Il vino:

Cinque Terre DOC La Polenza 2001 - Lorenzo Casté

Sotto-zona/cru: Corniglia (SP)

Data assaggi: Settembre 2002

Il commento:

Ben oltre il suo giallo paglia e quella sua stupenda, solare lucentezza che subitaneamente sa infondere calore e presagire fragranze, ne scopri - dinamico e continuo - il naso, pervaso dalle note di frutta bianca (sentita la pera) che si uniscono elettive al minerale, per renderti ai sensi tutti una variata sinfonia di umori, "masticabile" eppur raffinata, contrappuntata dalla macchia mediterranea. Lodevole lo spettro che ne trai, sorprendente se pensi agli standard.

La bocca è di secca, vigorosa, solida impostazione, a dir poco elegiaca, in cui risplende, fuso e preciso, il frutto, fresco, senza appesantimenti. Spuntano - con l'aria - susina e miele, il quadro allora si distende e si fa ancor più accogliente, unendosi - quel frutto - in armonico abbraccio alla vitale verve acida che ne ritma l'incedere. Stordente per capacità di coinvolgimento, esemplare per l'equilibrio che dimostra fin da adesso che è giovincello, inatteso - veramente - per finezza e peculiarità.

Un vino che ti riconcilia con la Liguria dei vermentino, dei bosco e dell'albarola, che ha il pregio grande di rappresentare con volontà e spirito nuovi un territorio dirupato e affascinante, dove naturale è l'innamoramento, pericoloso lo stordimento, sognatore il mare. Di quantità e prezzi ahimé non so, ma in questo bicchiere ci stanno tutti gli stimoli necessari per intraprendere un viaggio, una ricerca. Anch'essi con determinazione nuova.

Impossibile da dimenticare.

La Chiosa:

Una delle sorprese meno attese e per questo più gradite dell'anno mio ultimo vinoso. Un'esemplare purezza, una sincera cristallinità, una voce forte che si staglia con autorità a cantare una terra magica, unica e difficile. Se tutto questo è possibile, a maggior ragione varrà la pena ogni sacrificio - pubblico e privato - teso ad un recupero ambientale miracoloso, per la continuazione di una storia contadina eroica ma adesso ancor più elettiva. Ogni muretto a secco della secolare fatica ligure merita questi risultati e queste trasposizioni.

Un sogno e un proponimento: il reincontro, stavolta di fronte al mare, quello che ti sembra appartenere se lo rimiri dalla torre alta di Vernazza, luogo di intimi, sospirati ricordi. Insieme a lui - certamente - un amico nuovo, che mi cruccio di non conoscere ancora, Lorenzo Casté.

Le Cinque Terre - ben oltre i pensieri, i colori e gli sguardi- unite amorevolmente in un bicchiere solo.








 

   

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