Il vino:

Meursault Clos de la Barre 1999 - Domaine des Comtes Lafon

Sotto-zona/cru: Clos de la Barre - Meursault - Cote d'Or - Borgogna

Data assaggi: marzo 2004

Il commento:

Giallo carico e sgargiante, di seducente solarità, irradia senza sosta una luce naturale che rivela sotto una materia densa e limpida. Ha un naso importante, questo sì, raffinato nel modo di porgersi, dinamico e di lenta circuizione, dapprima solenne nei toni fumé e nei risvolti minerali poi più imperioso nel rivelarti il frutto suo maturo: sento la mela, la spiga di grano, la crema pasticciera, la ginestra, il miele di castagno ed ancora i lieviti in singolare vortice aromatico. Il tutto con un tocco di elegiaca compostezza. Con l'aria poi se ne escono, vibranti e sottili, le note di selce e finocchio selvatico ad impreziosire e rinfrescare, ed ancor di più ne esco coinvolto, pur consapevole della probabile ulteriore crescita che il tempo riserverà a questo vino-bambino.

La bocca - de soie et de dentelle, come dicono dalle sue parti- è dolce e melodiosa, carezzevole ed ammaliatrice, ricamata con garbo, piena di sentimento, succulenta e morbida con un senso innato dell'equilibrio e del portamento. La senti pulsare, perché ha in se una salda costituzione, ma già adesso ti appassiona e conturba, lasciandosi possedere senza sforzo. Pian piano, inesorabile, sentirai una deriva erotica farsi più palpabile. Con la deriva le parole- dopo tanto parlare- si faranno silenzio, auspicato silenzio. Perché in fondo il silenzio è la cosa più giusta. Staranno negli sguardi, negli intrecci, nelle smorfie, nelle sfumature, nei sorrisi e nei pensieri, tuoi e della tua compagna di bicchiere, la risposta ed il senso.

Di prezzi non so con certezza ma il clos è piccolino per cui la tiratura mi attendo essere limitata. Me li aspetterei perciò non proprio amichevoli , pure se trattasi di un village (ma che village!). In un ristorante borgognone, circa una settimana fa, stava a 100 euro. Tenendo conto però dei ricarichi salati che i nostri cuginetti francesi ti rifilano quando sei seduto ai loro tavoli ( volano spesso e volentieri a 3-4 volte il valore di acquisto, indipendentemente dal target del locale) ho qualche residua speranza che il prezzo chez domaine valga ampiamente il sogno.

La chiosa:

Il mio commento era già pronto da un po', mi mancava soltanto la chiosa. Difficile chiosare un vino così. Difficile chiosare dopo un vino così. Allora ho voluto attendere il mio ultimo viaggio in Borgogna per completare il pezzo, con la speranza che avrei potuto trarne la scintilla in più per meglio capire e meglio trasmettere quell'irresistibile sentimento di immedesimazione che mi prese quel giorno, io e lui di fronte, come amanti sui monti spersi della Cisa, in quel paradiso pagano chiamato Locanda Mariella, in compagnia dei miei affetti e della grande Mariella Gennari, pure lei amante (del vino).

Sono stato a Meursault. Quanto tempo è passato dall'ultima volta! Dieci anni? Con il tempo quei posti diventano sempre più belli. Più invecchiano e più si fan belli. Come i loro vini d'altronde. Lì ho visto Clos de la Barre, inquadrato tra quattro mura antiche proprio nel bel mezzo del paese. Un piccolo campo in mezzo al paradiso. Quel paesaggio strappa il cuore, questo è, anche se non sei un sognatore, ed ogni suo angolo porta impresso un sentire diverso, trasposto nei cento umori dei cento vini che assaggerai o nelle cento parole che apprenderai dai suoi contadini. Ogni vino, a Meursault, appartiene alla sua terra. Pardon, al suo terroir. Anche il vigneron ne è consapevole, e rispetta questo credo finanche in maniera parossistica, quando non fa altro che ripeterti quella parola, e a quel concetto si piega. Però in questo caso, rispetto alle belle parole -sempre le stesse- sbandierate in ogni dove, c'è una differenza: la verità. Questi vini - Clos de La Barre ne è solo un esempio - non rappresentano altro se non una esasperata trasmutazione -singolare, forte, identificativa- del loro terroir. Semplice no? Però qui, a ben vedere, le radici sono vecchie ed affondano ramificandosi nel sottosuolo, appartenendogli. Ne succhiano così l'anima, e te la rendono intatta nel bicchiere. Qui centinaia sono gli anni di consapevole viticoltura, supportata da una conoscenza del territorio che non ha eguali. Qui senti il peso "fisico" della storia, qui hai palese la coscienza, qui le scopri tutte le peculiarità di un climat, qui un vignaiolo fa il vignaiolo, zappa la terra, conosce i pieds de vigne un per l'altro, nominandoli. Qui l'uomo vive insieme alle sue piante, in naturale simbiosi e scambio.

Nel frattempo però, di fronte a questa esemplificazione liquida di appartenenza e sublimazione, sia pur dopo un viaggio bellissimo e maestro, ancora una volta trovo poche parole a commento. Ma il silenzio di oggi è ricco di risposte. Dimorano tutte nelle facce di quei contadini, nella loro caparbietà nonché nella magia di quella terra unica, estrema e individua. Vale la pena spendere un po' di tempo per andare, ascoltare, curiosare, assaggiare. E' un dovere per ogni amante delle cose semplici e contadine. Dopo che l'hai incontrata, oltre a sentirne maledettamente la mancanza una volta lasciata, capirai meglio il peso della differenza. Le parole del vino, in fin dei conti, non ti serviranno più.

 

   

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