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Sotto-zona/cru: Medana (SLO) Data assaggi: Novembre 2003 Il commento: Al palato la grana è quella dei giorni migliori, c'è nerbo e calorosa accoglienza, molto Brda , bella lena e rigore. Un fare austero con la voglia di comunicare. Sia pur compresso nella esposizione - non ha la distensione dei grandi- tutto qui è preciso, ordinato, e ti lascia con sensazioni leggiadre di fascino incantato. Mentre pensi questo, nel frattempo, il succo si è fatto più insistente sia pur nei suoi modi gentili; inumidisce, rilancia e confonde. Niente so - ahimè- di reperibilità e prezzi, ma è un vino che batte strade altre, questo sì, lo sento, come voce fuori dal coro, incredibilmente accordata, quasi fosse un solista. La chiosa:
Sono andato da Klinec perché qualche sera prima, a Gorizia, osti premurosi e attenti - ero da Majda - mi hanno voluto far assaggiare un po' di cose nuove, come lo chardonnay 1999 di Alex, appunto. Immediato il trasporto. All'indomani la trasferta. Mi ha accompagnato un giovane appassionato di arte, vita naturale e vini, che ha creato sul Monte Quarin, sopra Cormons, una splendida Tana dei Ghiri. Lì ho riposato in quei giorni di settembre. Lì sono stato bene.
E' il caso di questa riserva, blend di chardonnay in prevalenza, a cui si uniscono la rebula ( ribolla), il tokaj ed il verduc (verduzzo). Due anni di affinamento, prima in barrique di gelso poi in botti grandi di rovere. Assaggiandola, insieme agli altri bianchi (tra cui spicca un grande chardonnay e un euritmico sauvignon), ne ho avuto la riprova di uno stile: elegante, insinuante, melodico, preciso, fine, senza strafottenze, leggiadro, timido ma ammaliatore.Sono sottili equilibri, nuances, delicatezze ma anche intuibile capacità di resistere, sfidare il tempo, e nel tempo esplodere. Di ritorno, al confine, un doganiere forse troppo solo ma alquanto risoluto voleva lì per lì sequestrare la mia bella dozzina di bottiglie slovene, molte delle quali appartenute al nuovo amico Alex Klinec. Troppe, secondo lui e le leggi (peraltro interpretate male, dal momento in cui mi si scambiava il quantitativo di alcol con i litri!) . Ci sarebbe stata una possibilità di portarle con me, pagando naturalmente, se fossi passato da un valico di prima categoria, 30 chilometri più ad est. Il mio accorato appello, reiterato, non so perché lo ha acquietato. La sbarra si è aperta all'Italia. Detto per inciso, caso mai non avesse ceduto, nemmen io avrei rinunciato a quelle bottiglie. Trenta chilometri in più, ovest o est non importa, e qualche euro, non avrebbero intaccato la mia volontà di ricordare, con quei vini, una terra intimamente toccante, che nel mio cuore - sia chiaro - non possiede dogane.
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