Vini 99
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gli assaggi |
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Tenuta del Terriccio (Castellina Marittima) Guidati dall'ineffabile sorriso di Penny Murray, assaggiamo il Rondinaia 1998, blend di Sauvignon Blanc e Chardonnay fatto maturare in acciaio, che a un colore giallo intenso associa qualità olfattive floreali e varietali di buona intensità e media persistenza, in cui si riconoscono tiglio, sambuco e frutta matura (mela). La bocca è abbastanza espressiva e nitida, attualmente tendenzialmente acida e di buona struttura; un affinamento ulteriore, stante la sostanza, fa presagire futuri equilibri per una struttura di media profondità e che non si dilunga troppo nel finale. Di seguito degustiamo l'altro vino
bianco di questa cantina: il Con Vento 1998, frutto della vinificazione
di sole uve Sauvignon Blanc, maturato in acciaio.
Tra i rossi assaggiamo il Tassinaia
1996, blend di Cabernet (45%), Sangiovese (45%) e Merlot (10%) affinato
per 12 mesi in barrique. Presenta un colore rosso rubino scuro, brillante
e piuttosto denso. I profumi sono intensi e di buona persistenza e offrono
un quadro fine all’impianto olfattivo, sicuramente eleganti nelle note
e nei rimandi varietali (erbaceo) e in quelli più evoluti (frutta
rossa), oltre ad accenni terziari di caffè.
Fattoria dell'Uccelliera (Fauglia) Dalla Fattoria Uccelliera di Fauglia abbiamo dapprima assaggiato i due bianchi: il Ficaia 1998, uvaggio di Trebbiano e Chardonnay che tende a svincolarsi dal disciplinare del San Torpè, vino di profumi mediamente intensi, che ha comunque una buona freschezza e una bocca abbastanza spessa, e il Castellaccio Bianco 1997, uno Chardonnay in purezza che ci è parso un po' troppo dominato da sensazioni speziate. Diverso il discorso per il rosso di punta dell'azienda. Infatti una ottima impressione ci ha destato il Castellaccio Rosso 1996, da uve Sangiovese (60%) e Cabernet (40%), con aspetti varietali di sicuro interesse, bilanciato e nitido in ogni componente, di buon spessore e morbidezza, con profumi ben espressi e struttura gustativa fitta e compatta che ci ha rivelato belle note di frutta fresca prive di appesantimenti del legno. Da rimeditare e tenere a mente. A questo proposito, la rappresentante dell'azienda ci fa osservare che l'uso della barrique viene gradualizzato da medie tostature e dall'uso di barrique non tutte nuove. Tenuta di Ghizzano (Ghizzano, Peccioli) In mancanza del Nambrot, assaggiamo
soltanto il Veneroso 1996, vino ottenuto da uve sangiovese (40%),
cabernet e merlot che sconta 18 mesi di legni piccoli e un affinamento
ulteriore di 14 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Ad oggi
si presenta di un rosso rubino brillante e di bella consistenza. Al naso
offre variegata gamma aromatica molto equilibrata e qualitativamente eccellente
con rimandi di spezie, erbe aromatiche e frutti rossi ben bilanciati dall'apporto,
sentito, del rovere.
Varràmista (Montopoli Valdarno) Gli assaggi dei vini di quest'azienda sono stati molto difficili da decifrarsi in quanto la temperatura di servizio era a dir poco scandalosa (non per colpa del produttore). Le sensazioni sono state queste: l'igt Frasca 1998, blend di Sangiovese (50%) e per il resto Cabernet e Merlot in percentuali paritarie che viene sottoposto ad un passaggio di tre mesi in barrique, presenta un colore rosso non troppo acceso, un naso di medio impatto piuttosto minerale e un frutto non pienamente espresso; la bocca è di buona presenza, fresca, di media struttura, con rimandi dolcemente fruttati (frutti neri). Meno male poi che il Varràmista
1996, Sirah quasi in purezza affinato 3 mesi in barrique nuove e 11
in barrique usate, lo avevamo assaggiato in altre occasioni e in quelle
occasioni avuto modo di apprezzarne le doti notevoli (che ci sono apparse
superiori persino a quelle del Sirah di D’Alessandro-Podere il Bosco di
pari annata) perché se fosse stato questo il primo approccio, sarebbe
stato ben difficile trarne giudizi, figuriamoci giudizi lusinghieri.
San Gervasio (Palaia) L'interessante azienda rappresentata dal co-proprietario, simpatico ed energico Luca Tommasini, che si avvale della collaborazione di Luca D'Attoma come enologo, presenta un'ampia gamma di vini. Iniziando dai bianchi, ricordiamo
il Marna 1997 derivato da un uvaggio di Vermentino (65%), Chardonnay
(25%) e Sauvignon. A un colore giallo brillante e abbastanza consistente
regala buone sfumature olfattive, giocate su toni floreali di buona intensità
e media persistenza.
