Dal XXXIII 
Congresso AIS
 

Nuove idee in casa Leonardo (da Vinci)

 

L'azienda Cantine Leonardo, situata a Vinci (FI), è una realtà di grandi dimensioni, raccoglie le uve coltivate in 600 ettari fornite da 240 fattorie, e intende lavorare per la rivalutazione della zona di Montalbano.

Dalle Cantine Leonardo ecco alcune nuove idee

IGT Toscana Chardonnay ‘Ser Piero’ 1998;
Chianti Montalbano Leonardo 1998;
Chianti Montalbano ‘San Zio’ 1997;
IGT Rosso Toscana ‘S. Ippolito’ 1997.


IGT Toscana Chardonnay ‘Ser Piero’ 1998

Questo vino ha origine da un mosto che, decantato a freddo, ha fermentato direttamente in barrique alla temperatura di 18-20 °C ed è stato mantenuto sulle fecce per circa quattro mesi, per poi essere affinato in bottiglia per tre mesi; si presenta con un colore giallo paglierino vivido, brillante e abbastanza denso. Fa riscontro al naso una buona intensità aromatica ed una buona persistenza giocata sui sentori chiari della banana e dei frutti esotici che mostrano tutto sommato una buona varietalità e un frutto che contrasta bene l'apporto del rovere.

La bocca si offre ad una struttura gustativa piuttosto densa e avvolgente, su impianto tendenzialmente morbido e con sensazioni crescenti di speziatura di vaniglia man mano che la beva prosegue. Buon finale che evidenzia un frutto assai presente (tipico) con sensazioni però leggermente amarognole. Ben bilanciato il rovere, che invade il giusto.

Chianti Montalbano Leonardo 1998

Fermantazione completamente in acciaio, per un sangiovese in purezza dal colore rubino-violaceo fitto, compatto e fluido con profumi intensi di viola e vegetali (erbaceo) un po' acerbi e qualche sensazione di saturazione aromatica con un impronta animale che sa di ridotto.

In bocca presenta un buon frutto, ma difetta di acidità e questo lo rende un tantino piatto, e sviluppa una trama tannica media e abbastanza fine che tende però ad asciugare troppo la beva. Vino di medio impatto e da bere in età giovanile
.

Chianti Montalbano ‘San Zio’ 1997

Vino derivante da una selezione di uve Sangiovese; la macerazione dura venti giorni a 32 °C, e l'affinamento avviene in tonneaux per dieci mesi e in bottiglia per otto. Dell'annata degustata la produzione dispone di sole 15.000 bottiglie (che sono poche se rapportate ai numeri con cui solitamente si confronta, o si è confrontata, una realtà aziendale come quella delle Cantine Leonardo).

Si parte da un colore rubino uniforme tendente al granato per passare al naso leggermente boisé di buona intensità, con ritorni di spezie e frutta di bosco rossa matura e sensazioni aromatiche "sulle fecce". Si arriva al palato con una trama tannica non proprio raffinata (animale, pelliccia bagnata) ed un finale in cui il frutto ritorna bene, accompagnato da note amarognole e sensazioni leggermente vanigliate.

La struttura è tendenzialmente morbida ma da una vendemmia 1997 ci sarebbe da aspettarsi di più in termini di concentrazione ed avvolgenza. Ribadiamo la qualità tannica non superiore.

IGT Rosso Toscana ‘S. Ippolito’ 1997

Il blend consiste del 50% di Sirah e 50% di Merlot per il 70% della massa delle uve; la composizione del restante 30% viene decisa di anno in anno; nel 1996 la composizione definitiva si è attestata sul 50% per ciascuna uva, nel 1997 c'è un 70% di Merlot. Le uve sono coltivate in vigne sperimentali che nel tempo sono state affidate anche alle cure e agli studi del prof. Attilio Scienza. I tempi e le modalità di fermentazione e affinamento ricalcano quelli del Chianti SanZio.

Il 1997 rappresenta la seconda vendemmia in assoluto per questo vino e la produzione si aggira attorno alle 12.000 bottiglie. Nel bicchiere offre un bel colore rosso rubino fitto, intenso e di bella consistenza che ci èparso l'aspetto organolettico più interessante stante il conseguente impatto olfattivo di media intensità con prevalenza delle sensazioni di frutta rossa dolce tipiche dell'uva Merlot, a cui si accompagnano comunque nette le note pepate del Syrah.

In bocca il vino mostra un corpo medio, un tannino leggermente astringente e conferma una certa austerità già riscontrata per i profumi, non tende ad esplodere e a coinvolgere il palato e la lingua più di tanto. Il finale è piuttosto corto.

Chiosa:

Lodevole l'impegno programmatico di una grossa realtà cooperativa che intende farsi rispettare nel mercato del vino di qualità dove non esistono molti esempi in proposito se usciamo dal Trentino-Alto Adige.
Sicuramente i mezzi tecnici e le risorse ci sono; non resta che attendere migliori sorti e sviluppi futuri.

La cosa più interessante ci è parsa probabilmente il vino bianco, che purtroppo e ancora una volta uno Chardonnay, mentre avremmo senz'altro preferito prediligere le espressioni territoriali più tradizionali quali il Sangiovese del chianti Montalbano.

 

 

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