![]() |
Note sparse dalla Sabina |
![]() |
| Vile potabis modicis Sabinum cantharis, Graeca quod ego ipse testa conditum levi, datus in theatro cum tibi plausus, care Mecenas eques... (Quinto Orazio Flacco, Le Odi, XX) "Berrai in tazze modeste il vino scadente della Sabina, che io stesso riposi e sigillai con la pece in un'anfora greca quando in teatro, o caro cavaliere Mecenate, ti fu tributato l'applauso..." Orazio, amante della terra e del cielo
della Sabina che poteva ammirare dalla villa regalatagli da Mecenate,
di queste cose si intendeva visto che amava molto mangiare, bere, e nelle
sue pagine ricorrono spesso riferimenti, ricordi, metafore di tipo "gastronomico"
e una particolare conoscenza di quella che oggi si chiamerebbe "materia
prima" (si veda per esempio la IV Satira del secondo libro). Insomma,
il vino sabino non era certo paragonabile al "limpido Falerno".
La DOC Colli Sabini In generale il panorama vinicolo del Lazio,
seppure in risalita, non si può dire attualmente ai vertici qualitativi
e in questo ambito la Sabina, e più in generale la provincia di
Rieti è stata sempre assente. Va detto che la provincia di Rieti
fu ricavata, in epoca fascista, dai territori delle provincie di Ascoli
Piceno, Terni e L'Aquila, e la Sabina va identificata con la zona del
reatino più prossima alla provincia di Roma, dalla quale è
separata, appunto, dai Monti Sabini. L'unica azienda che per ora imbottiglia
vini Colli Sabini DOC è la Cantina Sociale dei Vini dei Colli Sabini
(VI.CO.SA.) che risiede a Magliano Sabina, paese nei pressi di una uscita
della A1 e posto a pochi chilometri dalle provincie di Viterbo e di Terni,
e quindi molto meglio raggiungibile da Terni, Viterbo o Roma che non dal
capoluogo della provincia di appartenenza. Sarà per questo che
la presenza questo vino "autoctono" non è granché sentita
in città.
Spostiamoci ora in quella che viene definita
"alta Sabina", che, più lontana dal confine con la provincia di
Roma, occupa la parte centrale del reatino; qui siamo ormai fuori della
territorio della DOC. In queste zone, nelle quali tanto il paesaggio che
il carattere della gente hanno un che di selvatico, siamo agli antipodi
di quella che si chiama "valorizzazione" o "promozione" del territorio,
e ci si sente fuori luogo a fare delle domande e persino a mostrare delle
curiosità su luoghi e tradizioni.
Le uve coltivate (a circa 600 metri di
altitudine) sono Sangiovese, Montepulciano, Cesanese d'Affile e Pinot
Bianco. I prodotti tradizionali dell'azienda (chiamati con il nome di
uccelli), tutti vinificati in acciaio, sono il Nibbio, un rosso
a base di Cesanese d'Affile (40%), Montepulciano (40%) e Sangiovese (20%),
(il "misto" come lo chiama il nostro amico), e i bianchi Rigogolo,
un Pinot Bianco, e una piccola curiosità enologica (o residuo di
abitudini antiche?), il Verzellino, un Sangiovese in purezza vinificato
in bianco. Il loro costo in azienda è di otto mila lire la bottiglia.
Meno interessante il Nibbio 1996,
colore rubino-violaceo piuttosto fitto, al naso mostra profumi di frutta
di bosco nera con tratti vegetali piuttosto evidenti; in bocca si mostra
alquanto aspro e di non grandissima godibilità. Immagini: Porta D'Arci a Rieti, il castello di Roccasinibalda |
|
|