L'appunto al vino
di Fernando Pardini

Il vino: 
Cabernet Sauvignon Refolà 1995
Vigne di San Pietro

Data assaggio:
novembre 1999

Il Commento:

Già alla vista vuol mostrare di che pasta è fatto: quasi nero e impenetrabile, di mirabile consistenza disvela poi al naso sviluppo aromatico intenso e molto fine giocato tutto sulla evoluzione terziaria dei profumi dove il varietale viene meno nei confronti delle sensazioni di china, cioccolato, liquirizia ed erbe aromatiche molto bene amalgamate e persistenti, con note di pelliccia bagnata e cuoio in sottofondo.
Caldissimo in bocca eppur grandemente morbido dona coerenza all'olfatto con maggiore persistenza.
Dominata ad inizio beva ancora da erbe aromatiche e leggermente balsamiche la bocca resta poi avviluppata in un bouquet terzializzato di buona avvolgenza dove spiccano il cacao puro e  il goudron che lasciano un finale di bella lunghezza e profondità.
Vino dalla beva vellutata e masticabile, cremosa direi, che ha una potenza incredibile ma ben equilibrata dalle essenze infuse dal rovere piccolo. Attualmente è un vino pronto che può durare ancora un po' di anni.
Per certi versi, pur provenendo dalle colline di Sommacampagna, nel Veneto dei bardolini e dei bianchi di Custoza, trova diversi punti in comune con un cabernet alto atesino di pari annata degustato qualche mese prima: il Freienfeld dei Produttori di Cortaccia: entrambi ci mostrano la rimarchevole differenza rispetto ai cabernet toscani. In  questi ultimi ci ritrovo maggiori ardore e nervosismo, tipici se vogliamo dei grandi vini della mia regione, e per questo forse li sento più vicini al mio ideale di gradimento.
Ma il gradimento, pur nella diversità, è assicurato anche dal Refolà, che credo avrà o vivrà un radioso futuro.
 
 
 
 

 


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