Il vino:

COF Schioppettino 1997 - Ronco del Gnemiz

Sotto-zona/cru: San Giovanni al Natisone (GO)

Data assaggi: Ottobre 2003

Il commento:

Nel bicchiere il rubino senza cedimenti e molte profondità da svelare- una veste compiuta, pregna di cose buone, dalla naturale consistenza- mi ha lasciato per un naso assolutamente presente, continuo, accogliente ed intenso di mora, prugna e susina. Insieme ai frutti, il legno di rosa, il chiodo di garofano, il pepe ed il cuore di liquirizia ne hanno dichiarato la percepibile territorialità e l'impronta. La bocca si è rivelata spessa, morbida, con un volume ben riempito da una fremente tensione e da un nerbo proprio degli anni giovanili. Non ci sono ammiccamenti, o scorciatoie consolatorie nei dintorni: solo essenza e decisione. Nel frattempo una striscia tannica dolce e volitiva mi accompagna al gran finale, espanso con misura ed equilibrio, ad esaltare ancor di più la piacevolezza tattile del sentire. Travolgente con il tempo e l'aria si fa la beva, che suggella un incontro passionale e carnale con un vino diverso, identificativo, fiero di esserci ed orgoglioso della sua diversità.

Indiscutibile il richiamo, così come la ricerca, per un prezzo ed una reperibilità che, allo stato attuale, ahimé, mi sfuggono.

La chiosa

Quella volta - era settembre - contrariamente alle mie abitudini, non mi sono annunciato. Sono letteralmente piombato, con tanto di scia polverosa alle mie spalle, nel bel mezzo di un giorno di vita e lavoro su al Ronco del Gnemiz, tra le terrazze di Rosazzo, in San Giovanni al Natisone. E' stata un'intuizione immediata, ineludibile, un nome, un volto....... e il mezzo mio meccanico, di riflesso, senza troppe storie, ha infilato di buona lena lo sterrato del Gnemiz. Non potevo non andare là. La giornata, di per sè luminosissima, come se non bastasse si è accesa ancor di più. Dall'incontro una conferma: le esperienze che si vivono senza il fardello dell'ufficialità e della rappresentanza - o della rappresentazione - sono quelle alle quali più ti si aggrappano i ricordi e dalle quali ne trarrai la suggestione migliore per un racconto, non c'è niente da fare: ebbene la naturalezza, l'istintività, la genuina accoglienza, la modestia nei modi e nei gesti -ritrovate nitide nella persona di Serena Palazzolo, del Gnemiz anima femmina- sono cose care che restano, e che non dimenticherò. Della vignaiola caparbia e passionale, donna e madre, ho capito assai in fretta qual'era il suo mondo , quale l'habitat ideale dove poter esprimere le proprie potenzialità. Quando ho intuito delle attenzioni, e dell'amore, verso i figli, quando l'ho vista saltellare gioiosa tra botti e vasche per coinvolgermi - con successo - nel futuro liquido dei vini che verranno, o parlare con i suoi uomini di vigna e di cantina, non ho avuto dubbi: quella campagna è la sua campagna. Lì il suo mondo, lì la sua terra. Ho pensato tutto questo mentre lei mi parlava ed ancor di più apprezzato - perché sentito e vero- ogni gesto compiuto per la mia condivisione. D'un tratto è stato come essere amici da lungo tempo, quelle cose per cui basta un gesto, o uno sguardo, per capirsi. Pensa te che strano. Di quei momenti alcuni ricordi non si cancelleranno, a partir dai contorni: l'estrema dolcezza del paesaggio - una presenza campagnola forte ed evocativa-; quel sole confortevole e tiepido, e quella luce, intensa, luminosa, chiara, che mai avrei pensato appartenere ai Colli Orientali; quel magnifico Rosso del Gnemiz 2001, ancor da farsi e crescere ma con il futuro dalla sua parte, e quel modo di vivere la propria terra, un tutt'uno, dal quale non ti puoi aspettare altro che meraviglie liquide. Non è passato poi molto tempo per capire se le mie intuizioni erano fondate: tutto si è ricomposto, come quel giorno al Gnemiz, davanti al mio bicchiere di Schioppettino 1997. Una grande interpretazione contadina di un territorio ascoltato, amato e rispettato. Vissuto come si dovrebbe vivere.

 

 

   

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