|
Il vino:
Grand Cru Classé de Sauternes Chateau Filhot 1995
Sotto-zona/cru:
Chateau Filhot - Sauternes
Data assaggi: Maggio
2001
Il commento:
Di colore fa giallo oro antico, lucido,
denso, come sempre bello a vedersi.
I profumi non li puoi non trovare intensi ma nella progressione non sono
strabilianti anche perché tarpati da un eccesso pungente ed etereo,
raffreddati da un curioso e non propriamente fine sentore di acetone che
va a confondersi tra le maglie fitte della confettura di fichi, del pompelmo,
dell'agrume candito e del miele, che ne compongono il fondamento aromatico.
In bocca è oltremodo aitante e nervoso senza ammiccare in alcun
modo a distensione e souplesse, come invece noi vorremmo. Dalla
sua offre un dignitoso equilibrio acido-zuccherino che pur riuscendo a
concretizzare un ambiente tattile morbido, dolce ma non troppo, non riesce
a trovare legante ed avviluppo superiore ai sensi nostri.
Le note roti della soave muffa non sono affatto integrate e contribuiscono
a rendere il quadro gustativo incerto e discontinuo, quadro che si avvale
anche di una spinta agrumosa alla lunga prevaricante ma soprattutto di
una armonia lesa di botto, a fine beva, dalla nota pungente di acetone
che ritorna - lo aveva già fatto al naso - come aroma di bocca. E lì
continua. Il finale si offre lungo e caldo, di portamento tipico, con
astringenza tannica lievemente, ma non sarebbe nulla, amara. I giochi
però sono già fatti.
È sicuramente giovane ma non saprei consigliare se attendere o meno ché
di imperfezioni ce ne sono. L'impronta francese comunque vuole sempre
rispetto, ascolto attento e meditazione, per cui vedremo di rimeditarci
più in là nel tempo, concedendogli meritata chance. Per
ora costa sulle 38000 lire in ristoranti dai ricarichi medi. La 1/2 bottiglia
si intende.
La chiosa:
È indubbio, è
insindacabile, per il curioso sognatore, il fascino indiscreto che suscita
e sprigiona un vino estremo, sia esso estremo per confini , sia esso estremo
per uomini, sia esso estremo per la perizia - estrema va da sé
- che la sua realizzazione richiede. Questo vin d'essence (non
nel senso di benzina) compendia in sé il concetto di "estremismo"
nel vino: carpe diem, maniacalità ed applicazione, attesa,
estro e pure fantasia ci vogliono tutte perché il miracolo liquido
si rinnovi, vendemmia dopo vendemmia, e l'esprit de finesse della
Francia tutta, e con essa del mondo intero, si trasponga in vino.
Succede anche nelle migliori famiglie di panettieri che le ciambelle non
vengano tutte con il sospirato buco. Di Sauternes alfine si tratta. Dei
migliori non so dirvi. Non di solo Sauternes si vive.

|
|