Dal XXXIII 
Congresso AIS
 

Rassegna

 
Molti erano i tavoli interessanti al congresso AIS dello scorso ottobre e molto gentili tutti i produttori, consci di trovarsi di fronte a un pubblico specialistico, anche se non mancava il semplice appassionato e persino qualche bevitore un po' troppo incallito. Oltre ai vari consorzi, rappresentanti interessanti zone geografiche, di cui diamo resoconto a parte, vari importanti produttori erano presenti con una vasta gamma di prodotti, di questi diamo qui resoconto.

Iniziamo dal sud, regione che sempre più ci affascina per le sue potenzialità in pieno dispiegamento e iniziamo da uno dei più rappresentativi e storici produttori siculi, l'azienda Duca di Salaparuta di cui abbiamo gustato il Terre d'Agala 1996 e il Duca Enrico 1995. Avevamo già assaggiato questi vini al Vinitaly e per l'occasione non ci avevano impressionato più di tanto, forse a causa di una eccessiva gioventù. Ora i prodotti sembrano più affinati. Il Terre d'Agala mostra un naso elegante dove predomina il frutto, unito a sfumature vegetali (rabarbaro) e un gradevole tannino nel finale. Più complesso il Duca Enrico, un Nero d'Avola in purezza con profumi di vaniglia e sfumature di cioccolato bianco. In bocca una buona progressione di frutta rossa sapida. Finale di grande impatto, persistente.

Tenuta di Donnafugata: ancora una grande azienda siciliana di cui assaggiamo due blend a base di Nero d'Avola. Il Tancredi 1997 che al Nero d'avola aggiunge un 30% di Cabernet Sauvignon e passa un anno in barrique. Il colore rubino quasi impenetrabile e i profumi medio-intensi di frutta rossa con sfumature di pepe e spezie mettono in evidenza si il contributo aromatico del Cabernet; in bocca ha una buon corpo e struttura ma aromaticamente non decolla. Il frutto torna nel finale associato a una discreta lunghezza. Con la rappresentante dell'azienda (dallo spiccato accento piemontese a far da contrasto a una cordialità decisamente mediterranea) parliamo del Nero d'Avola, del suo contributo riconoscibile nelle note di pepe, della sua probabile connessione col Syrah che infatti, secondo leggenda e onomatopeia, deriverebbe da uve importate in francia da Siracusa. Concludiamo assaggiando l'Angheli 1998, 50% Nero d'Avola e 50% Merlot, che presenta un naso quasi piccantesu un corpo un po' magro. I tannini sono ancora molto evidenti ma il vino è ancora in anteprima.
 

Cecchi: dalle grandi aziende sicule a una grandissima, per dimensioni, toscana. Un'azienda che riesce a coniugare diffusione commerciale e qualità in modo veramente esemplare. Non c'è supermercato, o persino autogrill che non abbia il suo Chianti o Chianti Classico, la cui annata 1997, sia detto per inciso, ci è parsa veramente piacevole. Oltre alla casa madre, la famiglia possiede l'azienda Villa Cerna, nei pressi di Castellina in Chianti, ha acquisito in Maremma l'azienda Val delle Rose, dove produce Morellino di Scansano annata e riserva maturata in barrique, e a San Gimignano c'è il Castello di Montauto con Vernaccia e Chianti Colli Senesi.

L'impressione data dai vini è stata di grande godibilità, di prodotti che non vanno ascoltati o interpretati, ma che si propongono in modo molto estroverso.

Abbiamo assaggiato uno dei vini di punta dell'azienda, lo Spargolo 1995, Sangiovese in purezza prodotto solo nelle annate migliori, che viene fatto maturare in botti da 46 ettolitri per 18 mesi e in barrique per 6 mesi. Si presenta con un colore rubino molto fitto; al naso, profumi dolci e intensi che vengono confermati da una bocca piena anche se non troppo complessa. Buona la progressione e la persistenza.

Il Chianti Classico Riserva 1995 di Villa Cerna, Sangiovese per il 90%, Colorino e Canaiolo per il resto, è anch'esso un prodotto di pregio. Matura in botte e barrique per almeno due anni, presenta un colore mediamente concentrato. Al naso, frutta e vaniglia in evidenza. La bocca è piacevole con un tannino morbido che arriva nel finale.
 

