Il vino:

Forlì Rosso IGT Magnificat 1995 - Drei Donà La Palazza

Sotto-zona/cru: Massa di Vecchiazzano (Forlì)

Data assaggi: Ottobre 2002

Il commento:

Fin dal suo apparire, non dubitate, sa conquistare la scena: a sette anni suonati dalla nascita veste ancora i panni di un giovincello dimostrando una consistenza massiccia e sinuosa, propositiva e ammiccante, cucita su fitte trame scure che ti fanno di già immaginare il proseguo. E la scena, ben oltre la preventiva conquista, viene mantenuta eccome se ti soffermi ad annusarlo: il suo naso è invitante e carnoso, di intensissima personalità e composizione, ricco di aromi speziati dalla invasiva sensualità, a corroborare un frutto cospicuo, nero e rosso del bosco, che non nasconde la sua freschezza e la sua maturità. C'è il mirtillo in succo, ci stanno la prugna e il ribes, il legno di cedro e la pietra spaccata ad attizzare fuochi e regalare finezza.

Quando lo sorseggi ti sorprendi ammutolito ad ammirarne la recitazione, quella sua partecipata, affascinante, sorprendente e francamente inattesa maniera di diffondersi, "parlare", dilungarsi,intrattenere. La trama tannica é una filigrana così come confortevole e grassa la materia che mastichi, avvolta da un aura inafferrabile ma bella di raffinata elezione. Come una giovanile suggestione, nel lungo finale, in cui quasi perdi il controllo, ti par di afferrare un refolo vinoso, primario. Assolutamente assente ogni affioramento vegetale, solo un dolce sussurro la nota torrefatta, elegìa pura quella fumé con cui ti saluta. Complesso ed elegante insieme, assume a lunghi tratti un garbo e una sincerità così profondi e veri che ti par quasi che spicchi il volo. Grande il futuro che ha davanti. Nel frattempo, istintivo, mi ripaga con un bis.

Non so quanto agevole sia la ricerca ma in ristoranti dai ricarichi più che buoni sta sui 25€ o giù di lì.

 

La chiosa:

Non ne sono così sicuro, ma se tanto mi dà tanto, vista la passione, il suo nome, Magnificat, è anche quello di un amato "ronzinante" della scuderia di casa. Mi ricordo ancora - ne ho scritto - della polvere che mi fece mangiare un giorno l'altro celebre puledro de La Palazza, chiamato Tornese. Quanta ebbrezza in quella sconfitta, e quanta dolcezza; che bello affogare struggimenti nei suoi effluvi vinosi. A parte il nome, e l'essenza- qui oggi vi parlo di un cabernet sauvignon en pureté - l'annata accomuna questi due vini da sogno. 1995. Da incorniciare sui colli forlivesi. Sono stato fortunato ad incontrarli in momenti armonici della loro vita, perchè ne ho ricevuto in cambio un abbraccio più forte, un'identità più nitida e distintiva. Dalla "scuderia" romagnola dei simpatici Drei Donà sono nati quell'anno due purosangue di razza autentica, da ricercare ancora e ancora.

Se tanto mi dà tanto, da quella terra si devono pretendere nascite nuove. Quella terra è in grado di partorire.

 

 

 

   

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