Ottima impressione ci ha destato il rosé Aprìco 1998 da vinificazione in rosa di uve Sangiovese: completo e nitido nelle sue componenti, ben equilibrato, con una bocca scorrevole e beverina e con profumi floreali dotati di giusta finezza: l’unico vino assaggiato che secondo noi era servito alla giusta temperatura (aspetto questo da non sottovalutare affatto, tanto castranti e riduttive appaiono le degustazioni per esempio di vini rossi serviti a dir poco freddini, e questo è il caso di questa manifestazione). Sul fronte dei rossi San Gervasio
propone per primo il Chianti dei Colli Pisani doc Le Stoppie da
uve Sangiovese con piccola aggiunta di malvasia nera. Il colore è
indubbiamente bello a vedersi così come di buona fattura ci sembra
l'impianto aromatico pervaso da profumi intensi di viola mammola, tipici
e old fashioned.
Terminiamo l'escursus gustativo dei
vini di questa cantina con l'assaggio del cru aziendale: A Sirio 1997,
derivato da spietata selezione di uve Sangiovese raccolte in vigneti trentennali
di proprietà e da successivo annuale affinamento in barrique per
una produzione che per l'annata in oggetto ha toccato le 11 mila bottiglie.
Fattoria Sorbaiano (Montecatini Val di Cecina) I vini di quest'azienda sono contraddistinti
dalla grande concentrazione che si vede già dal colore, sempre di
grande cupezza.
Badia di Morrona (Morrona) Corrado Dal Piaz, enologo e direttore
dell'azienda ha l'aspetto di un vero gentleman inglese, e ce lo si immagina
seduto su una poltrona, che fuma la pipa con un grande camino acceso dietro.
Gentile e cortese fino all'inverosimile, fortunatamente ci classifica fra
gli "intenditori" e recupera da oscuri angolini le bottiglie più
pregiate per i nostri (ripetuti, dobbiamo dire) assaggi.
Assaggiamo dapprima il Felciaio
1998, un Trebbiano in purezza che sorprende per i suoi bei toni fruttati
(pera).
Tra i vini rossi di questa cantina
Dal Piaz ci propone l'assaggio del Chianti Colli Pisani doc I Sodi del
Paretaio 1998, da uve Sangiovese e Canaiolo, affinato in botte grande
per 6 mesi.
Segue poi l'assaggio di uno dei vini
portabandiera: il Vigna Alta 1996 che proviene da uve Sangiovese
in purezza provenienti da vigne vecchie di una trentina d'anni. Lungo l'affinamento
nei legni piccoli (16 mesi) così come la permanenza in bottiglia
(1 anno). Certamente di grande impatto l'aspetto visivo contraddistinto
da toni rubino cupi e molto consistenti; l'aspetto varietale (rappresentato
da note di frutta nera) lascia il posto a variegate sfumature terziarie,
di bella intensità e di ottima persistenza (rovere dolce, tabacco
e nota caffeosa).
Infine passiamo al N'Antìa
1996, uvaggio di Cabernet (40%), Sangiovese (40%) e Merlot (20%). È
necessaria grande cura per fare questo vino, frutto di tre vendemmie, tre
fermentazioni, tre affinamenti distinti prima dell'assemblaggio finale.
Colori compatti e consistenti per una gamma aromatica olfattiva piuttosto
intensa, fine e variegata, dove si colgono diverse sfumature varietali
di buona concentrazione, accompagnate da note di frutta rossa e vaniglia.
Concludiamo con qualche cenno riguardante aziende che, seppure in alcuni casi radicate nel territorio e di lunga vita, non sono ancora salite alla luce della ribalta della critica enologica "maggiore". Fra le più importanti menzioniamo la Tenuta di Poggio Cosmiano (Peccioli) di cui assaggiamo il Poggio Cosmiano 1995, un Cabernet Sauvignon in purezza che ha sulle spalle 14 mesi di legno, 8 mesi di acciaio e 8 mesi di bottiglia del quale percepiamo una ottima struttura e un buono sviluppo ma un eccesso di mineralità che ne limita l'avvolgenza e il Mirasco 1997 (taglio paritario di uve Sangiovese e Cabernet, affinato 6-8 mesi in barrique), un rosso di Toscana vigoroso e tannico, troppo sfumato nei colori così come non ben sfumato al naso dove a profumi di buona intensità si associa un impianto austero che resta tale anche in bocca e ne limita la piacevolezza. La piacevolezza comunque sarà senz’altro garantita da un prezzo più che abbordabile. Le tre aziende con cui concludiamo la rassegna sono caratterizzate dal fare vini che non maturano o maturano per brevissimi periodi in legno. L'azienda delle Sorelle Palazzi
(Terricciola) è fra le più tradizionali della zona; presenta
due cru Chianti Colline Pisane 1998, delle quali una è più
fruttata ("Vigneto casina di Badia"), rigovernata con uva macerata carbonicamente.
Molto interessanti i profumi, floreali e di frutta matura, con accenni
di glicine nel "dal vigneto della casina di badia". La vivacità
dei prufumi è ben conservata anche nella Riserva 94.
La famiglia a capo della Fattoria
di Fibbiano (Terricciola), lombarda, si è trasferita in Toscana
("una scelta di vita", ci dice uno dei figli) e presenta un Chianti
1995 morbido, anche se un po' esile, con profumi già piuttosto
evoluti di frutta sotto spirito. Da notare che nell'uvaggio ci sono anche
Malvasia e Trebbiano, secondo una scelta rivendicata con orgoglio.
Infine, della Fattoria Palagetto (Pomarance) assaggiamo il Conventaccio 98, fruttato, solo leggermente strutturato. |
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