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Il vino:
Piemonte Chardonnay "Gaja & Rej" 1994 - Angelo Gaja
Sotto-zona/cru: Barbaresco
(Cuneo)
Data assaggi: ottobre
2000
Il commento:
Il colore è molto bello
alla vista, con i suoi toni giallo-dorati, la sua cristallinità e la sua
marcata consistenza.
I profumi sono finissimi e inebrianti, eppure elegantissimi, e ci regalano
un quadro aromatico variegato, giocato sulle note fruttate (che rimandano
all'esotico), sul sottobosco con le sue bacche selvatiche e odorose, sul
miele e la sua dolcezza. Con l'ossigenazione grande diventa la persistenza,
lodevole la profondità, bilanciato ci appare il rovere.
Potente e pieno al palato, mostra equilibrio gustativo mirabile fino a
centro bocca. Dentro si rincorrono note resinose, accenni di sottobosco
e miele in delizioso connubio, lievissima e soave la speziatura vanigliata.
Poi, alla fine, d'un tratto, mentre si concede in un finale di sentita
lunghezza, spunta una nota di frutta secca (mandorla) che immediatamente
diventa amara e ne contraddistinguerà da lì in poi la beva, marcandola
oltremodo e rendendola stancante. Peccato, perché effettivamente è vino
da grandi numeri e perché l'equilibrio frutto-sapidità-acidità appaiono
ben risolti. Se non fosse per quella pecca finale saremmo di fronte a
un vino italiano di grandi peculiarità ed espressività, non lo si può
negare.
Sapete più di me dei prezzi, che sono elevati: in ristoranti "speciali"
sta sulle 105000 lire. Comunque, e a maggior ragione, resterà da meditare
e da tenere a mente. Per un bel po'.
La chiosa:
Non lo si dimentica facilmente uno chardonnay di tal fatta: il Gaja
& Rej può fungere benissimo da esempio e viatico per chi dal vino
vuole estrarre (o desidera) pienezza, complessità e corpo; certo però
che l'appesantimento alla beva conferitogli da quelle note amare, direi
"tanniche", non lo si può trascurare. Tra gli astanti, tutti bravi e preparati,
che mi hanno accompagnato in questa degustazione, c'era chi sottolineava
come caratteristica del vino sua propria fosse il chiudersi su sensazioni
secche e lievemente ammandorlate, ed è oltremodo rimasto sorpreso di come
queste siano diventate così spiccatamente amare e difficili tenuto conto
del grande millesimo che era in assaggio. Verranno e varranno altre riprove,
se ci riusciremo.
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