaricati della Sienambiente presso la
discarica di Monteroni, i quali avrebbero giustificato la momentanea mancanza
di compost reclamata da piccoli coltivatori di orti e giardini, con la
fornitura di un grande quantitativo all'azienda di Montalcino. La conferma
giunge da un tecnico della stessa azienda che, pur mantenendo l'anonimato,
precisa che si tratta di un'operazione sperimentale da effettuare nelle
aree pianeggianti e marginali non adibite a vigneti. Non può sfuggire
la contraddizione tra la lotta per impedire la costruzione della discarica
di Poggio Landi e l'uso, per concimare i terreni, dello stesso materiale
la cui «nocività» fu determinante per il pronunciamento
della Corte dell'Aia. Dunque era nocivo alle vigne se veniva prodotto a
10 chilometri di distanza, ma non è più nocivo se si sparge
nei campi a ridosso dei vigneti?
(La Nazione, 1/4/2000)
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