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Sotto-zona/cru: Piana di Ofena (AQ) Data assaggi: Agosto 2004 Il commento: In bocca ti investe con una sferzata di solare energia, da cogliere ad occhi chiusi, poi una dolce sinfonia tannica che sale, lunga, come un'onda da cavalcare ed accarezzare senza tentennamenti. E' una bocca imperativa questa, ricca e coinvolgente per il senso di genuinità e naturalezza che vi dimora, ben oltre l'apparenza e gli attributi che non lesina. Da questo bicchiere hai una grande esemplificazione di che cosa può esser capace il vitigno montepulciano. Da questo bicchiere hai un intrico di suggestioni viscerali, carnose, sensuali, veraci accompagnate da una sensibilità tattile e da una fragranza fuori dal comune. E' un vino in cui generosità, territorio ed identità ne disegnano i confini. Sì, è un vino italiano quale girandola di umori contadini in cui respirare, sincera, l'appartenenza. Ad un prezzo che mi sfugge, a una reperibilità non faticosa, l'appartenenza vi respiri. La chiosa: La piana di Ofena "vede" il Gran Sasso e risente delle fredde brezze che scendono da lì quando fa buio. Di giorno, luci mediterranee a riscaldare. La vigna ne trae giovamento. Del mio Abruzzo ho ricordi di altopiani il cui silenzio è rotto solo dal vento, e di antichi camminamenti, tratturi di montagna, monasteri rupestri di mill'anni fa, erbe e roccia. Ancora vento. La maestosità della natura mi è apparsa nella sua più profonda nudità, se vuoi pure aspra e severa, piena di silenzi eppure parlante. In quei luoghi, non so perché, la terra sembra più terra e la gente, pure quella di città, ha il volto, i modi e i gesti della gente di campagna. In questa visione contadina senti di poter sperare che anche i vini, gli amatissimi vini montepulciano, siano elementi anch'essi di quel genuino affresco rurale, che tutto comprende men che l'agiografia. Bene, il mio bicchiere di oggi affonda certamente lì le sue radici. Per questo parla al futuro.
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