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Sotto-zona/cru: San Benedetto di Lugana - Sirmione (BS) Data assaggi: Gennaio 2003 Il commento: In bocca ritorna deciso sul tema primario ed immancabile ne trai la nota salina d'accompagno alla trama. Buona la fusione e dignitosa la continuità per un vino rigoroso, secco, asciutto ed orgoglioso, che non affida le sue sorti ad una struttura che non possiede bensì al sottile equilibrio, alla delicata estroversione, alla morbidezza, all'intrigante suggestione lacustre, alla rotonda accondiscendenza nell'essere sorbìto senza pensieri. Il finale, piacevolmente amarognolo, è giocato all'insegna della frutta secca, che discretamente saluta e se ne va. Non vi percepisco spalla larga, anche per via di un ardore acido assai smussato, ma un incoraggiante, felice omaggio alla sincerità. Oggi e qui. Nelle enoteche d'Italia sta, ritengo, a meno di 7€. Assolutamente da provare, per iniziare ad imparare una terra, ed un vino, poco praticati. La chiosa: A proposito di terra, di quel giorno settembrino passato (anche) a Ca' Lojera conservo ricordi belli e distensivi, un lungo flash di memoria consapevole raccolto nelle campagne piatte e verdi che circondano da sud il lago di Garda, a cavallo fra due province, fra due regioni, fra altrettante (e forse più) sensibilità umane. La parvenza di una serenità zen nel volto e nel sorriso di Ambra Tiraboschi per esempio, e l'accoglienza premurosa di quel suo ristoro campagnolo, oppure la cura dimostratami nel tirar su ("in vecchiaia, da pensionata" -dice lei) una cantina moderna e confortevole nella quale tentare una strada nuova verso la riscoperta del Lugana e delle sue verità. Ho percepito da subito, nei vini assaggiati, l'intento intriso di rigore ed eleganza, con qualcosa in più dalla sua, tale da far scorgere con maggiore chiarezza che non in altri casi l'anima liquida e profonda di questo piccolo-grande vitigno italico, della numerosa famiglia "trebbianica". La strada è stata intrapresa con piglio deciso e con passione, anche perché è solo per amore (e per curiosità) che i Tiraboschi hanno accettato la sfida ed investito in vigna e in cantina. Di quei giorni però ho anche le cento altre storie che il Consorzio Verd&Lago (www.verdelago.it - tel./fax 030/9913718) mi ha dispensato con competenza ed umiltà, ad illustrare volti e luoghi, tradizioni e futuro nel nome di una accoglienza vera e contadina, tesa a rivitalizzare posti pieni di fascino all'ombra del grande lago, dimenticando per una volta le tracotanze e le storture di una visione esclusivamente blindata, affollata, affannata e cementificata ("gardalandiana") con cui si è soliti "marchiare" le terre gardesane. Quelle terre oggi silenziose ed assorte, circondate da colline moreniche, sono state un tempo teatro di battaglie campali, sono state passaggio di storia nuda e cruda. Quelle terre quiete hanno deciso gli assetti ed i poteri, magari di popoli che con loro niente avevano da spartire. Quelle terre hanno visto nascere e morire contadini veri, e briganti neri, come lupi, scorazzare i canali d'acqua dolce a depredar le merci. In quelle terre eppure vi respiri oggi una strana, confortevole, mediterranea tiepidità, che ti predispone l'animo al buon ascolto, all'incanto, alla riflessione e alla pace. Sono capperi e sole, reminescenze agrumose ed oliveti a casaliva, cascine isolate e riflessi lacustri di struggente beltà, poi vigna, vigna vigna e .... Lugana. Nella girandola di sensazioni regalatemi da un tour diverso e lontano dalla pazza folla, dal Garda off off sfiorato in quei giorni, da Pozzolengo a Sirmione, da Lonato a Monìga, spuntano la raffinata country house Eroma, con i suoi spazi, la sua creatività culinaria ed i suoi incredibili materassi (influssi zen a non finire), la splendida cucina ruspante e vegetale (anatra al forno indimenticabile) della famiglia Selvatico giù all'Ambrosina, un bicchiere importante come il Lugana Superiore Cios 1999 di MariaLuisa Monesi, il timo ed i pastori bergamaschi di Arriga Alta, il groppello d'annata, il San Martino della Battaglia, la polenta di Belgrano e lo spiedo, quello morbido e "traditore" della tradizione bresciana, alla Spia d'Italia. Con il piccolo, orgoglioso Lugana 2001 di Ca' Lojera brindo a tutti loro e alla diversità, alla scommessa bella e vincente di praticar la terra contro la violenta e selvaggia urbanizzazione, con l'augurio sincero di mettere una rabbia gioiosa in ogni singolo gesto che riguardi, di quelle terre, i frutti. Come a dire ai vignaioli, per esempio, di rimirar la vigna e lì concentrar gli sforzi: l'anima bella, solida, salina e fresca della lugana ci mostrerà allora, per intero, la strada da seguire.
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