Il vino:

Goriska Brda Bela Quela 1999 - Klinec

Sotto-zona/cru: Medana (SLO)

Data assaggi: Novembre 2003

Il commento:

È un giallo fieno dall'aspetto giovanile quello con il quale ti accoglie, limpido e certo della sua gioventù, ed il fieno ancora vi respiri nei ritorni aromatici, se lo odori. Ma c'è di più in quei profumi, che sanno di campo: fieri, distesi, raffinati, lunghi ... sono fiori leggermente essiccatisi, camomilla, nocciola, resina boschiva e clorofilla.Con l'aria poliedrica si farà la voce, dall'acacia al biancospino, mentre più dichiarata ti apparirà la striscia di rovere e miele. Per tutto questo, ed altro ancora, ti colpirà.

Al palato la grana è quella dei giorni migliori, c'è nerbo e calorosa accoglienza, molto Brda , bella lena e rigore. Un fare austero con la voglia di comunicare. Sia pur compresso nella esposizione - non ha la distensione dei grandi- tutto qui è preciso, ordinato, e ti lascia con sensazioni leggiadre di fascino incantato. Mentre pensi questo, nel frattempo, il succo si è fatto più insistente sia pur nei suoi modi gentili; inumidisce, rilancia e confonde.

Niente so - ahimè- di reperibilità e prezzi, ma è un vino che batte strade altre, questo sì, lo sento, come voce fuori dal coro, incredibilmente accordata, quasi fosse un solista.

La chiosa:

Per incontrare Alex Klinec ho dovuto passare il confine. Avrei tanto desiderato non vi fosse -il confine intendo- ma ahimé c'era, e c'è ancora. Eppure nella testa e nei cuori di quella gente, così come nei paesaggi, c'è solo Collio, e voglia di stare assieme. In effetti, appena lo hai varcato nei pressi di Cormons, ti accorgi subito del perché di un nome. Alla Slovenia oggi attiene il cuore del Collio, ossia quel bellissimo e verdissimo movimento collinare che disegna e plasma i contorni e che si concede - splendido - a sprazzi, quando cioé raggiungi la cima dei colli, per poi scomparire quando ti rituffi giù nelle vigne, che son spettacolo comunque. A Medana per esempio, non lontano dal castello di Dobrovo, letteralmente a picco su splendidi vigneti ci sta la cantina di Alex. Dalla terrazza ammiri qualcosa di unico, che odora di terra e naturalità. Tracce di castelli e numerose piccole chiese occhieggiano dalle cime attorno, arrotondate e confortevoli. Sono 360 gradi di ruralità a tutto tondo.

Sono andato da Klinec perché qualche sera prima, a Gorizia, osti premurosi e attenti - ero da Majda - mi hanno voluto far assaggiare un po' di cose nuove, come lo chardonnay 1999 di Alex, appunto. Immediato il trasporto. All'indomani la trasferta. Mi ha accompagnato un giovane appassionato di arte, vita naturale e vini, che ha creato sul Monte Quarin, sopra Cormons, una splendida Tana dei Ghiri. Lì ho riposato in quei giorni di settembre. Lì sono stato bene.

Alex Klinec e la sua famiglia sono un esempio lampante della voglia di fare slovena: comunicare, ascoltare, sperimentare, emergere. Con una dote però: nessuna arroganza, nessun arrivismo. Molte idee, contrariamente al passato, e molta passione nel campo mio amato vitivinicolo; per esempio, nei Klinec, l'istinto dell'accoglienza e una vena artistica e poetica che percorre la cantina e gli ambienti tutti. La strada dei Movia, dei Simcic (Marjan e Edi), degli Skurek, potete starne certi, si arricchirà di nuovi protagonisti. A casa Klinec quella strada - in cuor mio- ha un nome: la strada del gelso.Perché sono legni diversi dal solito quelli nei quali si fanno maturare i vini: gelso certo, ma anche ciliegio, acacia e, in piccola parte, rovere.I vini rispondono da par loro a queste sollecitazioni. Se ne escono fuori con carattere e individualità, silenziosi, raffinati, felpati, seducenti.

E' il caso di questa riserva, blend di chardonnay in prevalenza, a cui si uniscono la rebula ( ribolla), il tokaj ed il verduc (verduzzo). Due anni di affinamento, prima in barrique di gelso poi in botti grandi di rovere. Assaggiandola, insieme agli altri bianchi (tra cui spicca un grande chardonnay e un euritmico sauvignon), ne ho avuto la riprova di uno stile: elegante, insinuante, melodico, preciso, fine, senza strafottenze, leggiadro, timido ma ammaliatore.Sono sottili equilibri, nuances, delicatezze ma anche intuibile capacità di resistere, sfidare il tempo, e nel tempo esplodere.

Di ritorno, al confine, un doganiere forse troppo solo ma alquanto risoluto voleva lì per lì sequestrare la mia bella dozzina di bottiglie slovene, molte delle quali appartenute al nuovo amico Alex Klinec. Troppe, secondo lui e le leggi (peraltro interpretate male, dal momento in cui mi si scambiava il quantitativo di alcol con i litri!) . Ci sarebbe stata una possibilità di portarle con me, pagando naturalmente, se fossi passato da un valico di prima categoria, 30 chilometri più ad est. Il mio accorato appello, reiterato, non so perché lo ha acquietato. La sbarra si è aperta all'Italia.

Detto per inciso, caso mai non avesse ceduto, nemmen io avrei rinunciato a quelle bottiglie. Trenta chilometri in più, ovest o est non importa, e qualche euro, non avrebbero intaccato la mia volontà di ricordare, con quei vini, una terra intimamente toccante, che nel mio cuore - sia chiaro - non possiede dogane.

 

 

   

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