Dal XXXIII
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Costa degli Etruschi |
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È
del tutto scontato sostenere che la Toscana è una regione ad altissima
vocazione vinicola. Se poi si scende nel particolare, è facile anche
osservare che essa è una realtà composita, e se alcune zone
sono attestate su valori molto alti di immagine e qualità (Montalcino),
altre si sono riprese da grandi momenti di crisi (Chianti Classico), e
altre ancora in piena esplosione (Maremma). Una serie di territori che
potremmo chiamare minori, ma che si sono messi sulla strada giusta nella
evoluzione verso l'alta qualità, sono quelli che, non lontano dalla
costa Tirrenica, congiungono geograficamente una delle zone periferiche
del Chianti (le Colline Pisane) con le prime propaggini della Maremma.
Partendo dunque dalla provincia di Pisa, che si estende abbastanza verso sud, incontriamo dapprima la zona di Montescudaio, bel borgo sede della DOC Montescudaio Bianco e Rosso; questi vini, seppure di radicata tradizione popolare (e la DOC risale agli anni '70) non sono mai stati troppo importanti, anche perché originati in vigna da rese piuttosto generose. Adesso la musica pare cambiata, e la marcia verso la valorizzazione del vitigno Sangiovese è iniziata anche qui. Passati dalla provincia di Pisa a quella di Livorno, si incontra la zona della recente DOC Bolgheri, nel cui territorio le suggestioni letterarie si intrecciano con quelle paesaggistiche e la cui immagine beneficia degli influssi di un certo Sassicaia. Infine, proseguendo verso sud ci troviamo nelle zone della DOC Val di Cornia, e, separata da queste dal mare, della DOC Elba. Tutte queste regioni si sono saldate assieme a formare una strada del vino di recente definizione, la 'Strada del Vino Costa degli Etruschi', che attraversa fra gli altri, i paesi di Montescudaio, Bibbona, Bolgheri, Castagneto Carducci, Suvereto, per poi passare nell'isola d'Elba e si ferma, dunque, quando verso est si annuncia la Maremma con la DOC Monteregio di Massa Marittima. In questo resoconto, che non vuole
ovviamente essere esaustivo, ci occupiamo della zona di Motescudaio e di
quella della Val di Cornia, con un piccolo accenno per un vino di punta
del bolgherese di Michele Satta.
Piccole denominazioni crescono: Montescudaio DOC Le succinte note di degustazione che seguono sono il risultato di un piccolo viaggio virtuale nella campagna pisana, nella zona Montescudaio DOC, fatto attorno ad un tavolo variegato e composito per quantità e qualità, organizzato dalle competenti associazioni territoriali di sviluppo e guidato da una simpatica rappresentante. Esso raggruppava vini appunto della denominazione Montescudaio, oggetto del nostro parlare, e i vini della Val di Cornia. Le bottiglie che abbiamo scelto per la degustazione sono state, nell'ordine: Montescudaio Rosso DOC "Guadipiani"
1997 - Azienda Agricola Merlini
Il primo vino che esaminiamo è il Montescudaio Rosso DOC "Guadipiani" 1997 dell'Agricola Merlini che ha come consulente enologico Luca D'Attoma. Composto da Sangiovese (85%) e Cabernet Sauvignon (15%), presenta un bel colore rosso rubino di media consistenza ed offre un naso di buona intensità e discreta persistenza dove spiccano note erbacee e varietali un po' crude. In progressione complessa evoluzione aromatica con note di biscotto al forno e formaggio. In bocca si presenta di buona lunghezza, sapido e tendenzialmente morbido con un frutto non troppo concentrato che si diluisce nel finale. Sensazioni finali vanigliate e dolci chiudono il quadro per un vino non di elevata personalità ma che potrà sicuramente migliorarsi. L'azienda Poggio Gagliardo ha il non trascurabile merito di produrre un Montescudaio Bianco e Rosso di grande godibilità che sugli scaffali dei supermercati si possono acquistare a meno di diecimila lire. Esaminiamo i suoi due vini rossi di punta. Montescudaio Rosso DOC "Rovo" 1996 La composizione di questo vino è stata modificata nel corso degli anni. Attualmente essa è Sangiovese, Malvasia nera e Cabernet Sauvignon. Di colore rubino abbastanza vivido e mediamente consistente, offre invece al naso lodevole progressione aromatica di buona intensità e qualità. Quadro olfattivo fine giocato sulla mineralità e la speziatura più che sulla potenza e concentrazione del frutto. In bocca si riscopre eguale tendenza ma con maggiore presenza del frutto Sangiovese che si disvela appieno in un finale di beva lungo e speziato (leggermente balsamico). Caldo e sapido, il vino offre un tannino elegante anche se si nota un attacco alla beva legnoso non proprio coerente e che comunque si stempera nel proseguio, dove il vino dà il meglio di sé. Maturo e da bere, tutto sommato di bella presenza. Montescudaio Rosso DOC "Malemacchie" 1996 Uvaggio di Sangiovese e Cabernet
Sauvignon, questo vino presenta un colore rubino ma un po' sfumato e di
media cromaticità. Al naso le sensazioni non sono nitide e ben concentrate
e stentano a dare un quadro giudicabile appieno. La bocca dimostra una
sostanza di tutto rispetto, bene ammorbidita dall'apporto del rovere, netto
ma non spiacevole, che rimanda ad aromi terziari di tostato e vaniglia
dolci e di buona lunghezza. Sicuramente di corpo e di giusta sapidità,
non trova, almeno nella bottiglia da noi assaggiata, pieno compimento armonico
e offre impressione qualitativa inferiore rispetto al fratello
Rovo 1996.
