Il vino:

Langhe Rosso DOC Seifile 1999 - Fiorenzo Nada

Sotto-zona/cru: cru Rombone - Treiso (CN)

Data assaggi: Settembre 2003

Il commento:

Un rubino granato di fiera visuale annuncia un naso grondante, esuberante ma molto garbato. Ti accoglie fitto- rosso e nero - su sentieri boscosi cosparsi di frutti; sono lamponi, ciliegie e mirtilli a far da filtro alla terra, umida, del sottofondo, che incessante chiama e richiama. Forte ne avrai il messaggio, su afflati balsamici distensivi e freschi e note più sensuali di cacao amaro. Con l'aria, se li attendi, tappeti di fiori essiccati e tamarindo, a corredo ed abbellimento. La bocca ha veramente poco che non sia perfetto; tutto qui è modulato e ben disposto, dall'attacco di giovanile vitalità acida, alla distensione bellamente nervosa e potente, fino alla perfetta chiusura ed integrità tannica. D'accordo, voi mi direte che nel finale magari non affonda in profondità e persistenza, e sfiora soltanto il pieno cielo. Ma è cielo pur esso - vi rispondo io - lo riconosco, è fiera impronta, carattere forte ed estrema genuinità di spirito. Tutto questo basta e avanza alla bellezza. Con quel suo concedersi "sgranato", con quella stupenda scorrevolezza, con la purezza cristallina che si ritrova, mi appare esemplare nella sua coriacea essenza, pure in quel finale di china calissaia ed erbe officinali. Ne ricevi una scossa, un brivido di sapiente artigianalità, questo è. Senti pulsare il cuore della Langa nello spirito barberista intriso di aeree soavità nebbiolesche. Questo vino è un intrico di benessere, ecco cos'è, e un fidato compagno di sempre nei ricordi miei langaroli.

So, perché se ne discute, della quantità -3000 bottiglie- e del prezzo -30€ o giù di lì- a seconda degli estri maldestri dei rivenditori. E' un vino culto dal meritato fascino, per palati esigenti che cercano la terra in un bicchiere. In questo bicchiere, la terra, vi dimora. Ora che ci ripenso, quasi struggente lo rivivo nella sua umiltà.

La chiosa:

Ricordo benissimo il mio incontro con Bruno Nada, qualche mese fa, su al Rombone, dove ha casa, vita e cantina. Bello ciò che domini e respiri dall'alto del cru. Le vigne intorno, prima di tutto, che sono un mare, e quell'atmosfera unica che ti trasmettono solo i bricchi e i suri di Barbaresco, che è come essere felici e malinconici nello stesso tempo. Persona eccezionale per affabilità il Bruno, da ché affronta il suo mestiere con la voglia di imparare, sempre, giorno per giorno. La sua terra, che è terraforte di Treiso, risponde da par suo ai richiami e agli stimoli del vigneron. Le sue creazioni rasentano quasi sempre la perfezione, ma non nel senso del compito svolto bene, nel senso di "tutto ciò che vorresti trovare in un vino e non hai mai osato chiedere". Sì, è così. Scorrono ancora davanti a me i diversi bicchieri di quel giorno, siano essi prelevati da carato che da bottiglia: da ciascuno di essi- barbera o barbaresco non fa differenza- ho ricevuto in cambio la dignità e la grinta, vivide, che appartengono di diritto a quei colli; e insieme quell'umore deciso di terra umida come un cordone ombelicale a legarli tutti, pur nelle differenze. Bruno Nada, figlio di Fiorenzo, è già oggi un grande vignaiolo, perché sa del lavoro e fa sua l'umiltà dei gesti e dei modi. Ma ancor più lo diventerà, perché sa ascoltare, o meglio assecondare, la sua terra.

Da quei sei filari settantenni di gloriosa barbera, da quella scoperta, è sbocciata una storia contadina, vissuta sulla scia di vini che con il tempo si son fatti più distintivi ed autentici, dotati per loro natura di scorza e cuore. No, non sono Seifile di bellezza. Sono di più.

 

 

   

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