Buone nuove dalla Langa.
E’ di rigore fare un appunto al vino piemontese e un appunto è
ben poca cosa se rapportato al blasone del territorio che si intende
rappresentare, ma tant’è; mi propongo qui appresso di fornire personale
giudizio su alcune espressioni dei vini di Langa.
I vini sono stati assaggiati in vari momenti databili aprile\maggio
1999; la scelta delle cantine è puramente casuale (o quasi) e frutto
della mia curiosità; altre ne seguiranno.
I vini assaggiati:
Di Roberto Voerzio da La Morra :
Barolo Cerequio 1995
Barolo La Serra 1995
Langhe Rosso igt "Vignaserra" 1997 (campione da botte)
Di Luciano Sandrone da Barolo:
Dolcetto d’Alba 1998
Barbera d’Alba 1997
Nebbiolo d’Alba 1997
Barolo Cannubi Boschis 1995
Di Conterno-Fantino da Monforte:
Barolo Sorì Ginestra 1995
Langhe Rosso igt ‘Monprà’ 1998 (campione da botte)
Di Marco Parusso da Castiglion Falletto:
Barolo Vigna Munie 1995
Di La Spinetta da Costigliole Lanza:
Barbera d’Alba Vigneto Gallina 1997
Il commento:
Bei vini i vini di Roberto Voerzio anche se il blasonato Barolo
Cerequio non mi ha impressionato oltre misura rispetto al La Serra:
il primo sicuramente più espressivo al palato, rispetto al secondo,
in termini di avvolgenza ed eleganza, anche se mancante della piena setosità
tipica di questi vini, mentre al naso impressiona maggiormente il La
Serra per intensità di profumi e caratterizzazione degli stessi
(forse non troppo aggraziato in questo senso) con frutto più in
evidenza.
Se il Cerequio lo potremo definire ampio nella caratteristica
olfattiva con fragranza di viola passa, come riconoscimento l’altro è
più definito nei profumi e i riconoscimenti di frutti rossi maturi
(amarena e prugna in primis) sono marcati.
In bocca è sicuramente superiore il Cerequio ed entrambi
sono accomunati da una bevibilità un tempo impensabile per un Barolo.
Un gradino più sopra sta sicuramente il Vignaserra 1997,
ancora in affinamento al momento dell’assaggio ma di una dolcezza rimarchevole
al palato; struttura tannica eccellente e buon legame frutto/legno fanno
il resto.
Lo spettro aromatico è espressivo ed elegante con sensazioni
dolci (frutto barbera) riconoscibili ed equilibrio non molto lontano dal
top: consistenza gustativa e bevibilità sono ulteriori pregi per
un vino che sicuramente potrà affermarsi tra i grandi di Piemonte.
Nota: il Vignaserra 1997 è un taglio di nebbiolo 85% barbera
10% e cabernet 5%.
Altra nota: molto simpatico il vignaiolo Roberto Voerzio.
La curiosità e la stima verso i vini di Luciano Sandrone da
Barolo mi hanno condotto alla degustazione a cui accenno qui di seguito
e in breve:
Sicuramente degno di tal nome il Dolcetto 1998 figlio di un frutto
purissimo e ben vinificato; bella dolcezza e sensazione finale tipica,
leggermente amarognola, ne fanno un vino di buona beva e qualità
fine.
Estrema concentrazione di frutto può essere una delle sintesi
per la Barbera d’Alba 1997 che si presenta con struttura gustativa
di forte impatto e consistenza realizzando una beva importante e tutto
sommato equilibrata. Rovere in parte da assorbire ancora ma il vino ha
la possibilità di farlo.
Per la sua categoria colpisce il Nebbiolo 1997 dai profumi eleganti
e fruttati particolari, che spaziano dalla amarena alla frutta esotica.
Su una bocca di grande avvolgenza spiccano la dolcezza e nello stesso tempo
la freschezza nelle note acidule del frutto.
Ottima comunque la rispondenza gusto-olfattiva e buona l’armonia complessiva
per un vino sicuramente da lodare.
Bella espressione di Barolo della nuova generazione mi è sembrato
il Cannubi Boschis 1995 che gioca le sue carte migliori sulla eleganza
e sulla armonia generale già ben risolte: colpisce al palato la
qualità e la bontà dei tannini che col tempo potranno condurre
questo vino a livelli alti; bella profondità aromatica anche se
al tempo dell’assaggio non ancora focalizzata e nitida.
Dalle mani del simpatico Giulio Fantino della Conterno-Fantino
ricevo e assaggio il Barolo Sorì Ginestra 1995 e devo dire
che l’impressione avuta al primo impatto con questo vino è stata
fulminante: qualità superiore agli altri e bevibilità estrema,
bella trama tannica e avvolgenza, cioè è sembrato avere una
marcia in più però, a distanza di un mese lo assaggio di
nuovo e mi trovo a correggere il giudizio lusinghiero sostituendolo con
uno più cauto vista la non troppo focalizzata espressione aromatica
e una densità buona ma non superiore, come ci si aspetta dai grandi
vini di Monforte d’Alba.
Sicuramente credo di non sbagliare però se dico che il Monprà
1998 (taglio nebbiolo/barbera) potrà metter sotto molti vini
blasonati di Langa e d’Italia: è ancora presto ma la dolcezza l’equilibrio
e la stupenda pastosità costituiscono buon preludio per tale fine.
Infine l’appunto sull’ultimo barolo: il Vigna Munìe 1995
del giovane e aitante Marco Parusso da Castiglion Falletto/Monforte che
offre setosità e densità degne del nome che porta e un naso
ancora da focalizzarsi ma di sicura complessità aromatica.
La sensazione di trovarci di fronte ad un vino da uve nebbiolo è
netta e piacevole.
Appunto degli appunti è quello sulla Barbera d’Alba Vigneto
Gallina 1996 perché non ho appunti da fare: semplicemente grandioso.
Per intenderci se la Barbera di Sandrone può definirsi un bel
vino qui occorre scomodare la categoria superiore di apprezzamento per
descriverlo (è inteso, a mio parere).
Finalino:
Se c’è un commento finale a suggello di questo primo e sommario
escursus sui vini rossi piemontesi è questo: i vini Barolo giovani
sono molto ben bevibili e il vitigno barbera sarà uno dei vitigni
del futuro per l’enologia italiana.
Infine, se dovessimo scomodare confronti e comparazioni sui barolo degustati
sopra, ciò mi resta molto difficile perché sebbene differenze
ve ne siano si parla pur sempre di ottimi livelli (che stanno di poco al
disotto del limite inferiore dell’eccellenza):
una lancia in più la spezzerei comunque per il Barolo Vigna
Munie di Marco Parusso e tutti gli altri a pari merito.
Se parliamo di qualità tout court certo la Barbera Vigneto
Gallina….
Tra gli outsiders ovvero le denominazioni "inferiori" una nota di merito
vada al Nebbiolo 1997 di Luciano Sandrone.
Tra i vini da tavola, come si diceva un tempo, beh ritengo di avere
assaggiato due grandi vini :il Vignaserra e un giovane ma promettente
Monprà.
Alla prossima.
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