L'appunto al vino
di Fernando Pardini
 
 

Il vino:
Grand Cru Classé de Sauternes Chateau Filhot 1995

Sotto-zona/cru: Chateau Filhot - Sauternes

Data assaggi: Maggio 2001

Il commento:

Di colore fa giallo oro antico, lucido, denso, come sempre bello a vedersi.

I profumi non li puoi non trovare intensi ma nella progressione non sono strabilianti anche perché tarpati da un eccesso pungente ed etereo, raffreddati da un curioso e non propriamente fine sentore di acetone che va a confondersi tra le maglie fitte della confettura di fichi, del pompelmo, dell'agrume candito e del miele, che ne compongono il fondamento aromatico.

In bocca è oltremodo aitante e nervoso senza ammiccare in alcun modo a distensione e souplesse, come invece noi vorremmo. Dalla sua offre un dignitoso equilibrio acido-zuccherino che pur riuscendo a concretizzare un ambiente tattile morbido, dolce ma non troppo, non riesce a trovare legante ed avviluppo superiore ai sensi nostri.

Le note roti della soave muffa non sono affatto integrate e contribuiscono a rendere il quadro gustativo incerto e discontinuo, quadro che si avvale anche di una spinta agrumosa alla lunga prevaricante ma soprattutto di una armonia lesa di botto, a fine beva, dalla nota pungente di acetone che ritorna - lo aveva già fatto al naso - come aroma di bocca. E lì continua. Il finale si offre lungo e caldo, di portamento tipico, con astringenza tannica lievemente, ma non sarebbe nulla, amara. I giochi però sono già fatti.

È sicuramente giovane ma non saprei consigliare se attendere o meno ché di imperfezioni ce ne sono. L'impronta francese comunque vuole sempre rispetto, ascolto attento e meditazione, per cui vedremo di rimeditarci più in là nel tempo, concedendogli meritata chance. Per ora costa sulle 38000 lire in ristoranti dai ricarichi medi. La 1/2 bottiglia si intende.

La chiosa:

È indubbio, è insindacabile, per il curioso sognatore, il fascino indiscreto che suscita e sprigiona un vino estremo, sia esso estremo per confini , sia esso estremo per uomini, sia esso estremo per la perizia - estrema va da sé - che la sua realizzazione richiede. Questo vin d'essence (non nel senso di benzina) compendia in sé il concetto di "estremismo" nel vino: carpe diem, maniacalità ed applicazione, attesa, estro e pure fantasia ci vogliono tutte perché il miracolo liquido si rinnovi, vendemmia dopo vendemmia, e l'esprit de finesse della Francia tutta, e con essa del mondo intero, si trasponga in vino.

Succede anche nelle migliori famiglie di panettieri che le ciambelle non vengano tutte con il sospirato buco. Di Sauternes alfine si tratta. Dei migliori non so dirvi. Non di solo Sauternes si vive.


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