Il vino:

Venezia Giulia IGT Vecchie Vigne 1999 - Roncùs

Sotto-zona/cru: Capriva del Friuli (GO)

Data assaggi: Marzo 2003

Il commento:

Il suo giallo è oro antico, sfumato però da frequenti rimandi verdolini a comporre all'occhio un bicchiere denso e luminoso, che non so perché ma mi ricorda la luna.

Il suo naso è irrefrenabile, scalpitante e ammaliatore, deciso, potente e sinuoso allo stesso tempo. C'è molto tepore al solo avvicinarti, un tepore buono, da riscaldarti d'acchito l'anima; c'è molta terra nell'impronta, senti che si apre - aerea- sulle soleggiate note di albicocca e pesca percocca fuse e maritate con la macerazione di fiori gialli, la felce e la roccia calda. Poi, ad allungare la scia, quale personalissima presenza, ti appariranno inebrianti le mediteranee tracce d'erbe aromatiche. Le annuserai e le seguirai a lungo, fino a confondersi nei ricordi di miele di spiaggia.

La sua bocca è bocca di strepitosa compostezza e disposizione, che ti scompiglia con un'onda lunga, densa e cremosa, potente e maschia. La senti poi infrangersi ed armonicamente ricomporsi dinnanzi allo spirito friulano offerto dalla sapida vena e dalla spina acida, a rilanciare gioco e trame, a stemperare gli esuberanti impatti alcolici. Vino che sa unire d'incanto prepotenze maschili, muschiate e terrose, con le mille sfumature timbriche di una femmina procace. Ne ricorderò la distintiva presenza, la forza, la morbida consistenza, l'abbraccio e il desiderio di abbracciare, quale singolare esemplificazione di un territorio mai domo in fatto di miracoli.

Lo potrete trovare nelle enoteche d'Italia sui 25 euro suppongo. Venticinque euro per una iniezione vitale di temperamento, scorza, orgoglio, cuore e Friuli.

La chiosa:

Lo sapevo. Lo avevo intuito già dai primi assaggi dedicati anni fa ai vari Roncùs Bianco, Pinot Bianco, Sauvignon..... che si trattasse di vini singolari. Avevano, e lo hanno conservato, un carattere forte ed orgoglioso, quasi a strappare rabbiosamente l'umore della terra e vestirsene, al punto da non concedersi tanto semplicisticamente in tenera età. No, sentivo in loro la voglia di resistere, di prendersi tutto il tempo che ci vuole, di non avere fretta, tanta la spalla e la complessità. Vini con gli attributi, questo è.

D'altronde, devo ammettere che hanno un padre singolare. All'apparenza timido (e forse anche più in là dell'apparenza), è fiume in piena - per simpatia, passione e curiosità - se ti parla dei suoi metodi, della sua filosofia, della sua terra e dei suoi lieviti (indigeni!). Marco Perco è uno di quei vignaioli veri che non scordi, di quelli fatti per crescere vini parlanti, senza bisogno di public relations o marketing oriented. Sono loro a parlare. Tra questi, oggi, una voce più forte. Il Vecchie Vigne 1999 è un eloquente, affascinante miracolo friulano fatto di malvasia, tocai e un tocco di ribolla. Ti parla e ti coinvolge per personalità e presenza. In più, ha un etichetta recitante di quelle che ce ne vorrebbe, di quelle da prendere a spunto. Per capire, trasparire,evidenziare.

Questo vino ha il futuro dalla sua parte, lo so, e quando la stessa etichetta mi dice che "la cosa forse più vicina alla felicità è la conoscenza.... o la curiosità intellettuale", rispondo: "la seconda che hai detto", quella che io auguro di cuore, visto che la curiosità vi dimora, per vignaioli così.

 

 

 

   

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