Montescudaio Rosso DOC "Rosso delle Miniere" 1996 - Fattoria Sorbaiano Uvaggio di Sangiovese con aggiunte di Cabernet Sauvignon, questo vino, dall'aspetto rubino intenso e fitto, di buona densità, al naso disvela grande concentrazione e piena nitidezza aromatica bilanciata ed espressiva nelle componenti rovere/frutto, dove si rincorrono frutti rossi maturi e tostatura dolce che in divenire realizzeranno appieno un equilibrio ad oggi pendente sul rovere (piccolo). La bocca molto coerente con quanto espresso all'olfatto si mostra polposa, di grande avvolgenza e di buona intensità dove rimarchevole è l'espressione fruttata della materia prima. Il tannino mostra un ottima estrazione ed una caratura superiore. Sensazioni morbide e dolci accompagnano un finale di buona ampiezza. Un vino pronto/maturo di bella complessità e presenza. Da ricordare e tenere a mente. In chiusura: prendiamo atto, dal
piccolissimo campione preso a riferimento, del buon cammino intrapreso
da alcune cantine verso la valorizzazione dei vini di questa denominazione,
fino a pochi anni fa sconosciuti ai più.
Val di Cornia docet Nella cosiddetta Costa degli Etruschi, l'entroterra livornese comprende alcuni territori nei comuni di Campiglia Marittima, Suvereto, San Vincenzo e Piombino che hanno avuto da qualche tempo il riconoscimento ufficiale della DOC Val di Cornia e dove un piccolo ma significativo numero di cantine locali si sta facendo apprezzare per i vini prodotti, in alcuni casi anche in maniera eclatante. I vini: Val di Cornia Rosso DOC "Federico
Primo" 1996 - Gualdo del Re
Val di Cornia Rosso DOC "Federico Primo" 1996 - Gualdo del Re Il vino proposto dalla cantina del simpatico Nico Rossi si presenta con colore vivido e fitto, quasi impenetrabile, e al naso con un impatto marcato e presente dove la qualità olfattiva, in cui peraltro prealgono profumi soprattutto terziari (caffè), viene sporcata da evidenti sbavature animali un po' esacerbate. In bocca è morbido e di buona struttura, corpo pieno, e dimostra una fruttuosità che, seppur velata dalle note terziarie, è di bella sostanza e una ottima trama tannica, di grande profondità e persistenza finale. L'equilibrio gustativo è in via di realizzazione ma vi è una disarmonia creata appunto da queste sbavature olfattive. In altri assaggi, recentemente per esempio sul vino di punta Gualdo del Re, questi problemini aromatici sono venuti fuori; non sappiamo definire se si possa trattare di problemi di bottiglie particolarmente sfortunate. Tant'è; superati questi scogli si potrà veleggiare in mari di sicuro più tranquilli e pescosi. Val di Cornia Rosso DOC "Il Peccato" 1997 - Jacopo Banti Anche in questo vino, nella cui composizione entrano a far parte Sangiovese, Ciliegiolo e Cabernet Sauvignon, i profumi terziari del legno si fanno sentire. In bocca è morbido, strutturato e speziato (caffè). Rispetto al Gualdo del Re risulta meno tannico, più piatto; è sorprendente che in una annata come il 1997 il frutto sia così in ombra. La pecca maggiore la troviamo in una non marcata concentrazione che potrebbe conferire invece più spessore e profondità ad una buona sostanza. Il rovere ad oggi è ancora da assorbire così come certi terziari un po' troppo in evidenza. Vino di buona impostazione ma niente più. Val di Cornia Rosso DOC "Buca di Cleonte" 1996 - Petricci Si tratta di un vino che presenta caratteristiche evolute nonostante la relativa giovinezza: la struttura olfattiva è giocata infatti più sulla mineralità che non sulla concentrazione del frutto; frutto che si offre non ampio nemmeno al palato dove il vino tende a lasciare sensazioni aromatiche di bocca quasi da passito, dovute ad una prolungata ossigenazione certo ma segno evidente di una longevità non spiccata: un punto interrogativo dunque su quanto offerto al palato per un vino maturo e di beva non importante, dalla trama tannica non ben diffusa anche se di buona qualità. Nota finale:
Un appuntino su una realtà piccola ma di sicuro interesse incontrata un paio di volte negli ultimi anni nei viaggi degustativi del nostro Fernando Pardini, che ci permettiamo di segnalare per la costante crescita del loro vino di punta: il Rosso Val di Cornia DOC: si tratta della azienda Martelli&Busdraghi di Suvereto. Degustato nel maggio 1999 il vino della vendemmia 1997, taglio di Sangiovese al 65% più Cabernet Sauvignon e Merlot passato in barrique francesi per 10 mesi, presentava bei profumi fruttati e vegetali ed una dolce avvolgenza in bocca, dove la struttura tannica era ben distesa, nobile, in un impianto di corpo, morbido, dotato di buona sapidità e spinta acida e in cui spuntava un buon finale, senza asperità. Bella sorpresa anche se di prezzi non sappiamo ancora. Piccolo accenno, per concludere, al vino di Michele Satta (Castagneto Carducci) Vigna al Cavaliere 1996, Sangiovese in purezza e vino di punta dell'azienda. Lo abbiamo già incontrato nella manifestazione di San Casciano in Val di Pesa, ma lì era affiancato dal fratello più esuberante e ammiccante qual'è il Piastraia (Sangiovese e Cabernet Sauvignon) e forse veniva messo un po' in ombra. Qui ci si è rivelato come un vino morbido e vellutato, che in bocca presenta una notevole progressione fino a giungere ad un finale molto soddisfacente, lungo ed elegante.
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