Il vino:

Chianti Classico DOCG Riserva 1997 - Ormanni

Sotto-zona/cru: Poggibonsi (SI)

Data assaggi: Novembre 2004

Il commento:

Intanto, se lo squadri, non puoi fare a meno di apprezzare la consistenza, la profondità e la tonicità del suo rosso rubino, che a mala pena degrada in intensità cromatica per rivelare scie granata e rendere il tutto secondo un disegno di naturale compattezza, a dispetto del tempo. Poi, se ti accosti, ne riceverai in regalo un'autentica suggestione odorosa. Sono aromi importanti, badate bene, chiantigiani ch'è tutto dire, fragranti e ben impressi, dolci e suadenti, di lieve autunno boschivo. Segnano la strada le rilucenti note di iris, ciliegia e terra umida, laddove pepe e cannella si innestano per derivarne un profilo di seducente, sottile esotismo. Con l'aria ancor di più si tende e raffina il quadro, offrendo la struggente malinconia del sottobosco nelle note di foglia quasi nebbioleggianti, una eco lontana di legni odorosi ed una irradiante suggestione floreale a permeare e veicolare il tutto.

La bocca è bocca elegante, proporzionata, giusta ed equilibrata. In lei corpo ed agilità, con il calor buono di cui son capaci le migliori bottiglie toscane. In lei quel che mi piace, e che la rende elettiva per la lettura che ci vuole offrire della propria terra: la stupenda freschezza tannica, che si rivela in un finale snello e teso, gustoso e garbato, da farsi bramare ancora e ancora. Un vino chiantigiano fino al midollo insomma, di genuina matrice sangiovesista, forse -chissà- arricchita (e bene) da lievi "accenti " esotici. Un'autentica sorpresa, che sa da un lato pone l'accento sulla benevolenza di un millesimo quale il 1997 per la Toscana interna, dall'altra non fa che ribadire che nel nostro a volte vituperato mondo del vino c'è gente che lavora in silenzio, senza schiamazzi o compagnie cantanti, e cresce incantesimi. Un incantesimo questo che non credo sia così agevole da trovare, ma non si sa mai........ spuntato come coniglio dal cappello di una trattoria che non ti aspetti, l'ho portato via con me a 17 euro, diciassette euro di genuina dignità territoriale. Quasi come tornare a casa.

La chiosa:

Cos'é che ci fa continuare questa perdurante, faticosa ricerca sensoriale in itinere, a noi degustatori, viandanti ed appassionati enofili, senza che gli stimoli vengano meno, senza che la stanchezza prevalga, se non la speranza della sorpresa dietro l'angolo, laddove non te la aspetti, dalla bottiglia che non sai? Beh, per la verità, in questo caso, qualche speranza in cuor mio la nutrivo. Perché da un paio d'anni seguo con volenterosa curiosità le evoluzioni liquide di questa storica cantina senese e denoto con piacere la saldezza degli intenti, tesa a non snaturare l'identità classica del territorio, attraverso una serie di vini saporiti, gustosi, caratteriali, mai semplici o scontati al primo ascolto, che meriterebbero - anche dal sottoscritto- maggiori attenzioni e parole. Per cui, nell'attesa di praticare nuovamente lo stradone incantato di Ormanni-come a dire il viaggio iniziatico d'eccellenza per chiunque voglia annusare un po' di Chianti- mi rifocillo con questa fulgida e paradigmatica Riserva 1997, capace in un sol bicchiere di rischiarare un orizzonte a volte troppo confuso, per via delle scorciatoie, dei grilli parlanti, della ricerca affannosa e pasticciata di un gusto internazionale che peraltro inizia a dar cenni di stanchezza. Un bicchiere che mi riconcilia davvero con l'idea che mi son fatto di Chianti Classico. Appena quell'idea mi sfiora, eccomi di nuovo ragazzino. Nella perdurante, faticosa ricerca sensoriale in itinere, mi sono imbattuto in un'altra storia tutta da scrivere, questo è. D'un colpo, spazzata via ogni stanchezza.

20 dicembre 2004

 

 

 

   

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