Il vino:

Alto Adige Pinot Nero Mazzon 1999 - Bruno Gottardi

Sotto-zona/cru: Vigneto Mazzon - Egna (Bz)

Data assaggi: Aprile 2003

Il commento:

Il colore d'ordinanza -una base granata tenue con molte trasparenze da mostrare- sa assumere, a ben squadrarlo, toni di compatta evidenza, e nella compattezza convincere. E' nell'odorarlo attenti però che ne intuisci la differenza. Nelle trame sue aromatiche, leggiadre, continue e fragranti, vi leggi infatti una sincera propensione alla profondità e all'abbraccio varietale: lamponi e fragoline del bosco ne tratteggiano la scia fruttata, accompagnate da sensuali note fumé, solidi richiami minerali, grintosi tocchi di china, senza scadere mai in affaticati rivoli vegetali, bensì librandosi propositivo, fresco, cangiante.

In bocca poi sa essere ultra-traditore. Sì, per la beva deliziosa ed accogliente che ti dispensa, in cui la fusione e l'ordine regnano sovrani, a tessere maglie setose che sorreggono ed accompagnano, suadenti e carezzevoli. Non un graffio, non un'asperità. Solo un caldo, avvolgente intrìco di distesa tannicità e calibratissima spina acida. Ciò che basta per farti sfiorare, di questo sorprendente pinot nero atesino, la naturale compostezza e la profondità, la profondità non comune di cui si veste. Difficile incontrarne così, se sto ai miei ricordi patrii.

La spalla infine mi fa intuire buoni auspici, da futuro radioso. Sugli scaffali scelti d'Italia, che più scelti non si può, un vino propedeutico ed ammaliatore a 16 euro o giù di lì, tale da farsi immediata la ricerca.

La chiosa:

"Ma chi l'ha detto che non c'è?"- cantava Gianfranco Manfredi un tempo. Bene. Dopo un bicchiere così (lo ammetto, il mio primo Gottardi) questa frase potrebbe avere un senso riferirla alle sorti del pinot nero in Italia. Dopo un bicchiere così mi vien da essere ottimista. Quasi da nascondere ciò che nascondere non si può, cioé l'arditezza della prova ed il confronto. Confronto con un vitigno monstre che sembra alfine aver trovato il suo naturale habitat negli estremi microclimatici della Cote d'Or borgognona. Non oltre. Lì soltanto è in grado di ripagare le attese e le fatiche. Con vini che segnano il tempo.

Quei vini però, spesso, sono dei miraggi, dei liquidi miracoli irraggiungibili non tanto e non solo per grandezza intrinseca, quanto per impossibile reperibilità. Pochi i numeri, altissimo il prezzo. E' così che il Mazzon 1999 di Bruno Gottardi mi ha regalato un barlume visibile, una luce raggiungibile, un messaggio rintracciabile, concreto. Mi ha insegnato -una volta di più- che vi sono determinati angoli del nostro paese dove l'identità ed il fascino varietale sono percorribili nei vini che crei, senza che si disperdano. Ci sono angoli del mio paese - tanti - in grado di offrire vini d'assoluto rispetto che siano riconducibili ad una terra. Basta prestare ascolto, essere curiosi, guardare un pò più in là del battuto, e non dispensare attenzioni per le sole voci imperanti e globalizzanti.

Per questo con il Mazzon di oggi voglio brindare alle sfide e alla perseveranza dei piccoli vignaioli avveduti. Affinché non si scoraggino mai bensì confidino - sempre - oltre che nella natura, nella qualità della loro terra e nella serietà del loro lavoro. Tempo, terra e consapevolezza potranno contribuire così al miracolo, che sta pure nelle pieghe di un piccolo pinot nero atesino sognatore, fino a poco prima sconosciuto eppure già così amico.

Nessuna voce imperante o globalizzante nei paraggi. Un silenzio d'incanto.

 

 

 

   

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