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Il vino:
Barbaresco docg Sorì Burdin 1996 - Fontanabianca
Sotto-zona/cru:
Sorì Burdin - Neive (CN)
Data assaggi: Marzo
2001
Il commento:
Dal colore granato compatto e limpido,
dalla lodevole densità, assume con l'ossigeno ed il tempo un carattere
olfattivo ampio e complesso, non ancora pienamente armonizzatosi se vuoi,
ma che mette di già in mostra peculiarità da grandi numeri:
frutti rossi e neri del bosco insieme ad aromi vegetali e lievemente appassiti
si legano e si fondono con soavi note balsamiche, speziate e caffeose
su fondo etereo di estrema eleganza in una fase dello stato evolutivo
- giovane/pronto - nel quale la terziarizzazione del rovere (piccolo)
gioca un ruolo determinante e ciò nonostante se ne apprezzano le doti
per bilanciamento ed assoluta non aggressività.
In bocca è letteralmente sognante e coinvolgente: la potenza sua
propria, stemperata nel morbido, caldo, intenso, vellutato abbraccio della
massa tannica, e quella sua acidità contenuta, regalano beva equilibrata
e rotonda, di estrema rispondenza gusto-olfattiva, dove vi scorgi anche
tipicità su sviluppo lungo e di peso. Puro esprit di nebbiolo,
si concede molto nel finale con sensazioni di grande pulizia ed asciuttezza,
che portano alla riprova senza affaticamenti di sorta. Al tavolo di ristoranti
dai ricarichi medi sta sulle 65000 lire, ma qui - signori - ci si accorge
da che parte stanno cielo, meditazione e ricordo.
La chiosa:
Veramente rimarchevole
questo barbaresco di Bruno Ferro, che ci suggerisce in che modo la piccola
cantina di Neive stia lavorando per ritagliarsi uno spazio nel gotha dei
produttori di Langa. L'impostazione non è tradizionale certo ma il risultato
che se ne trae abbraccia appieno i caratteri tipici della denominazione
di cui il vino porta il nome, con la piacevolezza e l'immediato coinvolgimento
delle sensazioni organolettiche in primissimo piano: quel connubio magico
di opulenza ed eleganza insomma in cui si compendiano fortuna e fascino
di certi vini di Piemonte.
Questo vino è affascinante. Un po' di merito vada anche al buon
Silvano Formigli, alla cui "scuderia" appartiene Fontanabianca, perché
è stato grazie a lui che i curiosi - quale io sono - hanno potuto
avvicinarsi e conoscere un altro surì di bella speranza.

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