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Sotto-zona/cru: Lavis (Tn) Data assaggi: agosto 2002 Il commento: Al palato rivela una salda struttura e un delizioso equilibrio anche se senti che l'alcol spinge e la potenza non è taciuta; deliziosa la sapidità insinuante, martellante la spina acida, tal da sospingere in profondità la trama, maritandosi da par suo con l'aitante corpus del frutto, degnamente in prima linea. Gioca su parametri alti, anzi altissimi, eppur ti seduce sottile per precisione, pregnanza e pulizia: l'anima tutta di un vitigno poco praticato trasposta liquida -e bella- in un bicchiere solo. Sugli scaffali delle enoteche d'Italia a 10€ o giù di lì. Imperdibile. La chiosa: La conferma di un'intuizione. Un incontro quasi casuale, in realtà pianificato assai, con la vitivinicoltura trentina. Bologna, quasi due anni fa, al cospetto di piccoli e grandi vignaioli di una terra mai sviscerata, da chi ha penne per scrivere, come si dovrebbe. Ne riportammo allora - noi acquabuonaioli - lusinghieri risultati, quali percezione di determinazione, simpatia, intenti e vini, sì da scriverne subitaneamente propositivi. Soprattutto di bianchi. Ebbene, quel bellissimo Incrocio Manzoni presentantomi
quel giorno da un gioviale ragazzo di Lavis, che mi sbalordì tanto
per capacità di penetrazione ed immedesimazione, per quel suo scartare
di lato dalle main roads trafficate e legnose, per quel suo carattere
forte sbandierato e volitivo, me lo ritrovo qui - nuova annata, medesimo
estro, nessun caso- nel bicchiere che vi narro. A mio parere intimo e
personale la famiglia Fanti si propone oggi come punta di un sommovimento
piacevole e atteso, generalizzato e rabbioso, fatto di giovani anime contadine
capaci di raccontare un territorio con volontà nuova. Trentino.
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