L'ambiente,
          l'uomo,
               la vite.

di Lamberto Tosi

 



Il vino italiano si evolve, e con lui il modo di produrlo; la filosofia che sta alla base delle scelte dei produttori può essere o no condivisa. Sullo sfondo, il mercato, ma non solo. Facciamo un paio di esempi. Le aziende di punta del Chianti abbandonano sempre di più i vitigni bianchi nella composizione dei loro prodotti: quanto si guadagna in qualità del vino, e quanto di perde in "tipicità"? Oppure: appaiono sempre più frequentemente sul mercato vini ottenuti da blend di vitigni internazionali impiantati perlopiù da pochi anni; sono vini in genere a buon mercato e godibilissimi. Se da una parte fa sempre piacere acquistare dei prodotti che a meno di 15 mila lire danno delle buone soddisfazioni, dall'altra talvolta può venire il sospetto di avere a che fare con prodotti quasi "di laboratorio", frutto di calcolate alchimie, e del tutto avulsi dal contesto in cui nascono.
Tutto ciò può essere oggetto di dibattito: accogliamo perciò il parere di un agronomo operante in Lucchesia.

La grande varietà di vitigni, forme di allevamento, di tecniche di vinificazione ed affinamento, testimoniano il lavoro di millenni intorno a alla vite. Quello che però non mi pare ancora chiaro a sufficienza è quanto questo lavoro di perfezionamento del "prodotto" vino sia collegato all'ambiente, all' uomo ed alla varietà di vite stessa. 
La cosa che infatti mi pare molto improbabile è la trasformazione repentina che molti vini subiscono ad opera di enologi di grido.
Prodotti di oneste aziende agricole, che per anni si sono posizionate nella fascia bassa del mercato vinicolo, all'incontro con questi demiurghi del vino, si scoprono produttori eccelsi di vini degni dei fatidici tre bicchieri, scoprono di possedere vigneti dai nomi altisonanti, sfornano nel volgere di un anno, selezioni ed annate degne delle più prestigiose cantine di storica menzione. Il tutto condito con vinsanto e grappe di elegante fattura. 
Ma chi come me, vive la vita dell'agronomo a contatto con le aziende agricole che cercano di produrre qualità partendo dalla vigna ed ancor prima dal terreno e dalla scelta del giusto vitigno per quel terreno, sa che l'impianto di un vigneto, la sua progettazione, il suo allevamento, sono determinati da scelte, tempi ed avvenimenti che lo rendono unico nella sua impostazione, nella sua evoluzione, nel prodotto che ci si potrà attendere. 
Ma ancora prima delle realizzazione di un impianto viticolo, il viticultore deve avere in mente il prodotto che da questa vigna vorrà ottenere, quale evoluzione subirà negli anni, quali sensazioni potrà produrre nel fortunato degustatore. 
Questa fase di progettazione si concretizza poi in tutta quella serie di scelte tecniche che consentono di realizzare un impianto viticolo che si confrontano continuamente con l'ambiente in cui tale vigneto dovrà inserirsi e svilupparsi.
E tale ambiente che condizionerà il risultato finale, ma anche lo sviluppo e la riuscita dell'impianto stesso, obbligherà il vignaiolo ad intervenire per indirizzarne la produzione ed attenuarne i rigori, creerà quella "storia" che rende unico ogni vigneto e crea quella tipicità e quella caratterizzazione che un prodotto di qualità saprà esprimere al suo esame finale: la degustazione. 
Ma in tutto questo percorso l'uomo più che inventare il vino ad ogno costo, come da qualche anno appare sempre più come idea dominate dovrebbe esercitare quell'ars maieutica che consente ad ogni territorio ed ad ogni vigneto di esprimere il meglio di se. 
 
 
 
 
 

 

Editoriale | L'articolo | Il vino della settimana | Rassegna | Sottoscrivi | Collaboriamo