Il vino:

Val di Cornia DOC Vermentino Campo degli Albicocchi 2001 - Tenuta di Vignale

Sotto-zona/cru: Vignale Riotorto - Piombino (LI)

Data assaggi: Novembre 2002

Il commento:

I riflessi glaciali da un lato, i brividi dorati dall'altro, contribuiscono da par loro a rendere confortevole la visuale, ad impreziosire quel giallo paglia assieme alla sua leggibile e dignitosa consistenza. Il naso mi accoglie assai sfumato e rarefatto sulle note primarie della pesca, finanche in fiore, integrate poi da roccia calda, lieviti e mandorle, di netto richiamo e riconoscimento. Ne apprezzo invero la tenuta.

In bocca procede serrato e piuttosto succoso; peperina l'acidità, sentita la frutta, innegabile il calor'alcolico, buona la vigorìa e la sottile aromaticità vermentiniana che ne contrassegna il finale. E' aromaticità "di costa", badate bene, di quelle sputate e respirate dal mare che c'è lì, intrisa di piacevolezza e garbo espositivo. E' in fondo un ottimo vermentino, pieno, vero, che se lo lasci riscaldare e non hai fretta sa trasmetterti , ben oltre il vigore, l'umor di fieno, le erbette aromatiche in mazzetto e la crosta di pane. Dall'ascolto, e dalla conseguente immedesimazione, ne trarrai sicuro giovamento.

Nelle enoteche giuste sta a 7-8 euro o giù di lì. Da seguire con attenzione.

La chiosa:

Sono felice. Sì, di aver scoperto anche in questo "piccolo", giovane vino toscano, bianco, sconosciuto ai più, la traccia di un sommovimento propositivo, dinamico, tal da richiedere attenzioni sopra attenzioni, da parte di chi ne è il protagonista - e mi riferisco ai vignaioli maschi e femmine di questo lembo di Maremma - da parte di chi ha penne per scrivere e da parte dei consumatori tutti. In quelle lande belle e assolate, da Suvereto a Piombino, cento microclimi diversi e concreti intendimenti umani stanno facendo un lavoro da lodare, in emersione. Il tempo e la dedizione ci diranno della bontà delle scelte, della vocazione del territorio a trasmettere l'imprinting alle creature vinose che da esso traggono linfa, della bellezza e dell'unicità di un altro angolo enoico della nostra variegata Toscana. Io oggi mi fermo qua, davanti al bicchiere di un piccolo-grande vermentino che sa mantenere nelle sue corde l'identità e il rispetto varietale, nonché un qualcosa di diverso dai vermentino dell'alta Toscana, di Luni o della riviera ligure di Ponente. Qui c'è grasso e calore, che forse ammiccano, doverosi, alla terra piombinese, al suo sole. Di questa cantina - e delle sue anime - mi manca ahimé la conoscenza diretta, se non mediata dal mio Campo degli Albicocchi 2001. Da questo vino ne ricevo oggi un'immagine riflessa, una piccola storia, affezionata, che parla di loro, delle cure e del rispetto che mi immagino. Ciò mi consola, riuscendo a mitigare il dispiacere per un incontro non ancora avvenuto. Eppoi, è una storia liquida e sinuosa che racconta di un vitigno che a me sta nel cuore. Non so perché, ma il mio cuore tende a battere un po' più forte ogni volta che del vermentino incontro orgogliose trasposizioni,ricche di stimoli. E' come capire che c'è una strada, è come capire che c'è vitalità, che quell'uva generosa e marinara è in grado, se ben assistita, di regalare unicità e dignità, volontà di esserci. O forse è solo perché ripenso alla mia gioventù nervosa di riviera, scandita a volte da reiterati, viperini, asciutti, salini bicchieri di vermentino, da annoverare di certo tra gli amici più sinceri.

Nel frattempo, di già al secondo sorso, senza necessità alcuna di ascoltare il polso, sento il mio cuore apprestarsi, beato, ad accelerare il battito. Un amico in più.

 

 

 

   

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