Il vino:

Nero d'Avola Sicilia IGT Feudo Felice 2002 - La Fattoria Fiamminga

Sotto-zona/cru: Pachino (Siracusa)

Data assaggi: Febbraio 2005

Il commento:

Non tanto e non solo per quel rubino spesso, di bella naturalezza e densità, con il quale ti si para davanti, quanto per il naso umorale, sferzante, sgranato, genuino, bellamente spigoloso, artigiano che ne intuisci la forza comunicativa e la diversità. Ti accorgi subito che c'è qualcosa di particolare in lui, di non scontato, di irrimediabilmente attraente. Nel frattempo, alla prim'ora, sono note di amarene, terra e nocciola a variegare il quadro selvaggio della sua appartenenza mediterranea. Il dinamismo e la capacità di cangiare fanno il resto, via via che prende aria: solo respirando quel quadro si placa e si distende su umori più fragranti e sentimentali di ribes rosso, mirtillo, erbe aromatiche, capperi, eucalipto e sottobosco, ed in loro nome si fa più armonico, modulato e struggente.

Ma ancor di più al palato strappa oggi i sogni ai sognatori: per la grande articolazione e la dolcezza, la spinta e la vibrazione. Su trame alcoliche d'erbe selvatiche, emana un calor buono di amichevole tepore. Eppure non una ridondanza, non un appesantimento nei paraggi. Si acquieta malvolentieri e solo più tardi su un mare tannico felpato, carezzevole e rinfrescante. Non fa della finezza la sua bandiera, questo no, ma ben oltre veleggiano la sua autenticità, la sua trasparenza, la sua veracità. Con questi attributi, e con tanta generosità, si concede ai suoi amanti, ponendo il sigillo su un probabile, radioso futuro da nero d'Avola finalmente figlio della propria terra.

Una "ventata liquida" di sicilianità per una reperibilità ed un prezzo che ancora non so, ma che potrete sicuramente sapere se vi rivolgete a Jan Theys, il fiammingo, creatore felice del feudo, del quale, appunto, in chiosa parlerò.

La chiosa:

Jan Theys ha molte idee per la testa. Il bello è che le sa anche realizzare. Dal Belgio, per amor di terra, si è fermato in Italia, dopo un passato di successi nel campo della produzione discografica (più incline ai Rolling Stones che non ai Beatles!), accompagnato dalla passione per i cibi e i vini di qualità, in ogni dove conosciuti. Di più, si è fermato a Riparbella, nella profonda e già costiera provincia toscana, in zona Montescudaio doc, per dirla ancora con i vini. Lì a creato dal niente il suo futuro contadino, fondandolo prima di tutto sul vigneto poi sulla genuinità delle azioni e dei gesti. Fatte proprie, grazie agli aiuti e consigli del celebre Francois Bouchet, la filosofia e la pratica biodinamiche, nasce così Caiarossa (www.caiarossa.it), una realtà diversa e a suo modo un "modello" di sana imprenditoria agricola. Ma Caiarossa è un'altra storia, solo parzialmente collegata al bicchiere raccontato oggi, una storia peraltro che sta partorendo or ora nuova linfa - nuovi vini - in una zona potenzialmente molto attraente, e della quale, statene certi, vi parleremo. Oltre Caiarossa però, l'amore di Jan per il meridione d'Italia e le sue stuzzicanti autoctonie lo ha spinto a creare una selezione di vini, accomunati dal marchio La Fattoria Fiamminga, dei quali nella avveniristica cantina di Riparbella cura le fasi di vinificazione, affinamento, imbottigliamento e vendita, dopo aver scelto, battendo a tutto campo le zone più altamente vocate di varie regioni del Sud, vigneti, uve e modi di fare, con due o tre idee fisse in testa: aree vocate, vitigni tradizionali, vetustà degli impianti.....ecco che nasce, tra gli altri, il nero d'Avola Feudo Felice, ricavato da vigne ad alberello di oltre 50 anni nelle contrade splendide e assolate di Pachino. Bassissime le rese, naturali e tradizionali le elaborazioni cantiniere, per un vino di sorprendente personalità e trasparenza, che strappa in un sol colpo tutto il calore che c'è dalle sue terre ed unisce, simbolicamente unisce, per estri, riferimenti e sottintesi, Mitteleuropa e Sicilia - persino Africa guarda un po'- nei suoi umori veraci e nella sua essenza, talmente lontani da qualsivoglia ghirighoro tecnico/clinico da realizzarne un fulgido esempio di rispetto della territorialità, qui trasposta senza filtri con selvaggia e libera forza.

Nella foto: Jan che riflette nelle vigne di Riparbella, io che scrivo.


21 marzo 2005

 

 

 

   

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