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Sotto-zona/cru: Ginestra - Monforte d'Alba (CN) Data assaggi: Marzo 2004 Il commento: La bocca, di puro esprit nebbiolesco, mi appare oggi travolgente per tatto ed equilibrio. Difficile resistergli. Perché porta in dote seta e carezze, e conserva naturale la forza interiore e la vertigine. E' ragion d'essere insomma, senza ostentazioni. Nel frattempo quei tannini maturi, dolcissimi e svolti, affettuosi ti accompagnano verso un finale rimbombante, in cui nulla ti perdi di ciò che prima hai ascoltato. Lì ci stanno altre storie, di allungo notevole. E' un vino irresistibile. Parlare della confezione moderna è soffermarsi soltanto su un particolare di poco conto. Emerge la bontà del cru, la giustezza delle idee, l'appartenenza, l'aristocrazia di un vino simbolo. La freschezza è indiscutibile, nitida, vera, senza veli. Dalle mani di un contadino monfortino polemico, ruspante e simpaticissimo, un contributo reale alla bellezza che sugli scaffali d'Italia sta ad un prezzo poco amichevole, fors'anche 50 euro, per un sogno che si farà più amichevole - direi intimo- se avrai la fortuna di viverlo. Scoprirai allora che il sogno, per fortuna, non ha prezzo. La chiosa: Tante le parole spese sui barolo. Su certi barolo. Tantissime quelle spese su personaggi come Domenico Clerico. Non ho voglia di aggiungerne altre. Non credo di saperne inventare di nuove o forse non ho la conoscenza per mietere giudizi di merito. In fondo al cuore però conservo parole, meglio sensazioni, che riguardano entrambi, vini e vignaioli. Le tengo per me. Dico soltanto che la conoscenza/esistenza di vini del genere fa carta straccia di tante parole dette, scritte e pagate. Nel Ciabot Mentin Ginestra 1996 dimora la risposta. Una risposta che trova ragioni, per fortuna, nella sola terra che l'ha generata. Nessun altro può accampare diritti di fronte ad un vino così, di fronte ad una terra che lo partorisce. Perché questo è, la meraviglia di una terra-madre che genera figli individui. Tradizionalismi, innovazioni, partiti presi, infatuazioni, ingessamenti, paraocchi, polemiche........ che senso hanno di fronte all'evidenza? In fondo al cuore credo ci sia una ragione per tutta questa meraviglia. Forse Domenico Clerico conosce la sua terra. Sa della fatica, del dolore e del coraggio. Per questo, sorridenti, i vini suoi lo ripagano.
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