L'appunto al vino
di Fernando Pardini
 
 

Il vino:
Trentino Sauvignon Bianco 1999 - Maso Furli

Sotto-zona/cru: Lavis (TN)

Data assaggi: Aprile 2001

Il commento:

Il giallo è paglierino con riflesso verdognolo, netto, lucido, ed il vino si presenta bene nel bicchiere, con apprezzabile - quasi sentita - densità.

La gamma aromatica si esprime nitida, intensa e persistente, con buona fittezza e grande caratterizzazione varietale, finanche pungente nella sua spinta aromaticità, ma, quel che più conta, mai "stancante". Sensazioni vegetali, floreali e fruttate ne compongono il quadro, che si sviluppa principalmente sulle note di foglia di pomodoro, di salvia, di peperone poi di sambuco e spezie, e più giù ancora con risvolti, non banali, di frutta esotica ed essenze balsamiche.

In bocca mostra spessore e corpo evidenti e all'inizio ti sorprende per vigorìa e potenza. Di estrema coerenza gusto-olfattiva, con andamento a netta presenza acida e salina, ti conduce, solido, avvolgente, fresco, solo abbastanza morbido in quanto aitante, verso un finale lungo e caldo, su note di frutta secca e balsamiche. All'incedere e al frutto poco o niente puoi rimproverare: c'è precisione, nitidezza, forse un leggero appannamento a centro bocca, ma soltanto dopo prolungata prova all'aria, forse una base vegetale un po' troppo acerba, che d'altra parte spiega la giovanile esuberanza, pure rinfrescante. Sicuramente è caratteriale, mostra stoffa nonchè autentica piacevolezza nella beva, eppoi ha spalla larga.

Sta sulle 25000 lire in enoteche dai giusti ricarichi: è da provare, meditare e tenere a mente ché dal Trentino stanno arrivando, grazie anche ai ragazzi del Maso Furli, buone nuove.

La chiosa:

Bella sorpresa, ma poi neanche tanto sorpresa, quella fornitaci dai corposi bianchi dei giovani fratelli Zanoni, che hanno l'Alsazia nel cuore ed un tocco di internazionalità nelle corde del loro sentire.

Neanche tanto sorpresa in quanto già si consumò il primo incontro, a casa loro per di più, circa un anno fa. Giocoforza, ciò che allora ci incuriosì andava rivissuto, ripassato, riletto, consolidato.

Per i commenti sulla cantina valgano quindi quelli colà espressi (cercate, cercate che troverete tante belle impressioni su L'AcquaBuona); sul vino invece, beh, la predilezione e la ricerca della struttura e del corpo, senza tralasciare l'importante patrimonio aromatico - qui variegato e non ingessato si badi bene - che l'uva sauvignon si porta appresso, mi appaiono evidenti.

Dentro questo bicchiere non c'è solo un'impronta Friulana - netta - ma ci percepisci pure sottili reminiscenze loiresi, da terre forti du Sancerrois, le quali , unite alle altre, ne fanno un vino che potrebbe costituire viatico e diventare - con il tempo e le vendemmie future - spirito di terra.


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