|
|
Sotto-zona/cru: Sörì del Bartu - Diano d'Alba(Cn) Data assaggi: Agosto 2002 Il commento: Molto calore al palato, perché evidente è la struttura ma imponente l'alcol; sentita pure l'acidità, che tende ora a soverchiare l'afflato fruttato così come il montare ripido dei tannini ne limita forse l'espansione: ne rammento ancora le asperità ma anche un distintivo ardore, una volenterosa presenza, una tipicità di mandorla, una assoluta tenuta all'aria con relativo riequilibrarsi (5 giorni e sembra non sentirli affatto,anzi migliora). Ha voglia di respirare a lungo, lo sento, sì che ne deduco una vita men che rapida e fuggevole. Traspare, da quel liquido scuro e non filtrato, la mano ingenua ed angelica dell'artigiano.Fatto per chi non ama suadenze, scorciatoie o rotondità, per i cercatori di strade secondarie insomma, quelle di campagna poco trafficate, ha dietro a sè una storia "piccola" e non roboante da raccontare, che non può concedersi il lusso delle copertine patinate, eppure affascinante e lunga, fatta di dedizione, soli e lune, testardaggine, verità, semplicità e rispetto della terra, virtù queste che attengono ai soli contadini. Credo impossibile da reperire nelle enoteche d'Italia ma solo e soltanto da Simone il vignaiolo, in piena Diano. Sui 9 euro. Da discutere, dibattere, pensare. Per certi versi - e sono tanti - anche da ammirare. La Chiosa: No, non è un caso se ho "aperto le porte" del mio appunto settimanale a questo vino "antieroe" campagnolo, underground, anti-establishment. Non è un caso che lo faccia oggi, prima settimana di settembre, come a dire l'inizio del quarto anno di attività della mia AcquaBuona. Il pensiero gioioso per una scommessa che non voglio dire che é vinta ma che ci trova ancora uniti, senz'altro più forti, ancor più appassionati e curiosi, a parlare e a raccontare di cose che amiamo, lo voglio sottolineare con il Sorì del Bartu 2001, una presenza silenziosa che ha quasi quarant'anni, tanti quanti quelli che hanno visto la sagoma "segaligna" di Simone Castella in controluce - giorno per giorno - trafficare tra i filari alti dell'omonimo sorì. È un vino a suo
modo estremo, che rifugge compromessi e si ripromette anno dopo anno di
rappresentare con naturalezza la tipicità della terra di Diano,
balcone di Langa dalla straordinaria visuale.Simone Castella è
uomo langarolo timido e schivo, che stringe ancor di più gli occhi
volpini quando parla del suo vino e si arrovella, nel continuo tentativo
di far capire il metodo tradizionale di vinificazione che porta avanti,
frutto esclusivo di un esperienza di vita semplicemente vissuta sulla
propria pelle, solo e soltanto da contadino bricoleur. One man band.
|
||
|
prima
pagina | l'articolo |
l'appunto al vino | la
parola all'agronomo | in
azienda |
|||