L'appunto al vino
di Fernando Pardini

 

Le Premesse:

L’appunto riguarda una degustazione fatta in una calda serata di luglio 1999. In compagnia.

I vini che abbiamo voluto degustare (alla giusta temperatura) sono stati:

Soave Classico SuperioreVigneti di Foscarino 1995 - Inama.

Aglianico d’Irpinia IGT ‘I.D.E.M.’ 1997 - Feudi di San Gregorio.

Di Giuseppe Inama e dei suoi vini ho già avuto modo di parlare e qui ribadirò le impressioni colà provate, con qualche ripresa, anche perché in aprile ho assaggiato il Vigneti di Foscarino 1997.

Il secondo assaggio è stato dettato dalla curiosità di provare qualcosa di nuovo, o almeno di meno scontato, per le nostre latitudini e attitudini: un vino da uve aglianico proveniente dalla Campania e prodotto da una azienda a tutti i commensali me compreso nota solo ‘di nome’ ed elogiata a piè sospinto in ogni dove.

Il commento:

Vigneti Foscarino 1995: all’occhio si presenta di colore giallo dorato anche se non pieno, brillante e consistente : l’esame visivo fa già presagire i contenuti e cioè corpo importante e componenti morbide in evidenza.

Al naso colpiscono l’intensità e la gamma di profumi che mantengono un costante sviluppo anche ad ossigenazione prolungata: si caratterizza per la fragranza del fruttato di base, ancora percepibile, e per i riconoscimenti di muffa nobile, miele e speziatura di vaniglia dolce in un quadro olfattivo di grande finezza.

Significativi i ritorni fruttati con il proseguio della ossigenazione, dove percepisco pesca e cedro.

Al palato regala bocca importante e tendenzialmente morbida dove ottima è la rispondenza gusto-olfattiva, e colpisce con la beva il ritorno di aromi fruttati freschi come di agrume che garantiscono un maggiore equilibrio ai toni morbidi dovuti alle elevate componenti glicerica e alcoolica.

Ancora intenso e persistente in bocca, sicuramente di corpo, caldo e avvolgente ribadisce una struttura generale di grande finezza ed una armonia complessiva non completamente realizzatasi ma di buona piacevolezza.

Le sensazioni finali sono calde e morbide e lo stato evolutivo vede un vino pronto con buone prospettive di durare ancora per un pò.

Aglianico d’Irpinia ‘I.D.E.M.’ 1997: il colore si presenta di un rosso rubino con riflessi scuri e purpurei; è limpido e piuttosto consistente: si denota certamente una buona carica glicerica. Presente una leggera effervescenza.

Al naso si caratterizza inizialmente per i toni varietali fruttati tipici dell’uva e vinosi con riconoscimenti di ciliegia, abbastanza intensi e non molto persistenti per poi virare pian piano con l’ossigenazione in note di goudron non ben focalizzabili.

L’approccio più curioso tuttavia lo si ha sicuramente al palato dove ad inizio beva ritornano i rimandi dolci fruttati già provati all’olfatto, con sensibile presenza di carbonica , subito virati però in sapori molto asciutti che rimandano alla torrefazione e alla liquirizia.

Il vino è sicuramente di corpo, con trama tannica solida ma con l’andar di beva la nota caffeosa si fa predominante e tende al monocorde portando le componenti dure in evidenza e una beva via via più faticosa con aromi di bocca astringenti e amarognoli ; l’equilibrio gustativo vede pendere la bilancia sulle note dure e l’armonia complessiva risulta ad oggi non ancora realizzata.

Le conclusioni: le conclusioni mi vedono ribadire il concetto di base sui Soave targati Inama: e cioè che qui siamo di fronte a un nuovo Soave, dove la tipicità viene in qualche modo celata.

Una correzione va fatta su quanto detto allora circa la finezza e la eleganza che in questa annata in verità risultano in tutta evidenza pur in presenza di estrazioni molto spinte.

Evidentemente l’apporto dei tannini del legno, qui molto fini, ed il prolungato affinamento in bottiglia hanno armonizzato maggiormente il bouquet che non nel vino di giovine età. E poi c’è vendemmia e vendemmia…

Alla fine di questo potrei azzardare che ci sta una maniera francese di fare vino in casa Inama, e la Garganega colta in surmaturazione e un grande controllo della fase fermentativa e….. e poi vedremo.

Resterà il ricordo di un grande bicchiere di vino bianco italiano.

Sul vino campano è inutile negare che c’è stata una mezza delusione fra gli astanti, viste le attese e considerate le lodi tessute dall’establishement enologico nazionale su Feudi di S.Gregorio.

È anche vero che questo non è, a quanto sembra, il vino di punta dell’azienda e che l’annata 1997 costituisce l’esordio per IDEM rosso.

Direi comunque che stante la qualità espressa lo ritengo un po’ troppo caro…

Varrà però sicuramente la pena assaggiare i cru di Taurasi che stanno rendendo celebre nel mondo questa azienda insieme alla bella terra di Campania.

 

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