L'appunto al vino
di Fernando Pardini
 
 

Il vino:
Piemonte Chardonnay "Gaja & Rej" 1994 - Angelo Gaja

Sotto-zona/cru: Barbaresco (Cuneo)

Data assaggi: ottobre 2000

Il commento:

Il colore è molto bello alla vista, con i suoi toni giallo-dorati, la sua cristallinità e la sua marcata consistenza.

I profumi sono finissimi e inebrianti, eppure elegantissimi, e ci regalano un quadro aromatico variegato, giocato sulle note fruttate (che rimandano all'esotico), sul sottobosco con le sue bacche selvatiche e odorose, sul miele e la sua dolcezza. Con l'ossigenazione grande diventa la persistenza, lodevole la profondità, bilanciato ci appare il rovere.

Potente e pieno al palato, mostra equilibrio gustativo mirabile fino a centro bocca. Dentro si rincorrono note resinose, accenni di sottobosco e miele in delizioso connubio, lievissima e soave la speziatura vanigliata. Poi, alla fine, d'un tratto, mentre si concede in un finale di sentita lunghezza, spunta una nota di frutta secca (mandorla) che immediatamente diventa amara e ne contraddistinguerà da lì in poi la beva, marcandola oltremodo e rendendola stancante. Peccato, perché effettivamente è vino da grandi numeri e perché l'equilibrio frutto-sapidità-acidità appaiono ben risolti. Se non fosse per quella pecca finale saremmo di fronte a un vino italiano di grandi peculiarità ed espressività, non lo si può negare.

Sapete più di me dei prezzi, che sono elevati: in ristoranti "speciali" sta sulle 105000 lire. Comunque, e a maggior ragione, resterà da meditare e da tenere a mente. Per un bel po'.


La chiosa:

Non lo si dimentica facilmente uno chardonnay di tal fatta: il Gaja & Rej può fungere benissimo da esempio e viatico per chi dal vino vuole estrarre (o desidera) pienezza, complessità e corpo; certo però che l'appesantimento alla beva conferitogli da quelle note amare, direi "tanniche", non lo si può trascurare. Tra gli astanti, tutti bravi e preparati, che mi hanno accompagnato in questa degustazione, c'era chi sottolineava come caratteristica del vino sua propria fosse il chiudersi su sensazioni secche e lievemente ammandorlate, ed è oltremodo rimasto sorpreso di come queste siano diventate così spiccatamente amare e difficili tenuto conto del grande millesimo che era in assaggio. Verranno e varranno altre riprove, se ci riusciremo.

 

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