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Il vino:
Trentino Sauvignon Bianco 1999 - Maso Furli
Sotto-zona/cru:
Lavis (TN)
Data assaggi: Aprile
2001
Il commento:
Il giallo è paglierino con
riflesso verdognolo, netto, lucido, ed il vino si presenta bene nel bicchiere,
con apprezzabile - quasi sentita - densità.
La gamma aromatica si esprime nitida, intensa e persistente, con buona
fittezza e grande caratterizzazione varietale, finanche pungente nella
sua spinta aromaticità, ma, quel che più conta, mai "stancante".
Sensazioni vegetali, floreali e fruttate ne compongono il quadro, che
si sviluppa principalmente sulle note di foglia di pomodoro, di salvia,
di peperone poi di sambuco e spezie, e più giù ancora con
risvolti, non banali, di frutta esotica ed essenze balsamiche.
In bocca mostra spessore e corpo evidenti e all'inizio ti sorprende per
vigorìa e potenza. Di estrema coerenza gusto-olfattiva, con andamento
a netta presenza acida e salina, ti conduce, solido, avvolgente, fresco,
solo abbastanza morbido in quanto aitante, verso un finale lungo e caldo,
su note di frutta secca e balsamiche. All'incedere e al frutto poco o
niente puoi rimproverare: c'è precisione, nitidezza, forse un leggero
appannamento a centro bocca, ma soltanto dopo prolungata prova all'aria,
forse una base vegetale un po' troppo acerba, che d'altra parte spiega
la giovanile esuberanza, pure rinfrescante. Sicuramente è caratteriale,
mostra stoffa nonchè autentica piacevolezza nella beva, eppoi ha
spalla larga.
Sta sulle 25000 lire in enoteche dai giusti ricarichi: è da provare,
meditare e tenere a mente ché dal Trentino stanno arrivando, grazie
anche ai ragazzi del Maso Furli, buone nuove.
La chiosa:
Bella sorpresa, ma poi
neanche tanto sorpresa, quella fornitaci dai corposi bianchi dei giovani
fratelli Zanoni, che hanno l'Alsazia nel cuore ed un tocco di internazionalità
nelle corde del loro sentire.
Neanche tanto sorpresa in quanto già si consumò il primo
incontro, a casa
loro per di più, circa un anno fa. Giocoforza, ciò che allora
ci incuriosì andava rivissuto, ripassato, riletto, consolidato.
Per i commenti sulla cantina valgano quindi quelli colà espressi
(cercate, cercate che troverete tante belle impressioni su L'AcquaBuona);
sul vino invece, beh, la predilezione e la ricerca della struttura e del
corpo, senza tralasciare l'importante patrimonio aromatico - qui variegato
e non ingessato si badi bene - che l'uva sauvignon si porta appresso,
mi appaiono evidenti.
Dentro questo bicchiere non c'è solo un'impronta Friulana - netta
- ma ci percepisci pure sottili reminiscenze loiresi, da terre forti du
Sancerrois, le quali , unite alle altre, ne fanno un vino che potrebbe
costituire viatico e diventare - con il tempo e le vendemmie future -
spirito di terra.

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