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Sotto-zona/cru: Rosazzo di Manzano (UD) Data assaggi: Settembre 2002 Il commento: La bocca poi è di sopraffina, superiore prestanza; sa mantenersi unita ed aristocratica, tutta trama e filigrana, e ti porta bellamente a spasso - sensi e cervello uniti - sfumando senza fretta nelle tentazioni calde e secche della mandorla. Lungo, lunghissimo, esprime appieno vitigno e terroir; ad ogni sorso limpide mi appaiono la forza e la razza; ad ogni sorso toccanti scorza e cuore. Propositivo ed istruttivo, o più semplicemente grande, può trafiggere - ne son sicuro - quale lama d'acciaio lucida e dritta, gli animi i più coriacei, placandone d'un botto le asprezze e le ansie, forzandone invero gli intimi sorrisi, i più nascosti, i più veri. Nelle enoteche d'Italia, se mi parli di reperibilità odierna, non credo sia così agevole a trovarsi; non è detto però, a ben cercare. Lo immagino sui 15€, assolutamente giustificati per un sogno. La chiosa: Piccola, eccezionale dimostrazione di come terra, esperienza, tradizione e rabbia si tramutino leste in un vino parlante, di quelli che, lasciati da parte discorsi ufficiali, carte, pubbliche rimostranze ed affari esteri, sono sufficienti di per sè (da che parlano in silenzio) alla identità, alla trasparenza, alla ragione e al diritto. Diritto e ragione di esserci, di reclamare con forza il proprio nome, che è tocai, e basta. Dopo questo assaggio, e i cento altri dei cento entusiastici tocai della mia terra, dopo queste liquide certezze, se la natura ascoltasse chissà mai che il meritevole, piccolo omonimo rio non me lo trasformi in fiume. Dipendesse da me, un dovere.
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