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Sotto-zona/cru: Loc. Plessiva - Cormons (GO) Data assaggi: Dicembre 2003 Il commento: Sugli scaffali d'Italia a 12 euro o giù di lì. Provare per credere. La chiosa Del mio viaggio friulano - correva l'ultima decade settembrina del 2003- conservo molte cose di cui alimentare il ricordo, altrettante di cui rimproverarmi. Una di queste, non avere avuto il tempo. Non avere avuto il tempo di andare a trovare Aldo Polencic per esempio, e con lui scoprire quell'angolo di suggestiva bellezza che è Plessiva. Un niente per arrivare in Slovenia. Quel paesaggio - ti appare come d'incanto se ti spingi aldilà dei fronti basso-collinari del primo Collio, o se lo ammiri in silenzio dalla cima del Monte Quarin- non so perché si è imposto più di altri nel mio immaginario. In lui un'idea di compattezza, di singolarità, di purezza. Come di un terra foriera di grandi cose. Più volte, fugacemente, ne ho percorso le strade immerse nel vigneto, ahimé senza la possibilità di respirarlo e viverlo come avrebbe meritato.Un altro errore dello spirito, oltre che strategico. Ma altre occasioni arriveranno, ne son certo. Per adesso, resta questo Pinot Grigio, portato via con premeditata volontà alla nuova amica Elena della Enoteca di Cormons, a suggellare il ricordo di un incontro sfumato con la famiglia Polencic. E insieme a lui ci sono gli occhi blu-che-non-vedi-il-fondo che ho scoperto appartenere un giorno al giovane Aldo Polencic, profilo sloveno. Saranno passati almeno due anni; fu la prima volta che incontrai il suo Pinot Bianco, detto degli Ulivi, e ne rimasi colpito per la forza, la voluttà e l'estrema eleganza, un connubio esplosivo. Assaggiai allora, in piccola verticale, un 2000 e un 1999, quest'ultimo sorprendente ed indimenticabile. Da allora gli stessi occhi li ho incontrati in quelli della sorella, valente enologa di bella speranza in giro per l'Italia. Troppo poco per conoscere la gente. Per fortuna, le bottiglie di Aldo paiono non soffrire il diffuso male della impersonalità. Oltre a farsi desiderare mantengono intatto, da un po' di tempo a questa parte, il dono non comune di andare ben aldilà del bicchiere e la capacità di raccontare storie, per una immedesimazione che travalichi la stanza e diventi suggestione. Ed anche questo, a ben vedere, basta. Alla consolazione e alla contemporanea bramosia montante di una partenza nuova.
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