Un pomeriggio a Riecine,ricordando
John Dunkley

 


 



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Vinitaly 1999



 
 
L'azienda Riecine, situata presso Gaiole in Chianti, è sicuramente iscritta nel gotha delle aziende del Chianti Classico. L'estensione dei vigneti è di una decina di ettari.Il suo Chianti e la relativa Riserva (entrambi Sangiovese rigorosamente in purezza) sono fra i migliori della regione, e il Super-Tuscan "La Gioia", altro Sangiovese in purezza, combina il frutto suadente tipico della zona a una struttura imponente.



In questa nostra visita ci riceve Alessandra Mauri, comasca di origine ma ormai toscana acquisita, che parla ormai con un curioso mix di cantilena lombarda e accento toscano, "c" aspirate comprese. Dopo tre anni passati negli stati Uniti, è arrivata nel '93 in azienda, della quale ora cura la gestione economica, i rapporti con il pubblico (comprese le manifestazioni, in occasione di una delle quali l'abbiamo conosciuta), non sottraendosi comunque a nessun tipo di compito le venga assegnato.

Ora siamo in inverno e ci ha potuto dedicare molto tempo, ma d'estate il lavoro è pesante, soprattutto per il viavai di turisti (soprattutto stranieri) che vengono a comprare il vino e a cui piace spesso anche fermarsi a parlare. L'azienda, che in Italia ha rappresentanti solo in Toscana e Liguria, e che per il resto esporta in tutto il mondo, non vuole perdere la componente umana associata alla vendita diretta.

Veniamo ricevuti in un edificio relativamente nuovo (costruito un paio di anni fa), esternamente in perfetto stile rustico, che accoglie la nuova cantina, la barriccaia, il deposito delle bottiglie e un bell'ufficio. Prima l'ufficio, molto piccolo, e la cantina, erano nella bellissima casa di impianto duecentesco di John Dunkley, il fondatore dell'azienda, e il deposito delle bottiglie era in un ambiente in affitto del castello di Brolio.

Purtroppo questa casa da poco ha perso il suo proprietario: la nostra visita avviene infatti in un momento di grande mestizia, perché John Dunkley, come dicevamo fondatore dell'azienda, è scomparso da una settimana. Ai funerali di Londra è seguita il 24 Novembre (giorno precedente alla nostra visita) una messa commemorativa tenutasi a Gaiole in Chianti.

«La morte di Dunkley è stata veramente una grande perdita, gli eravamo tutti molto affezionati, per quel suo carattere gentile, sempre sereno che gli consentiva anche nei momenti difficili del nostro lavoro di avere sempre un sorriso per tutti. E anche per il Chianti, per la sua rinascita, ha fatto moltissimo. Anche se tre anni fa aveva venduto allo statunitense Bauman, che arriverà qui fra qualche anno, ci era sempre affettuosamente molto vicino», ci dice Alessandra.

La scomparsa del suo fondatore ci dà lo spunto per ripercorrere la storia dell'azienda. John Dunkley, pubblicitario, lavora freneticamente nel centro di Londra per venticinque anni, ma non vede l'ora di "andare in pensione". Appena ci riesce, viene in Italia, si innamora di Riecine, poco sopra Gaiole, e assieme alla moglie Palmina Abbagnano (nipote del filosofo Nicola), compra la casa con quattro ettari di vigneto che, lui lì per lì non ci pensa, ma sono tutti esposti a sud. «Quelle vigne - mi fa vedere Alessandra - sono ora da espiantare, guarda come sono ridotte»

"Con un grappolo di uva in una mano e un libro nell'altra", nel 1971 fanno la prima vendemmia e l'anno dopo il primo Chianti. Il Sangiovese è la loro passione, "quando il barone Philippe de Rothchild inizierà a piantare Sangiovese, io passerò al Cabernet", disse una volta. Poi, nel 1982 arriva un nuovo vino, un Sangiovese in purezza che sarà battezzato "La Gioia". Le schede del Gambero Rosso dei primi anni novanta hanno ormai il sapore di cose passate: sovrano regna il Chianti Riserva, che nell'annata 1986 riceve i Tre Bicchieri, mentre il "Super-Tuscan" è in seconda linea.

«Ora le cose vanno diversamente: la Riserva viene richiesta sempre meno e abbiamo deciso di ridurne la produzione, dedicando più vigneti alla "Gioia"».
Nel 1991, giovanissimo, arriva Sean O'Callaghan che assume il ruolo di enologo dell'azienda. Dà una impronta internazionale ai metodi di vinificazione, eliminando pressoché del tutto la botte grande (a parte il caso di un rosso semplice, il "Cardinale Rinuccini"); La Gioia passa 14-16 mesi (a seconda dell'annata) in barrique nuove, la Riserva va prima in tonneau e poi in barrique usate per sei mesi, e i Chianti base (sempre Sangiovese in purezza) sei mesi in barrique usate.

La situazione attuale dell'azienda, che si avvale anche della consulenza di Carlo Ferrini, è alla ricerca di un nuovo equilibrio: sono stati comprati due nuovi appezzamenti di un paio di ettari ciascuno, uno a Vertine che sta andando in produzione, e una a sud di Siena (zona Montecucco) dove devono essere impiantate nuove vigne. L'intenzione di Sean O'Callaghan, che incontriamo brevemente al suo rientro da una giornata dedicata alla raccolta delle olive, è di mettere due terzi di Sangiovese e un terzo di Merlot (che ci sia lo zampino del "merlottista" Ferrini?), intaccando il predominio assoluto del vitigno italiano. Il Sangiovese di questi nuovi vigneti, posti in una zona più calda, andranno a produrre una "Gioia" più concentrata, strutturata, più "internazionale", ci dice Sean.

D'altra parte, le prime vigne comprate da Dunkley quando arrivò sono ormai malridotte e saranno prima o poi reimpiantate, ed è stato perso un vigneto in affitto dopo una contesa a suon di dollari con una grande azienda rivale della zona: «Sì, perché ora nel Chianti si gioca duro - ci dice Alessandra - le vigne sono contese a prezzi altissimi dai produttori più prestigiosi: c'è chi vince, e chi perde. Hai visto per la strada quanti ulivi stanno togliendo per mettere vigne? Per me è una cosa innaturale, non mi piace, perché oltretutto il nostro olio è fra i più buoni del mondo!»

Attualmente la situazione della "Gioia", ormai il vino "bandiera" dell'azienda, che nel '95 è stato una vera bomba, ma che nel '96 ha segnato il passo per una annata senz'altro inferiore, è la seguente: il '97 è in bottiglia ed uscirà nel Marzo 2000. Il '98 è in maturazione, e lo assaggiamo "spillato" dalla barrique assieme ad un inviato della Veronelli Editore che è venuto a visitare l'azienda. La struttura e la concentrazione ci sono già tutte, e stanno iniziando ad aprirsi profumi "gentili", per ora prevalentemente floreali.
La vendemmia '99 è stata buona, anche se turbata da una fastidiosa pioggia proprio nei giorni della raccolta.

Siamo arrivati alla fine della nostra visita e, anche se sono solo le sei, c'è un buio che fa impressione. «Ti accompagno, sennò finisci fra le vigne. Guarda, di notte qui c'è sempre un cielo meraviglioso, e qualche giorno fa ci sono state le stelle cadenti. Ci sono sempre, il giorno del mio compleanno...». Beh, allora, anche se in ritardo, auguri Alessandra!
 
 

Immagini: la barriccaia dell'azienda e la collezione di bottiglie di John Dunkley, comprendente annate di Chianti delle più importanti aziende dal 1968 in poi.
 
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