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Il vino:
Isonzo doc Tocai Friulano 1997
Borgo San Daniele
Sotto-zona: Cormons
(Gorizia)
Data assaggi: Marzo 2000
Il Commento:
Il giallo paglierino acceso, dalla bella cristallinità
e dalla discreta consistenza, conduce ad un naso intensamente fragrante
e persistente che realizza un quadro aromatico netto, tendente all'ampio,
variegato e fine in cui si rincorrono sensazioni floreali e fruttate molto
qualificanti assieme a note di essenze balsamiche. La bocca è calda,
sapida, fruttata ed estremamente equilibrata tra la spinta acida (ancora
vivida) da un lato e la ricca componente polialcoolica dall'altro che regala
contrasto ottimale e beva avvolgente, brillante e morbida. Sul finale ritornano
note varietali dolci ma forse un po' acerbe, saline. Poi resta a lungo.
Vino sicuramente pronto ma che ha scorta di energie per il futuro, tocai
di razza che si avvicina poco alla tipicità del tocai friulano per
via qui di una dolcezza e soavità che ne caratterizzano lo stile
e l'approccio. Da meditare e da tenere a mente. Sugli scaffali di una enoteca
dai ricarichi onesti si può trovare a 18-19000 lire: questo vino
vale ancora oggi l'acquisto e il riacquisto.
Chiosa:
Folgorato da un assaggio neanche troppo meditato
di un anno fa, mi ero ripromesso una verifica a distanza perché
ero sicuro di poter trovare un vino che sapesse regalare ancora buone sensazioni:
non mi sbagliavo. Il Tocai Friulano 1997 di Borgo San Daniele
resta una bella sorpresa "di bianco vestita" per quella vendemmia friulana
(secondo me s'intende e per quanto assaggiato). Accanto a cotanta bontà,
pur nella diversità di stile e a parità d'annata, appaio
il Tocai Ronc de Zorz 1997 di Livon e, un gradino sotto,
il più tipico e solido Tocai Friulano 1997 del simpatico
Edi
Keber. I vignaioli Mauro e Alessandra Mauri possono andarne fieri;
nel frattempo ho avuto modo di assaggiare il 1998 che ricalca le orme dell'annata
precedente sicuramente nello stile tipicamente "atipico" anche se il contrasto
acido e la vivacità meno accesi mi regalano ora un quadro d'insieme
qualitativamente inferiore, sia pure nel nome della rotondità, della
piacevolezza e della "fruttuosità".
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