Il vino:

Aglianico del Vulture DOC Il Repertorio 2002 - Cantine del Notaio

Sotto-zona/cru: Rionero in Vulture (Potenza)

Data assaggi: Novembre 2004

Il commento:

Il rosso rubino tende a trasparire secondo scalature cromatiche naturali nel mio bicchiere. La densità non tradisce nessuna forzatura nei dintorni. Il naso trapela aromi molto personali, intensi di ciliegia macerata, erbe amare, infiorescenze, per un intrico vulcanico e solare dove piccanti note vegetali si uniscono con l'aria ad accattivanti nuances di legno di rosa e macedonia di lamponi e ribes, quasi si trattasse di un pinot noir borgognone. Affascinante ciò che puoi trarne.

La sua bocca poi è verace, vitale, continua, e quelle doti di naturalezza e spirito grezzo la innalzano e la onorano, con una verve acida corroborante nonostante la spinta alcolica nient'affatto trascurabile. Purissimo e sincero, è un sorso di verità mediterranea, contrastato e fulgido, nudo e ciarliero, dotato di tannini croccanti, energici e liquiriziosi. In fondo, la voglia di riberlo, per l'originalità e la fierezza, e per ritrovare quei solenni toni fumé ad invadere gola e nari. Un aglianico quale felice scommessa per il futuro, poggiato saldamente sui terreni tufacei di origine vulcanica del suo "vecchio" Vulture. A circa 14 euro sugli scaffali d'Italia, si fa ineludibile la ricerca. Ancor di più se pensi essere, quel vino, parlante.

La chiosa:

C'è un tocco, una linea, un sentimento che attraversa tutti quanti i vini di questa cantina, un per l'altro. Qui sembra che tutto concorra a far parlare la terra, senza forzature, scorciatoie, dimostrazioni o velleitarismi. Hai la reale sensazione che i vini siano lasciati andare con le loro gambe, dopo esser stati derivati dai mosti e, prima ancora, coccolati in fieri nel vigneto. Per questo non nascondono il calore, l'alcolicità e la grinta tannica degli aglianico senza fronzoli, che in altri casi si cerca invece di ottundere, mediare, ammorbidire, spalmare. Sì, è proprio quella trasparente nudità, sorretta da una materia prima vibrante, che gli fa ottenere il privilegio del ricordo. Io, pur senza la conoscenza che vorrei delle terre e dei vini di Basilicata, intuisco essere questa la strada giusta, perché fila diritta verso l'identità la più pura. Da questi vini, finalmente, il senso in più e la ragione di un'appartenenza , strappata ch'è un piacere ai luoghi antichi da cui prendono vita. Da questi vini, finalmente, un sorso di sana, bellissima artigianalità senza filtro.

13 dicembre 2004

 

 

 

   

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