L'appunto al vino
di Fernando Pardini
 
 
Il vino:
Morellino di Scansano doc "Capatosta" 1998
Poggio Argentiera

Data assaggi: Marzo 2000

Il Commento:

Il rubino brillante, profondo e denso che traspare dal bicchiere di questo Morellino chiamato Capatosta è assai rimarchevole per cromaticità e concentrazione antocianica. L'olfazione ci conduce con mirabile intensità ad un quadro che quasi quasi sfiora l'eccellenza: è ampio, vinoso, lievemente etereo, fruttato. Si riconoscono frutti di bosco in miscela finissima e persistente che ti accompagnano fino alla beva, niente di più coerente con l'olfatto, in cui il vino sprigiona da subito sostanza e densità tattile lodevoli, un appannamento a centro bocca e una buona lunghezza nel finale e nel retrogusto. 
Il quadro gustativo che se ne ha appare intenso e persistente, l'apporto tannico del rovere è sicuramente già domato dalla esuberanza del frutto, la tannicità propria è distesa, assai compatta, "dolce" e marcatamente setosa, la morbidezza è ai massimi livelli mentre l'acidità è carente cosicchè il vino risulta squilibrato verso toni morbidi eccessivi, anche se non molli, che danno sicuramente rotondità all'impianto ma poco contrasto. Corposo eppure elegante, globalmente fine, caldo e fruttato nel finale: ecco le sensazioni che mi sono rimaste di questo pur sorprendente vino della Maremma, a me sconosciuto, che gioca le sue carte sulla accentuata estrazione polifenolica e glicerica quindi sulla carnosità e la morbidezza.
Ha scontato 12 mesi di barrique e 6 mesi di affinamento in bottiglia, al momento dell'assaggio è a pochi giorni dalla sua commercializzazione: può definirsi giovane ma anche pronto, per via dell'assenza di certi toni duri segno a volte di esuberante gioventù ancora da domarsi. Un vino abbastanza armonico e tendenzialmente equilibrato nelle varie componenti da meditare e da tenere a mente e che in ristoranti dai giusti ricarichi può trovarsi a 35000 lire o giù di lì.
 

Chiosa:

Dell'azienda Poggio Argentiera e del suo vignaiolo Gianpaolo Paglia niente so: l'unica attuale traccia sta in questo vino, che la curiosità crescente verso la Maremma e i suoi prodotti mi ha portato a conoscere di recente. Certamente la curiosità viene stimolata dall’etichetta, quando si legge "95% sangiovese, 5% alicante" oppure "gradi 14,5°": l’assaggio è d'obbligo. La risposta la leggete da soli nel mio commento, qui mi sento di ribadire che se vi fosse maggiore contrasto acido e sapidità potrebbe avere una spinta in più, che ne realizzerebbe maggiore carattere e nerbo: in questo modo, ferme restando la sua struttura "da competizione" e la sua stoffa, ne farebbe vedere delle belle, belle che in buona parte già si vedono. Ne sentiremo riparlare.

 

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