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Sotto-zona/cru: Merano (BZ) Data assaggi: Giugno 2004 Il commento: La bocca poi sa accoglierti morbida e succosa, efficace nella diffusione, elettiva nella freschezza, ciò che ne corrobora lo spirito e ne rilancia la beva. E' una elegiaca esuberanza in trattenere quella bocca, ecco cos'è; mai una sfrontatezza, mai un calcare la mano. E' un succo dolce, denso, con all'interno una vena sapida e minerale, paradigma forse della sua singolarità varietale, a suo modo altera ed aristocratrica. Con l'aria, nel frattempo, eccoti i profumi muschiati e le erbe campestri.....tanto per ribadire di appartenenze e peculiarità. E' Sissi una versione passita di straordinario equilibrio e riconoscimento, in cui amichevole si fa la consistenza, ripetuto l'abbraccio, reale il coinvolgimento. Sì, è come respirare per un attimo l'aria che c'è là, magari in autunno, quando ulteriormente si spoglia per diventare impalpabile niente dentro gli odori del mondo. Tutto questo respirare dovrebbe stare attorno ai 25€. Il contenuto, ahinoi, misura solo 375cc, ma le suggestioni liquide vanno ben oltre gli stretti confini di una bottiglia. Se ci pensi, come l'aria, respirano. La chiosa: E' stato proprio un gran momento condividere questo bicchiere, caduto proprio nel bel mezzo del primo accanimento canicolare estivo. Un vino in cui la solarità mediterranea si stempera in un'aura più mitteleuropea, e la carezza tattile profusa- di razza alpina- ti appare quale balsamo rigenerante. Un vino che sa sublimare il piacere di una compagnia amica; anzi, casomai ce ne fosse bisogno, la compagnia dal niente saprebbe creare. Instancabile e seducente, in grande spolvero se sto al passato di questa cantina, ricama trame dalle quali difficilmente so sottrarmi. Con esse, invariabilmente, mi investono le dolci malinconie. Della Merano trasognante che non ho, dei discorsi campagnoli, delle intimità guascone, delle notti fredde ma caldissime del novembre meranese, quando la vallata si riempie di stimoli e di gente il suo Kurhaus. Questo moscato giallo vale un auspicio. Sì, a credere, da parte dei vignaioli atesini, nelle proprie meraviglie, nello stesso modo in cui credono alla bontà della loro aria o alla sacralità delle loro montagne. Quell'aria bianca, quei profili bianchi... quella purezza ambientale che vi respiro ogni volta che ci torno, sono certo farà il resto. Dalla gente, da quella gente, mi attendo perpetuata la purezza del gesto, l'attaccamento alla propria terra. Un grande vignaiolo a nome Josko Gravner è convinto che i vini siano sensibili al pensiero che di essi hanno i vignaioli che li creano. Se il vignaiolo non ama fino in fondo il vino che produce, lui se ne accorge e in qualche modo lo frega. Ecco, per quel che mi riguarda, nel mio bicchiere di oggi ho intuito appartenere la determinazione, tutta umana, nel crederci. Nel mio bicchiere di oggi il rispetto di una tradizione, aldilà o al disopra di qualunque sentiero segnato, stanco e disordinato da troppo calpestare.
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