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Il vino:
Alta Val di Neto IGT Gravello 1995 - Librandi
Sotto-zona/cru: Agro di Strongoli - Cirò
Marina (Kr)
Data assaggi: Aprile 2003
Il commento:
Intenso
il rubino - sempre cupo al centro- e grande la presenza scenica, con densità
certa e sostanza lacrimevole. E' un naso conquistatore per carattere,
decisione, estroversione, pienezza, entro cui si rincorrono ricordi vividi
di ribes rosso e ciliegia nera su base laccata, portandosi in scia la
bacca di ginepro, il pepe e il cardamomo, la china e il cioccolato. Con
l'aria si fa coinvolgente ed abbracciante la nota fumé di
tabacco leggero, rimbombante il terziario profondo di pierre a fusil,
a rendere il quadro complesso, di suggestiva immedesimazione.
In bocca sa sorprenderti per finezza espositiva e garbo, non disgiunti
da un fare potente. C'è dedizione, serietà, calibratura.
Mi riportano alla sua terra - in odor di mare- le note sapide d'accompagno
mentre si delinea diffusa e perfetta la matrice tannica. Asciutto ed aristocratico,
dimostra spalla sicura ed una naturale propensione alla raffinatezza,
non così comune nei vini del meridione d'Italia. Sia pur nel percepibile
caloroso afflato, riesce ad offrirsi distensivo ed elegante senza mostrare
ridondanze fini a se stesse, quale grande compagno di grandi pensieri,
da esserti amico pure nei silenzi. Tanti i sentimenti buoni che mi suscita,
al punto da far passare in secondo piano quella limitata espansione laterale
legata anch'essa all'asciuttezza dell'incedere. L'orgoglio e la magistrale
trasposizione di umori bastano alla gloria e alla bellezza. Vino che puoi
attendere per la riprova, ché la spina acida non molla, del cui
prezzo non saprei dirvi oltre -ovvio- alla sua attuale reperibilità.
Diciamo che un nuovo Gravello vi costerà sui 17 euro. Niente per
capire una terra.
La chiosa
Tanto tempo è passato dall'ultimo mio Gravello. Forse anche per
questa ragione l'ascolto recentissimo della vendemmia 1995 mi ha regalato
emozioni ancor più forti. Eppure non mi ero dimenticato dello stile,
di quell'inusuale sentimento di precisione, aristocraticità, pulizia,
garbo.... questo vino val bene un ripasso. Affinché non si dimentichi
il senso di un percorso, che avrà pure incontrato vitigni foresti
( leggi qui il cabernet sauvignon) tramutandoli però in sorsi di
territorio assolutamente identificativi e comunicativi. In questo caso
è la misconosciuta (ai più) uva gaglioppo, autoctona tra
le autoctone, base storica degli storici Cirò, a regalarci sentimento
liquido e radici. Sono radici da far attecchire con determinata rabbia
e consapevole avvedutezza. I tempi stanno cambiando in fretta. La conoscenza
tecnica, con le crescenti attenzioni verso ciò che la natura ci
ha offerto ma che di attenzioni non ne ha mai ricevute quanto meritasse,
possono far sì che scienza e coscienza procedano a braccetto: svolta
epocale nell'agricoltura consapevole. Da un Gravello giustamente capostipite
passeremo così ad uno stuolo di giovani figli liquidi, tutti diversi
per uno stesso fine: la riscoperta di un patrimonio un tempo taciuto,
incompreso, a volte offeso, che si rivelerà finalmente con straripante
orgoglio. Meridionale.

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