L'appunto al vino
di Fernando Pardini
 
 

Il vino:
Barbaresco docg Sorì Burdin 1996 - Fontanabianca

Sotto-zona/cru: Sorì Burdin - Neive (CN)

Data assaggi: Marzo 2001

Il commento:

Dal colore granato compatto e limpido, dalla lodevole densità, assume con l'ossigeno ed il tempo un carattere olfattivo ampio e complesso, non ancora pienamente armonizzatosi se vuoi, ma che mette di già in mostra peculiarità da grandi numeri: frutti rossi e neri del bosco insieme ad aromi vegetali e lievemente appassiti si legano e si fondono con soavi note balsamiche, speziate e caffeose su fondo etereo di estrema eleganza in una fase dello stato evolutivo - giovane/pronto - nel quale la terziarizzazione del rovere (piccolo) gioca un ruolo determinante e ciò nonostante se ne apprezzano le doti per bilanciamento ed assoluta non aggressività.

In bocca è letteralmente sognante e coinvolgente: la potenza sua propria, stemperata nel morbido, caldo, intenso, vellutato abbraccio della massa tannica, e quella sua acidità contenuta, regalano beva equilibrata e rotonda, di estrema rispondenza gusto-olfattiva, dove vi scorgi anche tipicità su sviluppo lungo e di peso. Puro esprit di nebbiolo, si concede molto nel finale con sensazioni di grande pulizia ed asciuttezza, che portano alla riprova senza affaticamenti di sorta. Al tavolo di ristoranti dai ricarichi medi sta sulle 65000 lire, ma qui - signori - ci si accorge da che parte stanno cielo, meditazione e ricordo.

La chiosa:

Veramente rimarchevole questo barbaresco di Bruno Ferro, che ci suggerisce in che modo la piccola cantina di Neive stia lavorando per ritagliarsi uno spazio nel gotha dei produttori di Langa. L'impostazione non è tradizionale certo ma il risultato che se ne trae abbraccia appieno i caratteri tipici della denominazione di cui il vino porta il nome, con la piacevolezza e l'immediato coinvolgimento delle sensazioni organolettiche in primissimo piano: quel connubio magico di opulenza ed eleganza insomma in cui si compendiano fortuna e fascino di certi vini di Piemonte.

Questo vino è affascinante. Un po' di merito vada anche al buon Silvano Formigli, alla cui "scuderia" appartiene Fontanabianca, perché è stato grazie a lui che i curiosi - quale io sono - hanno potuto avvicinarsi e conoscere un altro surì di bella speranza.


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