L'appunto al vino
di Fernando Pardini

 

 

In realtà un appunto ai vini. Degustati in una serata agostana. In compagnia.

I vini assaggiati sono stati:

Vernaccia S.Gimignano doc Cesani 1997

Igt Toscana Sauvignon Poggio Alle Gazze 1996 –Ornellaia;

Den.Alsace Controlèe Gewurztraminer ‘Pierre Sparr’ 1997;

Chianti Colli Senesi doc Fattoria La Quercia 1997;

Rosso di Montalcino doc ‘Villa Poggio Salvi’ 1996;

Igt Toscana Merlot SerGervasio 1994 – Pietraserena

La Vernaccia S.Gimignano doc Cesani 1997 si presenta con un colore paglierino fluido e brillante ma un naso non ben delineato e profondo: su struttura olfattiva comunque abbastanza fine spunta il sentore di mandorla.

In bocca si presenta secco, asciutto, abbastanza caldo e di corpo, in sintonia con la tipologia, con persistenza più accentuata rispetto al naso e con sensazioni finali asciutte e ammandorlate.

Direi che rispecchia i caratteri tipici del vino vernaccia almeno in bocca, senza offrire sussulti, con caratteristica austerità; delude maggiormente all’olfatto dove si riscontra una carenza di frutto piuttosto netta.

Di tutt’altro impatto e livello il Poggio Alle Gazze 1996 della Tenuta Ornellaia, più e più volte degustato negli ultimi tempi proprio di questa annata, che continua a sorprendermi piacevolmente.

Ad un giallo paglierino brillante e piuttosto consistente il vino associa un naso intenso e persistente dove domina un melange aromatico di agrumi e minerale, e dove in seconda beva spunta il biancospino a sottolineare la presenza varietale del frutto.

La rispondenza gusto-olfattiva è ottima, con impianto di bocca grasso e tendenzialmente morbido; buona la persistenza, pieno l’equilibrio e ormai raggiunta l’armonia per questa annata; rimarchevole per piacevolezza la sensazione di freschezza dovuta ad una acidità ancora presente mitigata e corretta dalla evidente alcoolicità che rende morbido l’impianto e dolce la beva.

L’ultimo bianco della serata è stato il vino base della denominazione gewurztraminer alsaziano di Pierre Sparr del 1997, degustato in accoppiamento con una quiche lorraine.

Di un giallo quasi dorato, limpido e consistente offre un impatto olfattivo prepotente e smaccato, aromatico e intenso, con sentori di agrume e miele per la verità alla lunga stucchevoli e monocordi (viene alla mente l’odore penetrante di certe soluzioni saponose aromatizzate); con il prolungarsi della ossigenazione si evidenzia una attenuazione netta nei profumi primari a favore di una inconsistenza e mollezza olfattiva altrettanto evidenti .

Sicuramente lo si ricorda di più in bocca, presentandosi di buona grassezza e avvolgenza e mostrando una estrazione di frutto notevole per corpo e sapidità.

La sensazione anche in questo caso è però saturante e stagnante sul dolce amaro anche se l’impianto qualitativo è abbastanza fine. Sensazioni finali con ritorni di bocca freschi (durezza) e agrumati.

Vino salvato dall’abbinamento, indubbiamente azzeccato: le spigolosità amarognole della beva sono così rese gustose dalle sensazioni fumè della pancetta mentre la grassezza e la evidente nota alcoolica ben si accoppiano alla dolce aromaticità della cipolla.

Passando ai vini rossi un appunto al Chianti Colli Senesi doc Fattoria La Quercia 1997.

A fronte di un impatto olfattivo corretto e piuttosto nitido nel frutto su struttura abbastanza fine anche se non di buona persistenza , il vino presenta una bocca con sostanza fruttata molto meno marcata a discapito di una struttura tannica non propriamente fine ne levigata bensì invadente che rende presto la beva difficile e con aromi di bocca amari.

Stante l’annata è forse lecito attendersi evoluzioni di ben altro tipo da vini sangiovese toscani ( anche della zona S.Gimignano come in questo caso): non so dire se l’equilibrio e l’armonia complessiva oggi non raggiunti siano raggiungibili con un ulteriore affinamento in bottiglia , ma la trama tannica e soprattutto la qualità tannica mi trovano perplesso.

Trattasi comunque di un vino dal prezzo molto competitivo ( sotto le 10000 lire in azienda).

Sicuramente più importante ( anche nel nome) è il Rosso di Montalcino doc ‘Villa Poggio Salvi’ 1996, espressione della fattoria di proprietà Jacopo Biondi-Santi e che intende rappresentare l’alternativa più appetibile (almeno alle tasche) alla arcinota Tenuta del Greppo.

La linea vini presenta tra gli altri questo Rosso che assaggiamo dell’annata non ultima in commercio essendo già presente sul mercato il 1997.

Dal colore rosso rubino intenso e consistente il vino offre un impatto olfattivo piuttosto fine dominato dalla fragranza fruttata dell’amarena e floreale della viola. In sottofondo leggera speziatura pepata su impianto abbastanza intenso e mediamente persistente.

Lo spettro aromatico di bocca risulta dominato invece dal rovere che tende ad asciugare troppo la bocca diminuendo sensibilmente la piacevolezza di beva a fronte di una struttura comunque buona.

Il vino è tutto sommato un po’ troppo austero e stenta ad aprirsi completamente, complice forse una trama tannica troppo fitta e asciutta.

Sapidità, calore e note ammandorlate sono le sensazioni finali.

Ribadiamo l’aggressività dei tannini ed una armonia forse ormai giunta al suo apice.

Sicuramente per l’annata 1996 si potrebbero citare diversi altri Rossi di caratura nettamente superiore.

Il finale spetta, rispettando l’ordine di apparizione, al Merlot SerGervasio 1994 di Pietraserena, azienda produttrice tra l’altro di Vernaccia di S.Gimignano anche in importante linea cru da vigneto singolo.

Da vigneto singolo situato nei pressi del centro di S.Gimignano nasce anche questo merlot che offre al bicchiere un rubino tendente al granato, quasi impenetrabile senza unghie evidenti, di buona consistenza e limpidezza.

L’impianto olfattivo abbastanza intenso e di buona persistenza stenta inizialmente (e giustamente) ad aprirsi e in tutte le fasi della prolungata ossigenazione mostra un curioso sentore animale, più propriamente di fegato, abbastanza particolare e comunque persistente nel tempo, che tende a caratterizzare l’esame organolettico; il frutto merlot non si percepisce tanto ma si percepiscono speziature di rovere e di pepe sopra una struttura comunque fine.

In bocca è sicuramente secco e abbastanza morbido mentre é il rovere a dominare l’impianto: una trama tannica importante ma sovra-estratta fa pendere la bilancia sulla durezza rispetto alla morbidezza e alla dolcezza di frutto.

Per quanto riguarda l’equilibrio gustativo in risalto, ad inizio beva, l’alcool che si diluisce solo in fondo.

Una nota di torrefazione evidente caratterizza il finale.

Alla fine potrei dire che la notevole massa estrattiva di questo vino potrà far sperare in un affinamento ulteriore dei tannini, ben presenti ma troppo duri, lasciando riposare la bottiglia (la prossima) ancora per un po’.

Solo in questo modo si può sperare che possa raggiungere, almeno in parte, la morbidezza e lo spessore tipici dei grandi merlot che anche italiani crescono.

 

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