Biondi Santi: Quest'azienda si identifica con il Brunello di Montalcino da quando nel secolo scorso Ferruccio Biondi Santi, sperimentando un clone di Sangiovese detto "grosso", credette nelle possibilità di questo vitigno vinificato in purezza con oltre un secolo di anticipo sulle moderne realizzazioni. Venne inaugurato così il mito Brunello che tuttora resiste, nonostante una certa stanchezza e i progressi fatti dalla concorrenza chiantigiana sulla strada della qualità. 

Nella fattispece il mito si identifica con il celeberrimo Brunello di Montalcino Fattoria il Greppo, di cui esistono ancora bottiglie dell'annata 1881. Come riconoscimento più recente La Riserva 1955 è stata inserita da Wine Spectator nella "cassa ideale" di vini, cioè fra i 12 migliori vini del ventesimo secolo (primo ed unico vino italiano, all'ottavo posto, bontà loro). In questa manifestazione vengono presentati una selezione di prodotti della casa madre e della Villa Poggio Salvi in cui si producono vini con prezzi più accessibili per il normale consumatore.

Il Sassoalloro è un po' il simbolo del rinnovamento voluto da Jacopo Biondi Santi, che è significato l'uscita dal binomio Brunello-Rosso e l'accoglimento di metodi internazionali quali la maturazione in barrique. Si può trovare sugli scaffali dei supermercati ad un prezzo che si aggira sulle venticinquemila lire. È un Sangiovese grosso in purezza che matura per 12-14 mesi in barrique di rovere francese. e la versione 1997 ci è parsa veramente ben riuscita. Di colore rubino molto fitto, presenta un impatto olfattivo ottimo, con frutta rossa matura e legno ben amalgamati, accenni di caffè e cioccolato. Bocca molto soddisfacente, ampia soprattutto nel finale. Contiene uve di Montepò, in Maremma (Scansano).

Profumi di frutta più fresca, con prevalenza di prugna, per il Rosso di Montalcino Villa Poggio Salvi 1998 (imbottigliato ad agosto, dopo 12 mesi in botti di Slavonia). In bocca il tannino è piuttosto aggressivo, da arrotondare ancora in bottiglia, e lascia il frutto in penombra. 

Ed eccoci allo Schidione, altro vino di punta dell'azienda composto dal 40% di Sangiovese, 40% di Cabernet Sauvignon e 20% di Merlot. Maturato per 24 mesi in barrique di rovere francese. Visti i prezzi stratosferici, ne è stata portata una sola bottiglia da cui siamo riusciti a spremere l'ultima goccia, per una degustazione che non può essere sicuramente completa. Abbiamo colto comunque profumi dalle infinite sfumature, delle volte di frutta fresca, delle volte dolcemente "formaggiose". Si è confermato brillante in bocca, anche se di corpo non imponente.

Brunello di Montalcino Villa Poggio Salvi 1994: il colore di presenta rubino con sfumature granate. I profumi sono di un vino pronto; intensi, con frutti di bosco in primo piano e sfumature di tabacco. La rotondità e dolcezza può ricordare quella di un vino passato in barrique. La disposizione di bocca presenta un centro un po' diluito, ma un finale molto ampio e persistente. Si sente l'unghia del tannino, ma in modo equilibrato.
 

Fattoria di Montellori: produttore con sede a Fucecchio e vigneti a Cerreto Guidi, una zona certo non nobile ma con buone possibilità, come ci mostrano i vini assaggiati che presentano rapporti prezzo-qualità veramente interessanti. Il primo vino che assaggiamo è il Sauvignon Sant'Amato che non si distingue se non per la notevole freschezza. Passiamo poi al Chianti Classico 1998, prodotto con Sangiovese e Malvasia Nera al 10%. Anche questo è un vino un po' semplice, in cui notiamo piacevoli profumi floreali.

Il Vigne del Moro 1997 sostituisce invece alla Malvasia Nera il Cabernet Sauvignon e il colore intenso mostra subito il nuovo arrivato, che conferisce al vino, insieme a un passaggio in barrique, un naso intenso e speziato. In bocca il frutto è leggermente in ombra mentre la concentrazione è media e i tannini piacevoli. Buona morbidezza e discreto equilibrio.

Ancora un po' più di Cabernet per il Castelrapiti 1995 che però al momento dell'assaggio risultava ancora troppo giovane per darne un giudizio equilibrato. Mentre il naso faceva ben sperare, sul corpo medio i tannini non perfettamente integrati risultavano decisamente troppo aggressivi.

In questa nostra rassegna un po' schizofrenica torniamo nuovamente alle isole, anzi a quella che per distanza geografica e culturale è quasi una nazione a parte. 

