L'appunto al vino
di Fernando Pardini
 
 

Il vino:
Rosso di Toscana Ateo 1998 e 1997 - Ciacci Piccolomini D'Aragona

Sotto-zona/cru: Castelnuovo dell'Abate (Si)

Data assaggi: Gennaio 2001

Il commento:

Ateo 1998

Rubino profondo, limpido e di apprezzabile consistenza associa all'olfatto profumi discretamente intensi e persistenti, floreali e vegetali, mediamente fruttati su fondo etereo. Vuole tempo ed ossigeno poi il quadro diventa chiaro, e fine. Vi riconosci il fior di giaggiolo, la bacca selvatica (che tende a caratterizzare l'approccio nel prosieguo), l'amarena, la liquirizia, una leggera speziatura.

In bocca è molto caldo, sapido, di grande corpo e potenza, con tannini evidenti che sostengono e danno ritmo ad una beva fruttata di media concentrazione. Si notano disequilibri che spostano l'accento sulla carica alcoolica. La vena acida è presente e allunga la beva fino ad un finale coerente, mediamente morbido, fruttato e speziato. Qua e là dimorano aromi di bocca vegetali lievemente "verdi". Peso estrattivo non superiore ma di buona qualità per un approccio non strabiliante ma caratteriale, ilcinese, pieno di sensazioni che chiamano il sottobosco e la terra. Potrebbe essere meglio ma vuole ascolto attento.


Ateo 1997

Una spanna più in alto vola di certo questo fratello maggiore, ateo pur esso, che per armonia, complessità ed equilibrio gustativo non è poi così lontano dal cielo. Il rubino intanto ha riflessi amaranto, è di buona profondità, è limpido, è bellamente denso.

I profumi sono estremamente intensi e lodevole ci appare la progressione, che anche in questo caso predilige ossigeno e tempo. Certamente lo spettro aromatico ampio, fine, vegetale, speziato, fruttato accompagnato dai riconoscimenti di bacche selvatiche, di essenze balsamiche "verdi", di apporti erbacei, di amarena, di chiodo di garofano su fondo soavemente tostato, leggermente etereo e profondamente laccato non ti abbandona tanto facilmente.

La bocca si scopre poi corposa e coerente, di sentito calore, di buone fittezza e sapidità, di nerbo acido ancora presente. La massa tannica è in grande spolvero su trama fruttata soltanto un po' evoluta. Piena l'avvolgenza e realizzata la rispondenza gusto-olfattiva, questo sì. Ottime infine la precisione e la nitidezza: questo Ateo non brillerà per complessità ed eleganza ma fa del carattere, toscaneggiante in ogni dove, un arma qui convincente. In più ha ancora spalla larga anche se il mio consiglio è quello di berselo adesso, chè si apprezzano davvero equilibrio e spirito.

Questi Atei stanno sulle 26000 lire in enoteca e meritano attenzione, meditazione e ricordo.

La chiosa:

Certo che far nascere e crescere spiriti atei a pochi metri da Sant'Antimo potrebbe suonare dissacrante nei confronti di un ordine tradizionalmente costituito. Qui è dal 1989 che li stanno crescendo ma l'ordine costituito provocatoriamente combattuto da questi vini niente a che vedere con il divino e le sue braccia terrene, a meno che tra le sue braccia terrene non si annoveri il Sacro Brunello.

Scherzi a parte, per i due atei "liquidi" primattori di questo appunto "allungato" l'approccio è assai similare, quindi riconoscibile, ma nella versione '97, lo avrete forse capito, la brillantezza, il contrasto, l'armonia complessiva e, non ultimo, il peso, sono altra cosa e scontano senz'altro una migliore materia prima (sangiovese bien sur ma anche cabernet e merlot).

Parlare di ateismo in questi casi è anche una scusa per poter ricordare la cantina che lo "professa", quella Ciacci Piccolomini D'Aragona dal nobile blasone che persegue finalmente con risultati appaganti il sogno bello di Giuseppe Bianchini, che è sogno ventennale.

Gli assaggi en primeur ne sono testimonianza: il Brunello Vigna di Pianrosso 1997 è pregnante e saldo e ne sentiremo riparlare, ma anche si badi bene la versione 96 si lascia ricordare, rimarchevole non certo per frutto e complessità ma per eleganza e portamento, poi c'è il Rosso di Montalcino Vigna del Conte, piacevole e fruttato nella versione 99, e un incredibile sirah in purezza, chiamato Fabius, che alla sua prima, recentissima uscita (vendemmia 1998) tira fuori ardore e concentrazione fruttata da competizione, e le vigne sono appena nate...!

Last but not least un piccolo e sentito grazie ad Agnes Koch, per la pazienza e la cordialità dimostrate, che la fanno muovere sicura tra le mura antiche, gli ampii corridoi silenziosi e le affascinanti cantine di un solido palazzo vescovile del seicento toscano.


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