Il vino:

Chianti Classico Riserva DOCG Rancia 1999 - Fattoria di Felsina

Sotto-zona/cru: Vigneto Rancia - Castelnuovo Berardenga (SI)

Data assaggi: Dicembre 2002

Il commento:

Il rosso rubino,solenne e luminoso, di così bella, nitida estrazione cromatica (quasi quasi autunnale), è un'evidenza certa e rassicurante da ammirarsi con calma, tanto premonitrice appare.

Il naso, difatti, in linea con le premonizioni, rivela fascino antico e racconti nuovi, assumendo di diritto tutte le sfumature della sua terra, da quelle profonde e umide dei boschi attorno a quelle di bacca selvatica, per passare alla ciliegia, ai minerali spaccati e odorati, alla china, all'eucalipto. Ampia e diffusa la sua carezza, aerea eppur solida, riconoscibile e di fulgido richiamo.

In bocca poi sa trovar da subito la tensione invidiabile dei tempi migliori, molto chiantigiana; inevitabile, ineludibile la leggendaria sua nota fumé, a marcare la scia. Bella infine l'espansione, ed il calore, per un incedere classico e rigoroso, giocato su tannini volumici, morbidi e distesi, forse forse leggermente polverosi. Con l'aria, se lo attendi, amplifica e fa esplodere una raffinata cremosità, a sottindere sostanza e frutto. Che m'importa della leggera distrazione a mezza via, di quel suo sfumare forse troppo quieto o allargato!? Ciò non distoglie la trama dai sogni. Risplende oggi in questo nobile chiantigiano di confine tutta la dignità di un piccolo miracolo liquido, nutritosi negli anni del rispetto e della cura, della determinazione e delle idealità di un percorso ricercato e perseguito, che si è fatto storia enoica, senza appannamenti o distrazioni, solo e soltanto a rivelare un terroir alla sua naturale, distintiva personalità. Il suo nome evoca, e sempre evocherà, il sangiovese dei sogni miei.

Sugli scaffali d'Italia a 25€. Venticinque euro di storia. Da regalarsi, o da regalare, quasi fosse un libro.

La chiosa:

Non nascondo l'emozione e il dispiacere, sottesi da malinconia, nell'apprendere -era ottobre- da Beppe Mazzocolin, l'anima pura e pensante di Felsina, che il vigneto Rancia, il vecchio Rancia, dismetterà a brevissimo i suoi storici impianti per essere investito da propositi nuovi, o da nuovi germogli, dal momento che il tempo e le stagioni, l'età avanzante ed inesorabile hanno detto stop. Inevitabile se stai ai cicli della natura. Incomprensibile se stai ai cuori e ai sentimenti.

E' un vigneto che ha fatto la storia del chianti classico, che ha saputo dimostrare nel tempo la capacità di trasporre liquide quelle terre, a metà fra la texture chiantigiana classica e la rarefatta eleganza delle migliori "cretesi", in un compendio elettivo da sempre ai vertici delle predilezioni e delle attenzioni. E' uno dei vini principe del mio innamoramento, agli estri e ai luoghi, databile ch'ero ragazzino e mai venuto meno. Ha segnato tappe importanti del mio lento apprendimento in itinere, ha indirizzato -e non lo sa- le mie passioni contadine, le mie scelte. In quest'ultimo bicchiere, annata 1999, vi dimora l'eco che voglio, e che mi conturba, l'abbraccio forte di raro calor buono. In questo bicchiere c'è una strada tracciata che ha da insegnare ancor molto. Per esempio sulla determinazione, sul non darsi mai per vinti, sul non accelerare, sul prestare ascolto alla terra, sul suo rispetto, sulla sua preminenza, sulla sua verità, sul non prendere abbagli, sul non cercare furbesche scorciatoie, sul non scopiazzare. Sul rispetto.

A quei vini capaci di indicare strade, a tutti quei vignaioli (o vignaiole) che sanno aspettare e rispettare, dedico il bicchiere di oggi e l'augurio più sincero per il tempo che sarà. Naturale, dopo questo bicchiere, crederci ancora: agli auguri, al rispetto e alla terra.

 

 

 

   

prima pagina | l'articolo | l'appunto al vino | la parola all'agronomo | in azienda
in dettaglio | rassegna | visioni da sud | la cucina | en passant | mbud
appunti di viaggio | le annate | la guida dei vini | rassegna stampa | sottoscrivi