L'azienda Piero Mancini presenta un buon assortimento di tipici vini sardi. Assaggiamo per primo il Vermentino di Gallura 1998 che ci sorprende per l'aromaticità al naso e in bocca. Il colore è giallo pallido e il naso fruttato e varietale con evidente il profumo di mela. Media intensità in bocca e finale un po' anonimo, quasi disarmonico. Migliore il Vermentino Villalta 1998 con sfumature verdognole nel colore e un'aromaticità ancora più viva e fresca. Sentori di surmaturazione e ancora mela che ora spiccano su un vino più persistente e rotondo, di discreta eleganza.

Passiamo ai rossi col Saccaia1997 (Cabernet Sauvignon 90%, Cannonau 10%) che colpisce per la scarsa estrazione già annunciata dal colore rubino non particolarmente intenso, benché ci sia la prevalenza di Cabernet; i profumi sono erbacei ma il gusto è fiacco, seduto, quasi viscido, con pochissima acidità. Sensazioni che si ritrovano nel Cannonau 1997 che nuovamente non ci impressiona, un Cannonau un po' atipico. Sicuramente i vini bianchi erano migliori.
 

Di nuovo sul continente per visitare uno storico binomio, l'azienda Fazi Battaglia-Fassati. Partiamo dal lato marchigiano coll'azienda che sforna ogni anno 4.000.000 di bottiglie del celeberrimo Verdicchio dei Castelli di Jesi Titulus. Assaggiamo il Verdicchio San Sisto 1995, un cruche regge gli anni grazie anche ai suoi 13% di gradazione. Colore paglierino carico e profumi di media intensità, non molto persistenti, in cui prevalgono sentori di albicocca. In bocca ha un ottimo attacco, ma un finale in calo. Troppo in evidenza il contributo della barrique in cui il vino passa 8-10 mesi. 

Altro cru di verdicchio, il Le Moie 1998 mostra un colore paglierino carico e sprigiona aromi floreali e profumi intensi, più freschi del precedente, di fiori gialli e miele; una discreta struttura in bocca e la morbidezza lo rendono un vino molto piacevole.

Il Rosso Conero Passo del Lupo Riserva 1994 è un 40% Montepulciano, 60% Sangiovese che passa 12 mesi in barrique. Alla sua prima uscita, mostra un colore vinaccia intenso con una leggerissima unghia granata. Profumi abbastanza intensi, con note speziate e nobilmente vegetali. Buona morbidezza e corpo anche se il frutto non è molto evidente, mentre lo sono i tannini che sciupano un po' il bel finale.

E passiamo a Fassati con il Selciaia 1998. Un Rosso di Montepulciano color rubino intenso che si distingue per una grande morbidezza gustativa su una struttura troppo semplice. Una buona beva per un vino sostanzialmente corretto, niente di più. Leggero miglioramento col Vino Nobile di Montepulciano Passiteo 1995 che ha un colore veramente fantastico, ma una struttura ancora non esaltante. I sentori di frutta nera e tostati accompagnano un corpo non imponente che porta a uno squilibrio con la componente tannica.

Mentre procediamo nella degustazione ci intratteniamo con Roberto da Frassina che ci espone la strategia aziendale, basata sull'offerta di «chiarezza», ossia su una grande attenzione al mantenimento di una qualità costante che si ottiene con una continua della qualità produttiva. Un esempio per tutti le prove di sollecitazione che vengono eseguite sulle partite di tappi a mano a mano che entrano in azienda. Interessante anche l'uso di praticamente tutti i tipi di vasi, dalla barrique all'acciaio, nella produzione dei vini, necessario secondo l'enologo al raggiungimento di una qualità omogenea sulle grandi produzioni.

E mentre chiacchieriamo si procede con i grandi rossi: il Vino Nobile di Montepulciano Riserva Salarco 1994 che finalmente presenta un corpo notevole e profumi nettamente più intensi, dalla trama fitta, dolci, di frutta nera con sfumature di cioccolato. Con questa maggiore struttura lo stesso tannino gagliardo del Passiteo fa una sintesi stavolta equilibrata. Finale sontuoso, lunghezza media.

Concludiamo col Torre al Fante 1993, un Sangiovese 100% di colore rubino compatto. Vino leggermente chiuso, sia nei profumi che in bocca, ma che lascia ben sperare, specialmente se assaggiato con comodo dopo una giusta ossigenazione. L'enologo Bernabei lo considera ancora in fase di sperimentazione

Nota conclusiva: passando dai vini base alle riserve si scelgono le uve di vigne sempre più vecchie, a partire dai 15 anni fino ad arrivare ai 30.
 
