Il vino:

Fiano di Avellino DOCG Vigna della Congregazione 2002 - Villa Diamante

Sotto-zona/cru: Toppole - Montefredane (AV)

Data assaggi: Marzo 2005

Il commento:

Di un giallo lucido, tiepido e lunare - naturale la fluidità- il mio fiano è pervaso oggi da aromi salmastri e fumé, innervato da fragranze dolci di agrume, deliziato dal gelsomino, sferzato dai rintocchi di pietra focaia e menta. Sì, il carattere emerge a piene nari. E la bocca, ancor di più, si fa ineludibile: trascinante, espressiva, freschissima e rigorosa, assume un respiro profondo declinato con personalità e senza smancerie ad effetto in evidente scorza ed essenza, nitore e pulizia, naturalezza e consistenza di uva bella tramutata in vino. Il finale vibrante, tannico (ho detto tannico) e salino mi confonde, mentre al naso emergono - è tepore dei poggi assolati - fieno e ginestra su buffetti di mandorla. La confusione si fa beata.

Questo bicchiere complesso e sui generis, geniale e sregolato, riflessivo e lento in giovine età, desideroso di tempo per esprimersi al meglio, disegna con forza i contorni di un vino contadino, eclettico ed individuo, tratto da un vitigno affascinante forse non sempre interpretato come natura consentirebbe. Dalla Vigna della Congregazione hai invece un Fiano di razza che sta, imperdibile, nelle enoteche d'Italia ( quelle buone!) a 12-13 euro.

La chiosa:

Troppo lontana l'Irpinia dei ricordi miei. E' un ricordo verde scuro e piovigginoso, di strade in curva, a salire e scendere, e di silenzi. Tutt'intormo un intrico di valli e colline ripide la cui scoperta è rimasta per me una voglia inesplorata. E' ciò che resta della mia Irpinia di passaggio. Altri tempi, e pensieri. Vini come questo - nel meravigliarmi- mi rimproverano sugli sbagli compiuti per le soste non fatte e le attenzioni non perpetuate. Mantengo, non come vorrei, il ricordo di un poliedrico Antoine Gaita di qualche anno fa, intervistato dalla mia AcquaBuona: cercatore e sperimentatore, affascinato dalla terra e dalla naturalità, anima inquieta della allora sconosciuta Villa Diamante di Montefredane, capace di partorire vini stralunati e diversi, cangianti e orgogliosi, senza niente concedere alla ovvietà. A distanza di anni, e di bicchieri, posso dire due cose: che a Montefredane dimora uno dei vini più prestigiosi del nuovo Sud consapevole, e che lasciare l'Irpinia appesa a ricordi lontani è un errore da non ripetersi mai più.


16 aprile 2005

 

 

 

   

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