Il vino:

Langhe DOC Freisa Santa Rosalia 2003 - Giacomo Brezza e Figli

Sotto-zona/cru: Barolo (CN)

Data assaggi: Dicembre 2004

Il commento:

Quella veste porporina di sana costituzione annuncia un naso tiepidamente alcolico dove prendono il largo - vanno attesi- profumi di violetta, pansé, amarena e prugna su un fondo certo di mandorla e minerale. E' un profilo dolce, pervasivo, lento e riflessivo quello che se ne esce da lì, a regalarti un quadro nient'affatto sbadato ne confuso. Il giorno dopo ancor meglio ne coglierai le sfumature e l'amalgama, perchè è un naso che respira gioventù, tanto da farti esclamare: però!

La sua bocca è ben profilata, succosa, fresca, dinamica, irresistibile nella sensazione di dolcezza trattenuta tipica del vitigno. Bella la verve acida, imbrigliata da una montata alcolica generosa, e bello l'equilibrio gustativo che ne consegue, laddove apprendi, con sentimento, uscir fuori una sanguigna personalità unita ad una precisione e ad una pulizia di disegno non comuni. Il tatto levigato, la singolarità aromatica e la grande piacevolezza ne fanno oggi un vino contadino di solare appartenenza, tal da suggerire ai vignaioli langhigiani una strada in più da percorrere con ritrovata passione, per una storica identità dai connotati tutti nuovi.

Per quanto riguarda gli amanti, i viandanti e gli appassionati enofili beh, potrete trovare questo vero e proprio esprit di Piemonte sugli scaffali d'Italia ( in quali non so) a 10 euro o giù di lì. Se invece vi trovate a passare da Barolo, recatevi sicuri al ristorante Brezza. Lì lo troverete. Vale nettamente la ricerca. Per annusare la meravigliosa Langa dei semplici.

La chiosa:

L'ultima volta in Langa è stata forse la più bella. Può darsi ch'io dica sempre così, di ritorno da ogni esperienza intensa, ma l'ultima volta è stata bella davvero. Perché più di altre volte mi è parso di scorgerla ( la Langa intendo), di carpirla, di entrarne più intimamente negli anfratti. E' stata una Langa crepuscolare e assorta, fatta di silenzi, di grandi passeggiate sui suoi sentieri, di molta natura, di pochi uomini e donne, i migliori. Qualcuno, sicuramente, amico. Lei, la Langa, non ha lesinato nel concedersi. In quella veste discinta e naturale stava accogliendo il primo inverno, ma a me ha riservato due giornate calde e solari dove ho potuto respirare ed odorare forte fino a sera, fino a farmi male alle narici. Mi ha lasciato i suoi indimenticabili tagli di luce, i suoi fuochi spenti, i suoli bianchi, le cime sferiche delle colline, le geometrie pendenti dei suoi vigneti, gli scheletri dei suoi noccioleti in attesa, l'intimità dei suoi borghi. Mi ha lasciato, una volta di più, la purezza dei suoi vini. Mi ha lasciato il ricordo di una terra che vive. Ecco, è a questa idea di Langa fortemente rurale, da vedere e sentire più che raccontare, che resta aggrappato il mio bicchiere di oggi. Forse, il bicchiere migliore che ho per annunciare un altro anno.

7 gennaio 2005

 

 

 

   

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