 

Castello di Banfi: altra storica azienda che presenta grandi rossi. Il Brunello di Montalcino 1994, dal bel colore, ha profumi di media intensità ma persistenti; complessi, sfumati con sentori di liquirizia e tabacco. Una chiusura piuttosto rapida con tannini ben imbrigliati. È più elegante che potente, dotato fin dall'attacco da una componente aromatica ben presente ma non eccessivamente pronunciata.

Assaggiamo poi due anteprime: il Tavernelle 1996, un Cabernet Sauvignon in uscita nel Gennaio 2000, presenta sfumature erbacee in un olfatto complessivamente spostato verso la frutta rossa. In bocca è sufficientemerte morbido, con buona persistenza. Il Summus 1996 è invece un già celebrato uvaggio di Sangiovese e Cabernet con aggiunte di Syrah. Purtroppo l'anteprima è ancora non pronta, ma già evidenti sono i profondi profumi di frutta rossa e la grande complessità di questo vino.
 

Marchesi de' Frescobaldi: ancora un uvaggio francesein terra toscana, il Benefizio 1996, composto da Chardonnay e Pinot Bianco e passato 12 mesi in botte piccola aspira alla fascia alta ma non è a nostro giudizio pienamente riuscito. Il colore è carico e il naso di miele intenso e pesca. In bocca però è ancora molto crudo e stranamente magro (visto il metodo di vinificazione e le uve). La sua alta acidità assicurerà una buona longevità che ci permetterà probabilmente di rivedere il giudizio su questo vino che, come abbiamo detto, a tuttoggi non impressiona.

Passando ai Chianti assaggiamo il Chianti Classico Castiglioni 1998, dai profumi floreali piuttosto spiccati. In bocca elegante, di buona struttura. Nn vino che si beve molto bene ma al quale preferiamo la Riserva Nipozzano 1996. Un vino di grande morbidezza e ancora floreale. Piacevolmente acido. Altra classe infine per il Chianti Classico Rufina Riserva Montesodi 1996. Colore pressoché impenetrabile, corpo pieno, vino polposo che regge la carica dei tannini; sentori di liquirizia, cioccolato e frutta nera. Prodotto usando barrique con legno diverso per ammorbidire i tannini, sprigiona aromi di ciliegia e si distingue per una concentrazione notevole.

Il Castelgiocondo è un Brunello Riserva 1993 dal colore rubino fitto e naso intenso e persistente coi tipici aromi di viola. Serioso in bocca, senza ammicamenti e con una struttura tannica ancora molto evidente.

Concludiamo col Marmoreto 1996, un Cabernet Sauvignon non particolarmente impressionante. Buona morbidezza ed equilibrio in bocca.

I Feudi di Romans: piccola presenza per questa azienda che presenta un Insonzo Sauvignon 1998 dal profumo floreale mediamente intenso. Dolce in bocca con agrumi e mela golden matura. Un vino pulito. Assaggiamo anche l'Alfiere Rosso 1997, un uvaggio di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Refosco maturato in botte grande. Il tipico prodotto erbaceo del nord-est. Buona beva.

Le Vigne di Zamò: restiamo al nord per concludere la nostra rassegna con una azienda dai grandi vini. Ci impressiona subito bene la Ribolla 1998 dal colore paglierino scarico. I profumi spiccati di mela e miele mostrano una buona intensità e una discreta complessità. Buona fluidità in bocca. Un bel vino a cui facciamo seguire uno dei più longevi bianchi italiani, Le Vigne di Zamò 1994, un Pinot Bianco che viene maturato un anno in barrique e affinato tre anni in bottiglia prima della commercializzazione, neanche fosse un Brunello Riserva! Il colore è paglierino tendente al verdognolo e l'olfatto di media intensità, ma in bocca ecco che si sprigiona il corpo di questo bianco strutturato. I profumi di mela renetta e la leggera speziatura accompagnano al lungo finale dove emergono note quasi casearie. A bocca asciutta sembra di ritrovare il retrogusto degli Champenoise. Buona la persistenza.

Cabernet Franc 1998: per chi voglia sperimentare la differenza tra il Franc e il Sauvignon. Tipico Cabernet del Nord-Est, erbaceo, un po' astringente.

 

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